“Generazione Covid”

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Ma che combina  La “Generazione Covid”?

Ecco alcune, poche, riflessioni su come è fatto il mondo dei “giovani d’oggi”… siete tutti liberi di integrare, commentare, contestare…

La parola femminismo non piace più!

Le situazioni di disuguaglianza di genere e, addirittura, di violenza sono ancora comuni, ma molti ragazzi continuano ad associare il termine “femminismo” alla sua espressione più radicale ed estrema…anche se tutti condannano “i numerosi femminicidi”.

Peraltro sorgono alcuni dubbi circa il fatto che la “Generazione Covid” sia davvero portatrice di nuovi sentimenti di uguaglianza e alla domanda “Il patriarcato e il maschilismo verranno finalmente superati in un futuro relativamente prossimo?”, la risposta non sempre è chiara.

Le nuove generazioni, infatti, tendono a riprodurre, in parte e in media, i ruoli delle famiglie di provenienza.

Sebbene sia evidente che una parte della società è più consapevole circa le questioni di genere, alla restante buona maggioranza, non importa più di tanto…e non sono in molti ad accettare l’idea di una “società spudoratamente arcobaleno”.

In pratica la riproduzione di vecchi schemi alimenta l’inerzia culturale e, di riflesso, quella sociale dato che i giovani degli “anni ’20” mantengono le costruzioni culturali in cui sono nati, vivono e da cui arrivano.

Attualmente, i ragazzi hanno più opportunità e risorse rispetto alle altre generazioni e, anche grazie al livello medio di istruzione, “la parola femminismo li rende nervosi, li disturba, non comprendono la necessità di rivendicare qualcosa che per loro è ovvio.

E l’Ue piace ai giovani? Pare proprio di sì dato che 8 ragazzi su 10 si sentono cittadini europei.

Il futuro dell’Unione europea sarebbe quindi “in buone mani” e sono, appunto, quelle della “Generazione 2020”.  L’Unione, così com’è oggi, piace, ed anche parecchio come emerge da un recente sondaggio.

Sui circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su, hanno promosso a pieni voti il sistema comunitario il 60% di loro che, infatti, dichiara di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo “abbastanza”.

Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei.

Le cause del loro atteggiamento?

Non c’è un aspetto che prevale nettamente: il 22%, per esempio, ritiene che l’Unione Europea abbia reso l’Italia più povera; secondo il 17% ci ha reso dipendenti dalle nazioni economicamente più forti; per il 13% i paletti imposti da Bruxelles impediscono di sviluppare politiche autonome.

La cosa che piace di più della UE?

Viaggiare senza passaporto e studiare in Europa meglio se per brevi periodi o anche formarsi nelle Università degli Stati membri per l’intero corso di studi ma senza particolari permessi e ostacoli burocratici (i giovani non amano affatto le regole, la burocrazia, le lungaggini inutili, le carte … e non solo in Europa).

E la politica? L’ambiente?

Per la “Generazione Covid” mancava da troppo tempo una politica all’altezza delle potenzialità che l’Italia ha e può esprimere nel nostro tempo sia internamente che nel Mondo…grande adesso la fiducia in Draghi!

La delusione principale attiene sia “lo stile” di questa politica sia la sostanza stessa del “fare politica”. Manca “la Politica” in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di dare il meglio di sé nella realizzazione dei propri progetti personali e nel contributo al bene comune, il valore più ampiamente riconosciuto dalle nuove generazioni e che più sentono mancare.

L’impegno verso il bene comune riguarda tutti, ma dovrebbe essere il principale compito dei partiti politici e delle Istituzioni poiché quando la politica non è all’altezza di tale compito, si ottiene non solo un’economia che non cresce ma ancor prima e ancor più una società in cui domina l’interesse di parte, diffidenza, sfiducia e “sfaldamento dell’unità nazionale se non rabbia sociale”.

