In Italia ci sono circa 3.550 “piccoli comuni” definiti tali in quanto con un numero di abitanti compresi fra 1.000 e 5.000.

Le loro superfici vanno da circa 1,06 kmq di Fiorano al Serio, in provincia di Bergamo, che conta ben 2.987 abitanti (con una densità di circa 2.845,3 abitanti per kmq) ai circa 298,55 kmq di Butera, in provincia di Caltanissetta, coi suoi 4.541 abitanti residenti ed una densità di 15,5 abitanti per kmq.

Il piccolo Comune “meno abitato” è San Chirico Raparo, in provincia di Potenza, coi suoi 1.001 abitanti, 84,07 kmq di superficie e 12,3 abitanti per kmq.

Regioni come la Basilicata, sui circa 130 Comuni totali, ha più della metà nella classifica dei “piccoli”.

Per curiosità ed approfondimenti potete consultare questi link (i dati esposti risalgono al 2019):

http://www.comuniverso.it/index.cfm?menu=637#;

https://www.tuttitalia.it/comuni-minori-5000-abitanti/.

E non solo Sud ma provincie come Bergamo e Brescia vantano un numero di “piccoli comuni” molto elevato al pari di provincie come Cosenza, Potenza ed altre ancora “più a Sud”.

A questi vanno poi aggiunti circa 150 “piccolissimi Comuni” – direi “villaggi” con massimo 150 abitanti.

Per approfondimenti:

https://www.tuttitalia.it/comuni-piccoli/popolazione/.

La Lombardia è la regione italiana con la maggiore popolazione residente in piccoli comuni, contando 2.061.179 abitanti, pari al 21,00% del totale nazionale.

(Elaborazione su dati aggiornati al 01/01/2019 (ISTAT).

Ma come si vive in un piccolo Comune italiano?

La risposta è banale: si vive bene e si potrebbe vivere ancora meglio, quindi benissimo!

Quando nasci in un piccolo paese, prima che tu emetta il primo gemito, tutti sanno già che sei al mondo e come ti chiamerai.

La vita di paese è proprio così: appena muovi un passo, appena passeggi con una ragazzina, tutti parlano del tuo prossimo matrimonio prima ancora che tu chieda a quella ragazzina (forse) di sposarti.

E dopo la Parrocchia, qual è il luogo di ritrovo per eccellenza?

Il bar: la più potente industria dei fatti degli altri.

Il bar non è un luogo, ma uno stile di vita: si capisce chi sei in base al bar che frequenti, e questa etichetta ti rimarrà per sempre.

Ovviamente, sto ironizzando (ma in fondo neanche troppo) sulla vita di paese anche se vivere in un piccolo Comune italiano, composto da poche case buttate a caso su una collina e una sola via principale che la attraversa da cima a fondo e magari fa pure il giro intorno, ha il suo fascino, specie al tempo del CoronaVirus.

C’è qualcosa di più che rende speciale vivere in questi angoli di terra.

Tutti più o meno si conoscono, riesci a sentirti meno “numero” e più “persona”.

Puoi uscire solo per andare a prendere un caffè al “tuo bar”, sapendo che sicuramente troverai qualcuno con cui scambiare due chiacchiere.

Anche se non ci si può considerare immuni dalle vicende che terrorizzano il resto del mondo, ci si sente più protetti perché, in fondo, il fatto di vivere un po’ sperduti, rassicura e fa vivere più sereni.

Peraltro con le tecnologie del web si è sperduti sì ma fino a un certo punto…

Oggi poi e più che mai, occorre “distanziarci”, e quale metodo migliore per distanziarsi se non quello di comperare casa in un piccolo Comune e magari rivitalizzarlo?

E allora il motto di oggi, di questo editoriale del 31 maggio 2020 in piena FASE2, è TORNIAMO A VISITARE E A RIPOPOLARE I BORGHI ITALIANI…di cielo (in alta montagna), di terra (interni, collinari) e di mare!

E questa, complice anche il CoronaVirus, deve essere una precisa e costante logica ad AMPIORAGGIO…come peraltro il mio omonimo e caro amico Giuseppe De Nicola, promotore e Presidente della Fondazione di cui anche Accademia Edizioni ed Eventi fa parte, ripete da non poco…

Da parte mia vorrei aggiungere alcune considerazioni partendo dalla bellezza dei nostri borghi, dalle potenzialità offerte dalla rete e dalle necessità di distanziamento da coronavirus.

Una vita sostenibile?

Nei borghi italiani, nei piccoli comuni, in una qualsiasi regione, c’è da tempo qualcosa che si muove, opportunità di qualità di vita abbinata a benessere e reddito.

