Il sonno di Dio

201448

Di recente sono stato a Roma e una sera, passeggiando per Via Del Corso, ho incontrato Pier Francesco, un mio vecchio amico.

Devo dire che sulle prime non lo avevo riconosciuto, tanto appariva diverso, invecchiato e sofferente.

Poi mi ha chiamato e dall’inconfondibile tono di voce, dalla sua cadenza “romanesca”, l’ho riconosciuto.

Baci, abbracci (per modo di dire e comunque “mascherati”) e poi una cioccolata calda da Giolitti.

È bastato poco per capire…neanche mezza tazza di cioccolata: Pier Francesco non sta bene ma non solo lui.

Padre morto per covid, separato e il suo unico figlio – maschio – con seri disagi psichici.

Unica superstite del suo passato, la madre anziana che ormai ha bisogno di tante cure, cosa che lui fa con grande generosità anche sforzandosi “di farla ridere” per “alleggerirle il peso della vecchiaia”.

Ci siamo lasciati dopo circa 20 minuti di parole…le sue.

Io non ho detto nulla. L’ho ascoltato in silenzio e laddove potevo, ho cercato di consolarlo.

Dopo questo incontro, sono andato subito alla fermata del 61 … per tornare a casa, attraversando una Roma piena di plastica e rifiuti di ogni genere sparsi per terra

Non mi andava di passeggiare e mentre aspettavo mi sono chiesto se Dio, in questi tempi, si è addormentato…o forse è proprio morto!

Ho anche pensato che da piccolo “mi hanno riempito la testa” di miracoli, morti resuscitati, acque che si aprono, profumo di violette all’improvviso, pani, pesci e acqua che diventa vino, Madonne che piangono…preferisco il Paradiso, come diceva un “tale prete” anch’esso poi diventato Santo.

Già i miracoli…evento straordinario che avviene al di fuori delle leggi di natura o nel quale le leggi naturali appaiono sospese, per intervento soprannaturale o divino.

Io sono cresciuto affascinato da questi eventi anche se ai miracoli c’è chi ci crede e chi no.

Nel “nostro” mondo, nel “mio” mondo, nell’occidente cristiano, la maggioranza delle persone più o meno ci crede. Giusto o sbagliato che sia, sono i più a pensare possibile, a “sentire” possibile che Gesù, la Madonna o uno dei molti Santi, realizzano interventi prodigiosi e non spiegabili con le “normali leggi della natura”, quelle che governano “le scienze umane”.

Ma non siamo solo noi cristiani a “poter godere di questi benefici”.

Nell’ebraismo, il miracolo è un segno dell’onnipotenza di Dio e della sua benevolenza nei confronti del popolo eletto, particolarmente frequente nei giorni dell’esodo dall’Egitto.

Anche nell’islamismo esistono i miracoli, considerati segni dell’onnipotenza di Dio.

Nell’Antico Testamento sono registrati numerosi eventi considerati miracolosi. Due di questi, in particolare, cioè l’uscita dall’Egitto e la divisione delle acque del Mar Rosso, sono divenuti simboli di tutte le liberazioni avvenute nella storia per opera divina e tema di un’ampia letteratura ebraica.

In Iran una commissione, in tutto simile a quelle vaticane, vaglia ciò che accade a seguito della devozione nella moschea sciita di Jamkaran. «A una giovane donna era stato diagnosticato un tumore maligno alle ossa oramai metastatizzato… I medici curanti le avevano dato pochi mesi di vita…».

Pellegrinaggio alla moschea e la notte successiva le appare in sogno una figura che le indica un versetto del Corano.

Il mattino dopo la donna non sentiva dolori…tutte le analisi mostrarono che non vi era più neoplasia.

Tutto documentato; una storia quella di Jamkaran e del Corano, identica a quelle di Lourdes e Vangelo.

