Auguri a quei figli che ancora hanno un padre da festeggiare

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La festa del papà si festeggia il 19 marzo in ricordo di San Giuseppe, figura della religione cattolica. Oggi è la festa del papà 2024!

La data in cui si festeggia la figura paterna, alquanto variabile da Paese a Paese, è stata scelta per celebrare l’importanza del ruolo del padre e della paternità nella famiglia e nella società e dell’influenza sociale dei padri…in tempi, peraltro, molto “liquidi”.

Nella Svizzera italiana è elevata a festività a tutti gli effetti mentre in Italia la legge 5 marzo 1977, n. 54, ne ha abrogato il riconoscimento agli effetti civili.

Anche in Germania la Festa del Papà è un giorno festivo e coincide con la festività  dell’Ascensione.

Fu la signora Sonora Smart Dodd la prima persona a sollecitare l’ufficializzazione di una festa dedicata ai padri; ispirata da un sermone ascoltato in chiesa durante la festa della mamma del 1909, ella organizzò la festa per la prima volta il 19 giugno del 1910 a Spokane.

Sonora Smart Dodd volle dedicare questa data al padre che aveva cresciuto da solo i suoi sei figli dopo che la moglie era morta dando alla luce il loro ultimo figlio.

Il 19 giugno 1910, la Festa del Papà fu festeggiata per la prima volta nello stato di Washington e la sua popolarità aumentò sempre più negli Stati Uniti negli anni successivi.

Solo nel 1966, la terza Domenica di giugno venne riconosciuta come la Festa del Papà a livello nazionale e poi dichiarata ufficialmente tale nel 1972.

In Corea del Sud, la Festa del Papà e dalla Mamma è stata sostituita dalla “Festa dei Genitori”, ma non è considerata come giorno festivo.

La Festa dei Genitori viene celebrata in famiglia con festeggiamenti a livello nazionale e non serve solo ad onorare i genitori, ma anche ad affermare il proprio rispetto per loro e per i concittadini più anziani: un valore importantissimo nella cultura sudcoreana.

In Italia, la festa del papà cade il 19 marzo perché, secondo la credenza, è il giorno in cui morì San Giuseppe, padre putativo di Gesù.

Il culto di San Giuseppe era già praticato in Italia dall’Alto Medioevo.

Fu Papa Sisto IV a inserire la festività nel calendario romano, nel 1479. Mentre nel 1871, considerando San Giuseppe una figura paterna positiva (incarna infatti la figura di papà buono, modello di vigilanza e provvidenza), la Chiesa Cattolica lo proclamò protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa Universale.

Per questo motivo, nei Paesi di fede cattolica, la festa del papà è il 19 marzo.

La figura del padre è stata sempre stata accompagnata da un’aurea “quasi magica”: forza e potere erano – storicamente – le sue caratteristiche peculiari.

Il papà era forte, potente, capace di risolvere i problemi, di aggiustare tutto, di alzarti in alto ma così in alto da farti venire le vertigini.

Oggi questi poteri sono più spenti e i “padri moderni” sono sicuramente (a mio avviso erroneamente) “amici più presenti” rispetto a un tempo e, cosa invece buona e giusta, più coinvolti nella crescita dei figli.

Forse troppo?

Mi chiedo infatti se sia proprio questa la preziosità della nuova famiglia contemporanea: una maggior disponibilità al dialogo, la convinzione che tutti in famiglia hanno diritto ad un “posto a tavola” e che ogni persona ha qualcosa di originale e prezioso da offrire alla comunità familiare, oggigiorno anche indipendentemente dal sesso.

I padri e le madri di oggi sono sicuramente più disponibili ed in grado di offrire  possibilità ai figli di creare la propria vita ma molti figli di oggi alla fine non acquisiscono la giusta esperienza e finiscono per fraintendere questa disponibilità genitotale in modi non costruttivi.  

Charmet ha sottolineato un particolare valore dei padri di oggi che al posto di imporre, devono  essere “traduttori delle cose della vita”: “il genitore autoritario di una volta inseriva a forza, dentro la mente del figlio, informazioni e principi; quello nuovo li trasporta fuori e aiuta ad afferrare il significato dei messaggi e dei valori in arrivo dalla società circostante. Tollerante e aperto al dialogo, punta a presentare al figlio la complessità sociale e a insegnargli a decodificarla attribuendole un senso affettivo prima ancora che etico”.