Occorre premiare onestà, rispetto e impegno nel merito me la figura di Mattarella è un “punto fermo” della Unità Nazionale.

Specie adesso che l’emergenza ambientale si fa forte, irrimandabile necessità di decisioni immediate e drastiche!

Se c’è una cosa alla quale “la generazione Covid” non può rinunciare è il divertimento!

Sceglievano le vittime, le isolavano e poi colpivano in gruppo. Sono almeno cinque i casi di aggressioni sessuali, ai danni di altrettante ragazze, avvenute nella notte di Capodanno in piazza del Duomo a Milano e nelle vie intorno. Episodi che emergono a sette giorni di distanza e che raccontano una notte da incubo, dove con modalità da “branco”, giovanissime ragazze venivano molestate e rapinate. Con una tecnica che gli investigatori definiscono seriale.

Prima di ogni cosa per divertimento si intende “qualcosa che faccia stare bene. lecito o illecito che sia” anche se sorprende l’affermazione che il divertimento deve servire ad estraniarsi dalla realtà che ci circonda o semplicemente per “staccare la spina” appunto “sballando”.

Ciò lascia pensare che politica, ambiente, stress, violenza, … ecc… alla fine provocano una pressante esigenza di scappare via da questa realtà anche per impotenza verso un virua capace di replicare se stesso all’infinito! E non solo. Viene meno anche l’impegno sociale, la voglia di cogliere ogni attimo, di non avere alcun interesse a metter su casa, fare figli, avviare una impresa, contribuire allo sviluppo del Paese…insomma una “eterna adolescenza“!

La musica è un elemento davvero importante ed aggregante tra i giovani!

Un’altra fonte di divertimento sono le rimpiante serate passate al cinema, posto da sempre considerato fantastico per rilassarsi.

Di certo non meno importante, è lo sballo con annesso abuso di alcool.

I giovani di oggi lo considerano il must per eccellenza per divertirsi…per sfogare gli ormoni!

Quest’ultima tendenza è davvero preoccupante perché molti giovani pensano che la maggior parte dei problemi si possano risolvere bevendo e abusando di super alcolici se non di “sostanze” varie in grado di eliminare tabù, blocchi, remore e dare “energia”.

Quadro generale a tinte fosche, bianchi, neri, grigi?

E la poesia? Dov’è finita la capacità di sognare? I versi annotati sul diario…

LA POESIA È LA PROVA DELLA VITA. SE LA TUA VITA ARDE, LA POESIA È LA CENERE.

LEONARD COHEN

Giovani dunque con idee chiare ma sempre più spesso scoraggiati, impauriti ed annoiati perché non vedono alcuna prospettiva di protagonismo in un Paese “vecchio” e pieno di varianti e contagiati.

Senza “futuro concreto”, diventano quasi complessivamente inermi, vuoti, un vuoto che potrebbe sembrare incolmabile, nessun impegno.

Ciò che occorrerebbe comprendere a fondo è come mai “la Generazione Covid” percepisce il mondo come una sorta di scatola chiusa, è necessario capire perché essi siano attaccati (in modo morboso, direi… ) alle cose materiali, ai social, al mostrarsi su instagram…

Perché i ragazzi non sentono l’esigenza di nutrire lo spirito ma preferiscono “instagrammare” ogni brufolo?

LA POESIA È UN ATTO DI PACE. LA PACE COSTITUISCE IL POETA COME LA FARINA IL PANE.

PABLO NERUDA

Premesso che un’anima volta alla poesia è un dono ma se questi ragazzi sono così ossessionati dalle più banali delle mode o delle ultime invenzioni tecnologiche e non riusciranno per il loro tramite, facilmente, ad affermare se stessi, figuriamoci se avranno tempo per guardare alla vita e farne poesia.

La poesia, l’arte, la musica …fare cultura insieme sono armi invincibili contro tutti i mali e contro ogni virus …

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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