Miracoli anche della devozione quotidiana: il sangue di San Gennaro si scioglie, il corpo di Santa Rita non si decompone… e alla stessa stregua  statue con sembianze di elefante del dio indiano Ganesh bevono il latte loro offerto…già.

Giovedì 21 settembre 1995, il mondo intero apprese che delle statue indù “bevevano” del latte.

Mai prima d’ora simili miracoli si sono verificati simultaneamente e su scala tanto vasta. Televisioni, radio e stampa si sono occupati di questo straordinario fenomeno; giornalisti scettici hanno addirittura offerto personalmente il latte agli dei per poi costatare umilmente che il latte spariva veramente.

Tutto iniziò, all’alba, in un tempio alla periferia di Delhi, in India, allorché il latte offerto ad una statua di Ganesh scomparve, come se niente fosse.

La notizia si diffuse velocemente attraverso tutto il paese e, in poco tempo, migliaia di persone si misero a offrire del latte agli Dei, costatando stupefatti che esso spariva.

Milioni di persone affermarono che anche le piccole statue collocate in casa “bevevano” il latte offerto.

Anche i più cinici manifestarono il loro stupore.

Secondo Suzanne Goldenberg, giornalista attiva a Delhi: “All’interno del santuario oscuro, la gente porgeva coppe in acciaio inossidabile o ciotole in terra cotta alla statua a cinque teste di Shiva, il distruttore del male, e al suo compagno, il serpente, e osservava il livello del latte che si abbassava. Visto l’entusiasmo, alcuni fedeli “sovralimentavano” in modo evidente l’idolo, ma il pavimento rimaneva pulito e ben asciutto”.

L’India intera si ritrovò in un comprensibile scompiglio; il Governo rimase paralizzato per più ore, come pure le borse di Bombay e New Delhi, mentre milioni di cittadini – in casa o al tempio – offrivano del latte ai loro Dei.

Un prete di Delhi dichiarò che più di 5.000 persone erano entrate nel suo tempio: “Abbiamo avuto il nostro da fare per arginare la folla”.

Una casalinga di Delhi che per due ore aveva atteso di poter fare la sua offerta alla statua in marmo bianco di Ganesh affermò: “L’Era del male sta terminando e forse gli dei sono qui per aiutarci”…beh visto cosa è successo e sta succedendo una “ventina di anni dopo”…

Intanto era arrivato il 61.

Sono salito e in fondo stava un signore con un cappello nero, un ebreo, mentre poco più avanti un sacerdote.

E mi sono chiesto.

Ma Dio, dovunque sia e comunque si chiami, uno o tanti, vecchio con la barba o a forma di elefante,…si è addormentato?

Virus, genitori morti senza guardare un figlio negli occhi, inquinamento, ingiustizie, guerre, deficienti che decapitano uomini, donne bastonate, aerei schiantati contro grattacieli, bambini soli che fuggono dalla Ucraina e, a circa 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa (l’8 maggio 2020 è stato l’anniversario del Victory In Europe Day), in tutto il mondo decine di conflitti armati continuano a mietere vittime:

Aceh
Aceh è una provincia autonoma dell’Indonesia, situata nell’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra. Dal 1976 è teatro di una guerra tra i ribelli del Movimento Aceh Libero (GAM) e l’esercito indonesiano.

Afghanistan
Osama Bin Laden è stato giudicato il responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001 contro le Twin Towers ed il Pentagono. La reazione degli USA i dei loro alleati è stata di abbattere il regime del Mullah Omar e dei Talebani, accusati di nascondere Bin Laden. Poi, come se niente fosse, i Talebani sono tornati a Kabul.

Algeria
Intorno alla seconda metà degli anni ’90 sanguinose stragi commesse dagli estremisti islamici si contrapponevano a violente controffensive da parte dell’esercito governativo. Dopo 100.000 morti (150.000 secondo bilanci indipendenti) la guerra non è ancora conclusa.