Un buon genitore è chi sa di non avere una risposta e un rimedio per tutto, consapevole di poter sbagliare ma convinto di riuscire a rispettare la diversità soggettiva del figlio e di ciascun membro della propria famiglia…mi chiedo se un figlio questo sia in grado di capirlo…

E mi chiedo anche se i figli di oggi, nella loro “onnipotenza adolescenziale”,  siano in grado di accettare “l’umanità” di un genitore oppure di vedere in esso sempre un errore, un essere soffocante e da contraddire se non addirittura da escludere “al grido di mamma che ansia”!!!

Già da qualche decennio si è assistito a un rivoluzionario cambiamento per la figura del padre che, nell’immaginario classico, è sempre stata la parte più fredda e distante. Una figura quindi per lo più assente nel percorso di sviluppo in cui il suo ruolo educativo si concentrava soprattutto nel dare comandi e punizioni.

I bambini avevano timore del padre, le sue sgridate provocavano sensi di colpa e conseguentemente un’importante lontananza affettiva.

Diremmo quindi che “il padre all’antica” era colui che imponeva regole, manteneva la famiglia ed aveva patria potestà su tutti i membri, prendendo decisioni sia formative che relazionali, senza lasciarsi andare a emozioni e sentimenti…sbagliato?

Oggi questo ruolo è decisamente cambiato, modificandosi insieme alla società e ai nuovi modelli che questa si porta con sé. Il padre non è più autoritario: oggi la figura vincente è quella del padre complementare, che si confronta con la madre (o con “chi ne fa le veci”), accompagna il figlio nella crescita ed è anche capace di dire di “no”ammesso che i figli poi quel no lo capiscano e lo rispettino!

Se diventare padre è piuttosto facile, farlo bene è tutt’altra cosa.

Non esiste il manuale del genitore perfetto così come non esiste alcuna formula magica… e quindi come si può diventare un buon padre?

A mio avviso è davvero banale se e solo quando esiste una condizione fondamentale di base: l’amore.

La famiglia è un sistema di rapporti che si regge sull’amore e – elemento indispensabile – sulla esplicita manifestazione di esso.

Non l’amore presupposto, ma quello reale, effettivo, visibile, dimostrato con parole, gesti, attenzioni, sguardi, silenzi… Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare.  Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione dimostrata giorno per giorno, danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura.

E l’amore – ripeto e sottolineo – si dimostra con gesti, parole, silenzi, rispetto, anche con la presenza…a volte con l’assenza.

Esistono ricerche che hanno riscontrato da un lato un nesso tra l’assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l’aggressività…e dall’altro che a volte la presenza rischia di essere interpretata da un figlio come ansiogena, soffocante…e di diventare essa stessa fonte di rabbia e addirittura violenza.

Un buon padre fornisce abbracci, coccole e carezze?

Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. Una presenza che significa “tu sei il primo interesse della mia vita”. Anche le carezze verbali positive sono importanti per l’autostima: un “ti voglio bene”, reciproco…è importante per tutti…specie per un padre!

Per me un padre dimostra il suo amore con un “qualunque cosa capiti, sono qui per te!”.

Un papà deve essere sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i loro punti deboli, a sostenerli…anche in silenzio, facendo apparire tutto naturale e magari casuale…

Un papà deve essere il miglior passaporto per il “mondo di fuori”.

Il punto sul quale influisce fortemente il padre è, infatti, la capacità di dominio della realtà, l’attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio: il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita…checché se ne dica…oltre ogni infantile ribellione.

E poi un padre perdona…la capacità di perdonare del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio…da quei figli capaci di rendersene conto.

Un bravo papà per educare sa anche non perdonare se un figlio sbaglia, se un figlio si comporta male, offende…manca di rispetto.

Può succedere che a volte scappino parole pesanti in attimi di disperazione, capaci subito dopo di spezzare il cuore per il solo fatto di averle pronunciate. Nessuno è immune dall’errore durante la crescita e il rapporto coi figli … nonostante il “troppo amore”.

Già e per “troppo amore” in alcune situazioni l’assenza del padre diventa il modo migliore per educare i figli perché la vita prima o poi “presenterà loro il conto”.

Ogni figlio ha il diritto ad avere il suo papà ed ogni papà ha diritto all’amore e al rispetto dei figli…e comunque la risposta è sì…si può essere un buon figlio pur non avendo un buon padre e si può essere un buon padre pur non avendo “figli buoni”.

Essere trascurati o, peggio, offesi, abbandonati, è una ferita che nel cuore di un padre NON si rimargina MAI…buon 19 marzo 2024 a chi ha la fortuna di avere ancora un padre da amare, rispettare e quindi festeggiare davvero con amore e sincerità!

Clicca il link qui sotto per leggere un mio articolo precedente:

Il sonno di Dio

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