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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (parte settima)

MICHELANGELO MERISI detto il CARAVAGGIO (parte ottava)
“Narciso” 1598 olio su tela
92 x 112 cm
Palazzo Barberini, Roma

La notissima e tragica storia di Narciso, riportata da autori greci e romani, tra cui Ovidio che la racconta nelle sue Metamorfosi, ha segnato profondamente la nostra cultura.

Il giovane Narciso, figlio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope, possiede una straordinaria bellezza che attira numerosi amanti, tutti da lui respinti.

Tra questi c’è anche la ninfa Eco che, non essendo corrisposta, si lascia consumare dal dispiacere finché di lei non resta che la voce.

Interviene allora la dea Nemesi, invocata da una delle infelici corteggiatricii di Narciso, e decide di punire quest’ultimo causandogli la medesima sofferenza da lui inferta.

Così un giorno, stanco dopo la caccia in un fitto bosco, il giovane vede una fonte d’acqua cristallina e si avvicina per bere, ma “mentre cerca di soddisfare la sete, gliene cresce dentro un’altra”, scrive Ovidio.

Infatti, scorta la sua immagine riflessa, se ne innamora: “s’innamora di un’illusione che non ha corpo, pensando che sia corpo quello che non è altro che onda”, continua Ovidio.

Dopo aver a lungo e invano cercato di toccare la figura apparsa sulla superficie dell’acqua, Narciso comprende la sua condizione, si dispera, e alla fine muore suicida sopraffatto dal dolore annegando nel tentativo di raggiungere la sua immagine.

Quando le Naiadi arrivano alla fonte per compiere i riti funebri, trovano un fiore al posto del suo corpo.

“NARCISO”

Caravaggio dipinge il mito “Narciso”, con molta leggerezza e delicata bellezza, illuminata da una luce quasi irreale.

L’artista, ha scelto di catturare sulla tela il momento tragico dell’intera storia: l’istante precedente in cui Narciso si sta avvicinando mortalmente al suo riflesso, prima di cadere nel fiume.

La composizione della scena è perfetta e simmetrica: la trasparenza del personaggio nella parte inferiore del quadro ci fa capire che quest’ultimo è un riverbero.

Egli si specchia in uno stagno d’acqua compiacendosi della piacevolezza dei suoi teneri lineamenti, in una posizione aggraziatissima, quasi a proteggere la sua immagine dalla vista di intrusi, in un sottile impulso di gelosia misto al sentimento profondo d’amore che tortura il suo cuore.

In un’atmosfera sublime, il mondo è sparito oltre il suo stupendo aspetto e alla sua specchiata figura, in un assoluto isolamento da sogno, in cui desiderio e vanità pervadono l’anima palpitante dell’incantevole Narciso, ormai lontano da ogni materiale faccenda.

CONCLUDENDO:

Chiaro è il significato complessivo dell’opera: Caravaggio predilige le atmosfere magiche, sospese, introspettive.

Ancora fortemente influenzato dalla pittura lombarda è già con un occhio rivolto a quello che sarà il suo stile più maturo: l’opposizione drammatica tra luce ed ombra.

Solo Caravaggio era in grado di realizzare un quadro come quello di Narciso così complesso e allegorico.

Nella rappresentazione il pittore, mi ripeto, si concentra nell’istante in cui il giovane s’imbatte nella propria immagine e si rende conto a caro prezzo della mortale soglia che lo separa da essa.

E’ una persona incosciente il “Narciso” di Caravaggio che sbaglia, perchè cerca nell’immagine forse il suo io.

Sembrano appropriate al dipinto, le parole del grande poeta portoghese Pessoa: ‘’Non amiamo mai nessuno, amiamo solo l’idea che ci facciamo dell’altro. Insomma, amiamo solo noi stessi.’’…

E’ proprio così, quando l’altro diventa, come descrive bene Caravaggio in questo capolavoro, la proiezione di noi stessi.

Bruno Vergani

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