Burundi
L’ultimo decennio di guerra tra le due maggiori componenti etniche del Burundi, i Tutsi e gli Hutu, iniziato nel 1993, ha provocato almeno 300.000 morti ed un milione di sfollati.

Brasile 
È attualmente in corso una vera e propria guerra tra i cartelli della droga e il governo. Nell’ultimo anno le vittime del conflitto sono state più di 5mila.

Colombia
Da quasi quarant’anni la Colombia è sconvolta da una sanguinosa guerra civile tra governo, paramilitari e gruppi ribelli di estrema sinistra. All’origine di questo conflitto (300.000 morti) vi è una enorme disparità sociale tra classi dirigenti e popolazione. Un’altra parte in gioco, in una situazione già complessa, sono i potenti cartelli della droga.

Congo R.D.
Una “Guerra Mondiale Africana”, come è stata definita, che vede combattersi sul territorio congolese gli eserciti regolari di ben sei Paesi per una ragione molto semplice: il controllo dei ricchi giacimenti di diamanti, oro e coltan del Congo orientale.

Costa d’Avorio
La Costa d’Avorio, ex colonia francese, conquistò l’indipendenza il 7 agosto 1960 e il 27 novembre dello stesso anno venne eletto presidente Felix Huophouet-Boigny, che governò lo stato africano per sette mandati consecutivi rimanendo in carica sino alla sua morte nel dicembre 1993. Dopo un decennio di guerra civile nel 2003 sono stati firmati accordi di pace, ma la situazione è rimasta instabile, nonostante le prime elezioni libere del 2010.

Egitto
Nella penisola del Sinai, da alcuni anni a questa parte il governo egiziano si è spesso scontrato con gruppi di fondamentalisti islamici armati.

Eritrea-Etiopia
Dopo una guerra trentennale (1962-1991), l’Eritrea ottiene finalmente la propria indipendenza dall’Etiopia nel 1993. Senza però stabilire confini chiari e definitivi. Dopo un rapido deterioramento dei rapporti tra i due Paesi, nel 1998 le truppe di Asmara decidono di varcare il confine, dando inizio a una guerra a tutto campo. ,

Filippine
Dal 1971 i musulmani di Mindanao hanno iniziato una lotta armata per l’indipendenza dell’isola.

Yemen
La situazione politica dello Yemen, attualmente il Paese più povero del mondo, è molto complessa. Da una parte, vi è un conflitto  tra i ribelli sciiti Houthi e il governo di Abed Rabbo Mansour Hadi, appoggiato dall’Occidente. Ciò ha prodotto l’intervento nel Paese dell’Arabia Saudita (sunnita) che una vittoria dei ribelli possa portare a un rafforzamento della minoranza sciita nel territorio saudita. Vi è poi un secondo conflitto, quello tra i terroristi di al-Quaeda, che nello Yemen hanno la cellula più potente (AQAP), e il governo yemenita, sostenuto dagli Stati Uniti.

Iraq
La crisi riguardo l’orientamento politico del paese è degenerato in una guerra tra l’opposizione e il governo.

Israele-Palestina
Un lungo conflitto, che affonda le sue radici nel dopoguerra, il 14 maggio del 1948, quando Ben Gurion dichiarò l’indipendenza di Israele, dopo la decisione delle Nazioni Unite di dividere la Palestina di uno Stato arabo e in uno Stato ebraico. Dopo oltre mezzo secolo di guerre e di patti storici, di atti terroristici e di speranze di pace andate in fumo, il sogno di “due popoli due Stati” resta purtroppo ancora un’utopia.

Libia
Nell’era “post Gheddafi”, è scoppiata una terribile guerra civile tra due coalizioni. Poco dopo è intervenuto anche lo Stato Islamico.

Kashmir
La rivolta del Kashmir, ancora in pieno svolgimento nonostante le incoraggianti iniziative di pace, è iniziata nel 1989 ed ha sempre rappresentato una guerra per procura tra i due colossi asiatici Pakistan e India (che dispongono anche di testate atomiche).

