Non siete miei fratelli…

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A mio avviso uno dei problemi principali della nostra epoca è l’incapacità di entrare nel profondo dei significati.

La gente parla di guerra, di terrorismo, di odio, di sentimenti, di rispetto della vita umana…e si litiga facilmente perché “manca un codice comune” di interpretazione.

Quanti, infatti, sono in grado di “approfondire” da un lato e di “applicare” alla varietà del genere umano dall’altro, il significato più profondo di tali termini?

Parliamo ad esempio di sentimenti e partiamo dal presupposto che “esista un solo significato”, direi oggettivo, per questo termine perché non voglio credere che per un eschimese il termine amicizia possa avere un significato differente rispetto ad un coreano.

Ciò che cambia, a mio avviso, è solo il modo di manifestare.

Oggi a Messa riflettevo su una delle grandi rivoluzioni sociali prodotte dal cristianesimo.

Prima tanti dèi, spesso anche rabbiosi, battaglieri, incazzosi…

Dèi cornuti ed anche mezzi dèi nati dalla unione del divino con la “bellezza umana” di turno.

Ovvio che il “genere umano” era “divinamente autorizzato” a fare cose simili…

Poi arriva Cristo e dice che Dio è uno solo…nasce il monoteismo e tutto diventa più facile.

Se Dio è uno, occorre seguire i suoi precetti, i suoi comandamenti e non esiste più  la possibilità di scegliere “la religione“ del Dio che più mi fa comodo.

E ancora se Dio è uno, unica è anche la sua manifestazione umana per cui se Dio è amore, occorre amare per essere come Dio…a parte la questione del libero arbitrio…

Anche qui sorge il giustificato sospetto che “il libero arbitrio” possa essere un alibi per “le assenze di Dio” da talune questioni – piccole e grandi – di questo Mondo…

In ogni caso torniamo ai sentimenti.

A mio avviso ciò che deve diventare quasi quasi materia di insegnamento scolastico, è “come i sentimenti vanno manifestati”.

Ama il prossimo tuo come te stesso” se ci pensate vuol dire tutto e niente se qualcuno poi non insegna come farlo da un lato e come capirlo dall’altro.

Educare a come manifestare un sentimento è cosa fondamentale e questo sia in casa che fra Stati.

A quanti di voi in famiglia è capitato di litigare perché qualcuno si aspettava da voi cose che – incolpevolmente – avete trascurato semplicemente perché non ci avete fatto caso e che se quel qualcuno vi avesse chiesto, avreste fatto e magari pure volentieri?

E a quanti di voi è capitato di fare un regalo che poi chi lo ha ricevuto lo ha messo da parte magari riposto nella sua scatolina senza mai tirarlo fuori?

Nel primo caso bastava chiedere.

Nel secondo caso bastava dire che pur apprezzando il gesto, quel portafogli rosa con sfumature fuxia era un tantino appariscente…

In entrambi i casi ognuno avrebbe manifestato i propri sentimenti in modo spontaneo e sincero col massimo vantaggio per un rapporto così diventato più maturo.

Per passare a cose “più grandi”, non si può non tirare in ballo la responsabilità di questi media.

Quando danno cattive notizie, quando parlano di femminicidi, di bombardamenti in Ucraina piuttosto che nella striscia di Gaza, di bimbi decapitati nelle culle, di simil-preti in tuniche nere che invitano a lapidare donne, … lasciano trasparire una inquietante superficialità e “sensazionalismo da cronaca nera” dato che hanno solo tre minuti per fare notizia e ascolti.

Purtroppo non bastano tre minuti per raccontare anche solo “il nucleo fondamentale” della questione palestinese…quindi perché non dare solo la notizia “nuda e cruda” invitando esplicitamente gli ascoltatori  ad altri appuntamenti TV per comprendere come mai Israele abbia vita così difficile e come mai la sua nascita abbia reso così difficile la vita di coloro che sono stati cacciati dalle proprie case per far posto allo Stato Ebraico?

E ritorniamo anche in questo caso “al modus” di manifestare un sentimento.

Israele è stato aggredito da terroristi di Hamas.

La prima domanda sorge spontanea.

Se Israele ha ormai relazioni diplomatiche consolidate con quasi 160 Paesi nel Mondo, compresi stati arabi come Egitto e Giordania, questi di Hamas perché “manifestano” un sentimento di ostilità verso Israele e lo fanno in questo modo?

Si tratta di ostilità originata dall’espropriazione delle terre o di puro e semplice terrorismo?

E se il problema vero rimane ancora quello legato ai territori espropriati ai palestinesi, era il caso di manifestare con violenza mediante un attacco diretto verso neonati in culla e quei ragazzi che stavano festeggiando durante un rave nel deserto?

Altri modi?

Ed ora Israele, che di fatto sta radendo al suolo la striscia di Gaza fra le proteste e i pericoli di una escalation internazionale, non poteva utilizzare altri sistemi più mirati?

La questione fondamentale, sia per dichiarare il proprio amore ad una bella ragazza, sia per risolvere le liti condominiali, sia per evitare guerre e morti innocenti, rimane sempre la scelta della modalità con cui manifestare i propri sentimenti, belli o brutti che siano.

E se Dio è unico, a prescindere dal nome che ognuno gli dà, allora l’unico modo di convivere è seguire i suoi insegnamenti spontaneamente e sinceramente, non scegliendo modi traversi e magari pure dirompenti…paraventi per altre finalità!

Un mio caro amico mussulmano di Roma ogni volta che lo incontro mi chiama “fratello”, a Pasqua e Natale mi fa gli auguri – ed io lo stesso alle sue ricorrenze – ed è il primo a condannare esplicitamente come taluni suoi “correligiosi” si comportano perché, lui dice, la mia religione non insegna questo e se loro fanno questo, non sono fratelli mei.

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Il sonno di Dio

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