L’orfismo

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<< Uomini nati nel buio della vostra vita, simile alla stirpe caduca delle foglie, esseri fragili, impasto di fango, vane figure d’ombra, senza la guida delle ali, fugaci come il giorno, infelici mortali, uomini della razza dei sogni, date ascolto a noi: immortali e sempre viventi, creature del cielo, ignari di vecchiezza, esperti di indistruttibili pensieri >>.

Queste parole sono di Aristofane (450 a.C. circa), commediografo ateniese, che nella sua opera intitolata Uccelli introduce la teogonia orfica.

Le teogonie sono insiemi di miti che raccontano l’origine e la discendenza degli dei. Ci troviamo, quindi, in un tempo lontanissimo e in un ambito che precede la nascita della filosofia, in particolare l’orfismo è un movimento religioso che influenzerà i primi filosofi e anche Platone.

Dobbiamo deporre la ragione, i sofismi, i distinguo e lasciare che un racconto bello e triste ci trascini, è quello di Orfeo da cui nacque l’orfismo.

Orfeo suonava la cetra meravigliosamente e scese nell’oltretomba per cercare l’amata Euridice, morta per il morso di un serpente. Orfeo suonò così dolcemente da incantare le potenze dell’Ade che intenerite fecero tornare Euridice tra i vivi, a condizione però, che Orfeo non la guardasse finché non fossero giunti a casa. Durante il cammino, Euridice lo chiamò, Orfeo, preso dal desiderio di vedere l’amata, si voltò e l’amata fu persa per sempre.

Disperato, tornò tra i vivi ma non volle altre donne, per questo fu fatto a pezzi da donne che erano state da lui rifiutate o, secondo altre varianti, dalle Baccanti o fulminato da Zeus.

Orfeo era sceso nell’oltretomba, conosceva il canto sacro e le storie segrete degli dei, per questi motivi diventò un oggetto di venerazione e l’orfismo può essere considerata la prima forma di religiosità occidentale.

La morte avvenuta per mano delle Baccanti rimanda all’ambiente dionisiaco, con le sue danze sfrenate, la violenza ritenuta sacra e consumata come un rituale.

L’orfismo porta con sé elementi sconosciuti ai Greci di epoche precedenti ed è quindi stato ritenuto un elemento che ha contribuito a fondare un nuovo schema di civiltà.

La spiritualità orfica ritiene che l’uomo non sia solo corpo ma anche anima e che questa viva nel corpo come una prigione di cui si libererà con la morte; allora l’anima potrà raggiungere la divinità.

La concezione dualistica dell’uomo è l’elemento di novità che troviamo nell’orfismo. Corpo e anima sono in competizione, la parte più autentica dell’uomo è l’anima per cui egli è più vicini agli dei quando dorme o sta per morire in quanto non ha più il controllo sul corpo e questo allenta il condizionamento sull’anima.

Che l’orfismo credesse nell’immortalità dell’anima risulta anche dalle scritte su laminette auree trovate a Turi in cui si legge bene l’idea che l’anima abbia in sé qualcosa di divino.

<< Vengo dai puri, pura regina di sotterra, Eucle, Eubuleo e altri dei immortali, poiché mi vanto anch’io di essere della vostra stirpe beata, ma mi sconfisse la Moira e gli altri dei immortali, e il fulmine che sfavilla dagli astri. Dal ciclo di affanni pesanti e pene volai via, e alla corona bramata ascesi con rapidi piedi, m’immersi giù nel seno della signora regina degli inferi, e alla corona bramata ascesi con rapidi piedi.

“O felice e beato, sarai dio, anziché un mortale!” >>

Dopo la morte l’anima vivrà libera e felice per l’eternità. L’orfismo era anche un sistema di vita in cui troviamo il rifiuto della violenza, la dieta vegetariana e l’opposizione dichiarata al sacrificio animale e al consumo delle carni.

La tradizione che riteneva che Orfeo fosse stato ucciso dalle Baccanti avvicina l’orfismo alla “metempsicosi”, cioè la trasmigrazione delle anime. Si diceva infatti che Dioniso, figlio di Zeus, fosse stato ucciso dai Titani. Zeus fulminò i Titani e li fece piombare nel Tartaro, dalle loro ceneri nacquero gli uomini, mentre fece rinascere Dioniso.

In questo modo viene messa in evidenza la duplice natura dell’uomo ma anche la sua tendenza al bene e al male; la parte titanica costituisce il corpo, quella dionisiaca l’anima che tenta di uscire dal corpo per essere libera. Una vita non basta per liberarsi delle colpe e del male compiuto, bisogna morire e rinascere più volte, fino a quando l’uomo non sarà purificato e liberato dagli errori.

Il pensiero greco e la nascente filosofia accoglierà l’orfismo che ritroviamo in Pitagora, in Eraclito e in Empedocle, filosofi che vissero tra il VI e il V sec. a. C. Troveremo l’orfismo anche in Platone e tra i suoi seguaci più tardi.

Pitagora riprende la teoria della metempsicosi ritiene però che la purificazione dell’uomo avvenga attraverso la conoscenza del numero e della scienza che da esso deriva e non dai miti misterici degli orfici. La scienza nascente aveva qualcosa di misterioso e di   conosciuto solo agli iniziati e nello stesso tempo cambiava e migliorava la vita.

Eraclito prende dall’orfismo l’infinità dell’anima e il suo modo di scrivere e insegnare ha un che di oracolare ma è il primo che introduce il logos, la ragione che governa il mondo e apre ad una nuova riflessione morale in cui la felicità si pone ben al di sopra del soddisfacimento dei piaceri del corpo.

Empedocle, conosciuto soprattutto per il Poema fisico, scrisse anche un Poema lustrale in cui sostiene la concezione orfica e dice di sentirsi anche lui bandito dall’Olimpo e gettato in un corpo << esule dagli dei ed errante per aver confidato nella folle contesa >>.

Anche Platone, che costruì un imponente sistema filosofico, trovò nell’orfismo elementi per definire l’anima che per lui è immortale e con tre prove cercò di dimostrarlo, crede anche nella trasmigrazione delle anime e nel bisogno dell’anima di purificarsi prima di salire nel mondo delle idee.

Un’antica forma di religiosità alimentò quindi la prima filosofia e rimase viva nel pensiero per molto tempo.

Così si formano pensieri, convinzioni, concezioni della vita, è un continuo aggiungere il nuovo per progredire e conservare l’antico per avere basi, fondamenta su cui poggiare l’esistente e il presente. Non tutti hanno le stesse credenze di base e non tutti hanno tratto le stesse conseguenze da un base comune generando così molte e diverse convinzioni.

Questo è il nostro mondo, ragione e fantasia, intelligenza e immaginazione, vittorie e sconfitte, guerra e pace…

Amo questo mondo imperfetto, la ragione che non sempre è sufficiente a risolvere i problemi, gli imprevisti che piegano o fanno trovare soluzioni, il caos colorato che è la vita.

Gabriella Colistra

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Pensieri in libertà

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