Kurdistan
È più di mezzo secolo che i Kurdi distribuiti tra Turchia, Iraq e Iran auspicano la nascita di uno stato kurdo. Nemmeno l’arresto di Ocalan, leader del PKK Partito dei lavoratori curdi fondato nel 1973 su forte ispirazione marxista, ha interrotto i conflitti ulteriormente aggravati dal conflitto in Iraq.

Nepal
I guerriglieri maoisti del Nepal sono in lotta contro la monarchia costituzionale del Re Gyanendra (creduto l’incarnazione del Dio Visnhu) dal 1996.

Nigeria
La Nigeria è divisa in oltre 250 gruppi etnici-linguistici diversi. Le religioni principali sono il Cattolicesimo e l’Islam, ma anche molte religioni tradizionali dell’Africa. Queste differenze religiose sono alla base dei conflitti sviluppatisi in questo paese. Negli ultimi anni le violenze più grandi provengono dal gruppo terroristico Boko Haram.

Repubblica Centrafricana
Dal 25 ottobre 2002 la Repubblica Centrafricana è stata dilaniata da una guerra civile che oppone i ribelli di François Bozizé, ex-capo delle forze armate, al presidente Félix Patassé, morto nel 2011. La guerra civile continua anche dopo la morte del leader.

Siria
Dal 2011 la Siria è dilaniata da una guerra civile, iniziata con l’obiettivo di ottenere le dimissioni del presidente Bashar al-Assad. A questo conflitto si è aggiunta la presenza e l’attività dello Stato Islamico.

Somalia
Dopo l’uscita di scena del presidente Siad Barre nel 1991, è iniziata una violentissima guerra di potere tra i vari clan del Paese, guidati dai cosiddetti “signori della guerra”. Una spirale di violenze che, fino ad oggi, ha provocato quasi mezzo milione di morti.

Sudan
La guerra civile in Sudan è in corso ormai da 20 anni. Nel Darfur, un’area grande quasi due volte l’Italia, è in corso un violentissimo conflitto fra gruppi armati locali e milizie filo-governative. Attualmente nel Darfur muoiono circa 10.000 persone al mese.

Uganda
Una guerra civile che prosegue da più di 20 anni e che ha provocato una grave crisi economica. L’LRA è la forza ribelle che terrorizza le province del nord dell’Uganda fin dal 1987, abitate dagli Acholi, ai confini con il Sudan. Ed è proprio in Sudan che gli Olum (“erba” così vengono chiamati in lingua Acholi) hanno le loro basi e da lì partono molti dei loro attacchi.

Ucraina
Dal 2014 la situazione ucraina si è complicata a causa di una rivoluzione violenta che vede contrapposti alcuni gruppi separatisti filo russi al governo in carica. La Russia è uno degli attori principali del conflitto. A oggi sono morte 13mila persone. Nel febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina…e da circa un mese si combatte…

E poi ci stanno i morti per mafia, poliziotti uccisi, figli di boss sciolti nell’acido,… e il figlio di Pier Francesco.

Un ragazzo stupendo adesso chiuso in camera pieno di paure e disagi.

Ricordo pure una ragazza conosciuta durante un ricovero al Gemelli di mia mamma…morta a 34 anni dopo aver combattuto per una vita intera contro un maledetto cancro che si ostinava a tornare nonostante le mille operazioni fatte per cacciarlo via…ha vinto lui!

E ho pensato…ma perché bere latte? Che vuol dire? Ma perché lacrimare? Che vuol dire?

Come dice Pier Francesco “non mi serve un Dio che appare e scompare, un Dio che dorme e che ogni tanto si sveglia e fa vedere “segni” o miracolando solo quel tizio e tutti gli altri no…faccio da solo e mi fermo dove arrivo…“.

Ma Dio dorme o è proprio morto?

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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