Sulle donne

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Non è stato facile per le donne affermarsi nel corso della storia visti i pregiudizi che fin dall’antichità sono pesati sulla sua persona.

Nella filosofia greca, troviamo un’apertura nei confronti delle donne in Platone. Egli nella Repubblica sostiene che questa abbia le stesse caratteristiche e doti dell’uomo, solo fisicamente sia più debole ma questo non mette in discussione il fatto che per altri aspetti sia simile all’uomo, pertanto riceverà la stessa educazione e potrà partecipare alla vita pubblica.

<< Non c’è alcuna funzione che sia riservata alla donna in quanto donna, o all’uomo in quanto uomo, ma fra i due sessi la natura ha distribuito equamente le attitudini, cosicché la donna, appunto per la sua natura, può svolgere tutti gli stessi compiti che svolge l’uomo, solo che in ciascuno di questi essa si rivela meno forte dell’uomo>> Repubblica, V 475c

Nelle Leggi, dove Platone parla della famiglia, la donna viene, però, ridimensionata e condotta ad una situazione di inferiorità naturale e di esclusione dalle cariche pubbliche.

Aristotele porrà la donna in una condizione di inferiorità, introdurrà la disuguaglianza dei sessi e sosterrà la superiorità dell’uomo anche nella riproduzione.

<< Il maschio è portatore del principio del mutamento e della generazione, la femmina di quello della materia>>. Maschio e femmina poi, possiedono diverse facoltà: <<il primo è “attivo” in quanto atto a generare nell’altro, la seconda è “passiva” in quanto è quella che genera in sé stessa e dalla quale si forma il generato che stava nel genitore >>.

Detto in altre parole, Aristotele considera la donna come “materia” e l’uomo come “forma”. La forma è migliore e più divina della materia che non muta, viene solo plasmata, modellata.

Questa differenza si nota anche in ambito sociale e familiare. L’uomo, secondo il filosofo, è portato per natura al comando ed essendo superiore alla donna, sia moralmente che intellettivamente, ritiene di doverla sottomettere.

Per Aristotele, quindi, quella della donna è una inferiorità biologica e il rapporto uomo – donna è ricondotto al rapporto forma – materia, tema centrale della sua filosofia.

L’inferiorità femminile viene ribadita nelle Sacre Scritture; la sottomissione della donna veniva confermata dal racconto biblico della creazione secondo cui il corpo femminile era stato creato da quello dell’uomo per essergli d’aiuto a generare una discendenza.

Per l’inferiorità della loro condizione che le rende incapaci di gestirsi da sole, le donne hanno bisogno di essere custodite. Fiorisce una serie di dettami e consigli per frenare l’irrequietezza dell’animo femminile, quindi, reprimere sorvegliare, rinchiudere, talvolta  anche proteggere, curare ma sono sempre altri a decidere come debba essere una donna.

Forse per questo, molte donne decidono di allontanarsi dalle lusinghe del mondo e dai desideri del corpo preferendo rinchiudersi in convento dove le aspetta una vita solitaria e di rinunce ma piena di quiete, silenzio e maggiore autonomia. Donne, comunque che scompaiono dal mondo.

Per chi rimane fuori è la solita vita di controlli e subordinazione; una cosa non viene proprio accettata: che le donne si trucchino e cerchino di migliorare il proprio aspetto.  La donna che si imbelletta e indossa abiti eleganti è considerata compagna di Lucifero perché il suo amore per gli abiti e il trucco rivela un amore idolatrico per il proprio corpo e un desiderio peccaminoso di mostrarlo agli altri.

Gilbert da Tournai, teologo francescano, così scriveva della donna che si guarda allo specchio: << Ride, per vedere se il suo riso le dona …, socchiude gli occhi per vedere se piacerà di più così o con gli occhi spalancati, lascia aperto il vestito da un lato per far apparire la pelle, allenta la cintura per far vedere il seno. Il suo corpo è ancora in casa ma davanti a Dio la sua anima è già un postribolo, agghindata come una meretrice che si prepara ad ingannare le anime degli uomini >>.

Sembra una via senza uscita ma ancora di peggio accadrà quando la donna diventerà una “strega”, figura che popolerà l’Europa tra il XIV e il XVI secolo. Contro le streghe si scatenò un’autentica caccia che le portò a subire orrende torture prima di morire sul rogo. Naturalmente tutto era prima stato scritto dai moralizzatori della peccaminosa vita delle donne.

Le donne, in quei tempi, erano considerate streghe soprattutto perché possedevano il miracolo di dare la vita, assistevano i malati, lavavano i defunti, piangevano per loro e li accompagnavano pietosamente nell’aldilà.

La custodia della vita diventava per l’uomo intollerabile, la donna aveva un potere a lui negato e quindi odio e violenza a piene mani lanciati verso l’altra che già soffre nel dare la vita, soffre per mantenere la sua, eppure va punita per ciò che essa è.

Nel Rinascimento le cose cambiano, meglio essere belle e ben curate, segno di moralità e posizione sociale. Le donne brutte sono depravate, così si sostiene. Forse sono solo imbruttite dagli stenti della vita, dalle malattie della pelle o da altra causa, comunque sono emarginate.

La bellezza è così importante che si compilò addirittura un elenco delle grazie che le donne devono possedere. In un bel libro di Duby e Le Goff sulla storia delle donne trovo un testo del 1536 in cui sono elencate le trentatré perfezioni che deve possedere la donna ideale, lo riporto così come lo leggo:

<< Tre lunghe: capelli, mani e gambe

Tre piccole: denti, orecchie e seno

Tre larghe: fronte, torace e ascelle

Tre strette: vita, ginocchia e << là dove la natura ha collocato tutto ciò che è dolce>>

Tre grandi: altezza, braccia e cosce

Tre sottili: sopracciglia, dita e labbra

Tre rotonde: collo, braccia e …

Tre piccole: bocca, mento e piedi

Tre bianche: denti, gola e mani

Tre rosse: guancia, labbra e capezzoli

Tre nere: sopracciglia, occhi e << ciò che dovresti sapere da te >>

Forse le donne infantili tanto da dover essere custodite e istruite, le streghe che turbavano le notti degli inquisitori, le damine imbellettate del Rinascimento, avrebbero voluto solo un po’ di amore autentico, quello che rassicura, che dà certezze, non tanti proclami, trattati, precetti finalizzati alla loro educazione.

Verificato che non corrispondo alla donna ideale e alle trenta perfezioni, dichiaro di piacermi così, imperfetta e difettosa, unica e irripetibile come ogni essere umano, bello nella sua individualità.

Detto questo concludo non senza pensare che la condizione della donna oggi non è più quella di una volta ma il suo progredire è sempre indietro rispetto al progredire della società se ancora tante donne sono uccise per vari motivi ma quasi tutti riconducibili ad un uomo che pensava di esserne il proprietario. Come se la donna non fosse una persona con una propria identità e un proprio essere che ha il diritto di manifestare la propria autonomia.

La storia e i pregiudizi del passato resistono sotto traccia e pesano sul presente, armano la mano invece di mettere in moto la ragione, dote che ci fornisce la natura ma che viene migliorata da una buona educazione, quindi, famiglie, scuole…al lavoro! Per formare uomini, non potenziali assassini.

Il discorso diventa lungo e impegnativo, mi fermo qui, sostenuta dalla solita idea che mi accompagna: le cose cambiano solo se noi vogliamo cambiarle.

Gabriella Colistra

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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