Spesso abbandonati e desolati, con pochi euro si compra e si restaura casa come succede a Irsina, in Basilicata.

https://bari.repubblica.it/cronaca/2017/05/14/foto/tutti_pazzi_per_irsina_da_tutto_il_mondo_cercano_casa_qui-165434199/1/#1

Piccoli Comuni veri tesori da rivalutare e ripopolare anche con incentivi. In questo senso ecco una carrellata delle iniziative 2019 poi rimaste al palo causa CornaVirus e, a mio avviso, da riprendere adesso con più forza.

Come quelli decisi dalla regione Molise: 700 euro al mese per chi decide di andare a vivere in uno dei comuni della zona, con meno di 2mila abitanti.

Una strada, quella degli incentivi, condivisa da molte amministrazioni locali, in tutta Italia che ha di certo un senso se, a mio avviso, abbinati a strategie di creazione di lavoro come appunto anche con la Fondazione Ampioraggio e JazzIn si cerca di fare.

Facciamo qualche esempio.

A Graglio in Val Veddasca, non nasceva un bambino da quasi 30 anni. Poi è arrivata Agata, partorita da Laura Locatelli, che si è trasferita qui da Genova, nella vecchia casa dei bisnonni, lasciando, con il compagno Roberto.

La storia di Agata ha un valore reale e simbolico.

Ci indica che ripopolare i borghi, dove tra l’altro si può vivere in condizioni di piena sostenibilità e con un costo della vita più che ragionevole, è un nuovo obiettivo “post corona virus” che tutti dobbiamo e possiamo avere, sia come singole persone, come famiglie, come comunità, sia a livello di istituzioni… Distanziamoci comprando casa in un piccolo comune italiano a pochi euro.

Un luogo sano, salubre, “naturalmente distanziato” dove poter vivere in serenità e in modo ecosostenibile.

E i progetti in tal senso sono davvero tanti, anche promossi da “nomi importanti”.

Tra questi anche il Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston che ha deciso di puntare sulla rinascita del borgo di Vaccarizzo di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, in Calabria.

Cinquecento abitanti, un intreccio di stradine, piazze e vicoli caratteristici immersi nel verde delle colline calabresi e una vecchia filanda dove, in passato, si produceva e poi si vendeva la seta, Vaccarizzo, grazie ad un’iniziativa che coinvolge 35 Paesi in tutto il mondo, 300 team e altrettante idee di trasformazione sociale, diventerà un prototipo di rigenerazione sociale.

Il Mit ha selezionato la proposta di ripopolamento presentata da Brit, una startup innovativa italiana, focalizzata nella rigenerazione di borghi a rischio di abbandono, fondata nel mese di giugno 2018 da Federica Benatti e Michela Rossi, entrambe architette e Renzo Provedel, imprenditore.

In gara con altri dieci borghi italiani, Vaccarizzo ha tagliato il traguardo grazie alla valenza storica del territorio, le risorse attrattive e la disponibilità della comunità locale: nasce così “I live in Vaccarizzo”.

Il team che poterà avanti il progetto è composto da professionisti e imprenditori provenienti non solo dalla Calabria ma anche dall’Emilia Romagna, dalla Liguria e dal Lazio.

A Civita di Bagnoregio i turisti pagano. Per sostenere gli incentivi agli abitanti di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, il sindaco ha scelto un metodo molto efficace: i turisti pagano. Tre euro nei giorni feriali, cinque in quelli festivi, per visitare un borgo magico, set naturale di decine di film.

Così, nel fine settimana pasquale del 2019, il comune ha incassato oltre 100mila euro, con i quali finanzia la sua politica per il ripopolamento.

La Amazon City in Calabria?

Conflenti è un piccolo borgo sulle montagne delle pre-Sila che sembrava destinato a sparire. E invece, con un primo finanziamento regionale si è aperto un varco per incentivare l’arrivo di nuovi residenti rispetto a una popolazione ridotta a 1.500 anime.

È nata anche un’associazione “Felici e Conflenti”, che si occupa di raccogliere fondi e il vice presidente di Amazon, Russel Grandinetti, non esclude di portare qui un centro logistico del colosso americano che darebbe slancio alle vecchie tradizioni di conciatori di pelli, intarsiatori, ebanisti e lavoratori della cera e del miele.

Gerfalco in Toscana riparte anche dall’agricoltura. Qualcosa di importante si sta muovendo in quel territorio grazie all’iniziativa della comunità “La Bandita”, una cooperativa nata proprio per fermare lo spopolamento dello splendido borgo. Qui la natura è bellissima, e sono disponibili terreni in comodato d’uso per castagneti e uliveti. In paese, con al massimo 30mila euro e un prestito a tasso molto agevolato è possibile acquistare un appartamento di tre vani e servizi.

A Candela, in Puglia, il bonus “Nuovi residenti” è un concreto tentativo di ripopolare il piccolo borgo. Si tratta di incentivi messi a disposizione, sotto la voce di spesa “Nuovi residenti” per chiunque decida di trasferirsi in questa splendida località.

E non sono pochi. Si tratta infatti di un bonus da 800 a 2mila euro, per iniziare una nuova vita.

Meno tasse a Cabella Ligure. In questo caso, invece, l’amministrazione comunale ha scelto la strada degli incentivi fiscali per spingere le persone a trasferirsi qui. A Cabella Ligure, in provincia di Alessandria, sono previsti sconti fiscali, dall’Imu all’Irpef, per chi acquista e ristruttura vecchi edifici abbandonati e sceglie una nuova residenza nel borgo ligure.

Grottole, piccolo borgo in provincia di Matera, era conosciuto e frequentato già nei tempi della preistoria. Aveva una posizione strategica e per questo era considerato un luogo di transito, lungo l’Appia, dagli allevatori di bestiame.

Adesso è un borgo quasi del tutto spopolato.

Per questo l’architetto Andrea Paoletti ha deciso di giocare la carta dell’arte e degli avvenimenti artistici.

Di fronte a circa 600 case abbandonate, sono già stati individuati due piccoli palazzi, che con il progetto “Wonder Grottole”, una raccolta di fondi attraverso il crowdfunding, saranno trasformati in contenitori di eventi culturali e in residenze per artisti.

A Locana, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, il sindaco Bruno Mattiet mette sul tavolo un bonus triennale di 3mila euro, per un totale di 9mila euro, alle famiglie che scelgono di vivere in questo luogo magico. Requisito indispensabile: iscrivere almeno un figlio nella scuola del borgo, un segnale concreto di una scelta di vita. Locana è rimasta con appena 1.700 abitanti, agli inizi del Novecento erano ben 6mila.

A Roaschia, 101 abitanti (erano 2mila nel 1911) in un incantevole presepe incastrato tra le montagne del cuneese, c’è una donna, molto energica e coraggiosa, che ha lanciato la sua sfida: non fare morire il borgo.

E anzi rilanciarne storia, vita e abitanti. Grazie, innanzitutto, a un turismo a tutto campo, dai sentieri da esplorare alle sagre locali. La donna è Michela Ghibaudo, che a Roaschia trascorreva solo le vacanze nell’antica casa della nonna. Adesso è un attivissimo assessore al Turismo.

E poi la Regione Molise ha emesso un bando assegna 700 euro al mese a chi prende la residenza in un comune con meno di 2mila abitanti e, allo stesso tempo, apre un’attività economica per almeno cinque anni. Si chiama, forse con troppa enfasi, “reddito di residenza attiva”: in realtà è un bonus, molto generoso, per non sprecare luoghi, identità, bellezza. E opportunità di nuove vite davvero sostenibili.

A Monte Grimano, nell’alta Valle del Conca, al confine tra le Marche e l’Emilia Romagna, è stato varato il progetto “Borgo delle libere arti”, per ospitare in paese, per un soggiorno, artisti, artigiani e intellettuali alla ricerca della libertà di esprimersi.

Un modo per catturare l’attenzione dell’opinione pubblica (la storia è finita anche sul New York Times) e favorire l’arrivo di nuovi residenti. Pronti, come ha fatto un falegname in pensione, a fare qualcosa per la comunità: lui ha creato 12 piccole biblioteche di strada. Con libri distribuiti in prestito a tutti.

Mi fermerei qui.

Tanti come giusto, si preoccupano della ripartenza. Tanti fanno finta di non capire che, virus o non virus, il vero grande tema in discussione è lo stile di vita.

Pochi, finalmente e fortunatamente, sono quelli che ancora non hanno capito sino in fondo le potenzialità della rete dopo aver sperimentato le video chiamate coi propri cari al tempo del blocco totale da pandemia.

E persino il boom degli orti sul balcone infine lascia intravedere un ritorno ad antichi valori.

E allora ripartire da queste ed altre iniziative del 2019 per recuperare un nuovo distanziamento ripopolando i piccoli borghi, sfruttando le potenzialità della rete per fare economia, … non può diventare un “nuovo ritorno al futuro post corona”?

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