Lucian Freud (parte prima)

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LUCIAN FREUD (parte prima)

“Ritratto di Elisabetta ll”

Olio su tela 23,1 × 13,1 cm.

Collezione privata

Lucian Freud, nato a Berlino nel 1922, era nipote di Sigmund, padre della psicoanalisi.

All’età di 11 anni, il padre di Lucian intuì che l’ascesa di Hitler significava la fine di un’era ed emigrò con la famiglia a Londra per sfuggire al regime nazista.

Tedeschi fino all’inverosimile, i genitori soffrirono moltissimo per l’esilio, ma non Lucian che iniziò una nuova vita nella società inglese diventando cittadino britannico nel 1939.

Così i primi anni della formazione di Freud trascorsero in quell’atmosfera ricca di stimoli intellettuali ed artistici.

Dalla fine degli anni Cinquanta il suo stile ha una diversa maniera di guardare e vedere l’essere umano: il suo sguardo si volge alle emozioni del soggetto.

Famosi nel mondo i suoi ritratti, i nudi, i volti dei personaggi, tutti scavati in un realismo neo-espressionista che era il suo tratto distintivo.

Negli anni sessanta, ormai considerato uno dei più potenti ed espressivi pittori figurativi contemporanei, Lucian Freud inizia a esporre in tutto il mondo, specialmente in Giappone e negli Stati Uniti.

Nel 1983 gli viene conferita l’onorificenza di “Companion of Honour” ed è tutt’oggi considerato il maggior pittore inglese contemporaneo.

Il valore delle sue opere si centuplica ed un quadro del 1995 viene venduto nel 2008 per la cifra record di 34 milioni di dollari.

L’ultima grande mostra di Freud si è tenuta a Parigi al “Centre Pompidou” nel 2010.

Da quel momento in poi la sua vita si concentra completamente nel Regno Unito.

Morirà, dopo una breve malattia, nella sua casa londinese il 21 luglio 2011 ad 88 anni.

“RITRATTO DI ELISABETTA ll”

Celeberrimo è il ritratto che Lucian Freud eseguì alla Regina Elisabetta II nel Duemila.

La sovrana gli chiese più volte di ritrarla, ma non nello studio dell’artista.

Così Freud fu costretto a derogare l’abitudine di realizzare i propri ritratti nell’atelier e, a malincuore, si recò a St. James’s Palace tra il maggio del 2000 e il dicembre del 2001.

Le sedute di posa furono lunghe e ci volle molta pazienza da parte di entrambi per rispettare i tempi di lavoro dell’artista e gli impegni della Regina.

Prima di iniziare il dipinto, Freud chiese espressamente a Elisabetta ll di indossare, durante le sedute di posa, la corona di diamanti.

Per scelta di Lucian Il ritratto è molto piccolo e riavvicinato, ma nonostante ciò riesce a raccontare la Regina più di mille altri ritratti.

In questo quadro, lo stile provocatorio dell’artista esplode, non è bello nel senso tradizionale del termine, ma è “reale” più di un quadro iper-realista.

Tratti ruvidi enfatizzano il volto di Elisabetta ll, una donna di settantacinque anni che ha perso da tempo il fascino.

Freud attraverso la sua interpretazione e lettura intuisce la psiche del soggetto…la sua personalità…la sua inquietudine…e quanto altro.

Lucian, nel capolavoro, riesce anche a trasmettere lo sguardo cupo, le ansie e le incertezze di una regina che ha prima assistito allo sgretolamento del suo impero e che poi vede a rischio il futuro della monarchia.

Quando il quadro fu reso pubblico, fu giudicato un atto di lesa maestà e alcuni critici inglesi rimasero stupiti nel costatare che, persino per immortalare la sovrana, Freud non avesse rinunciato al suo usuale e provocatorio stile, rimanendo se stesso.

Per l’occasione, il popolare “The Sun” paragonò l’effigie della Regina Elisabetta, impietosamente, a quella di un “travestito”.

CONCLUDENDO:

Freud definiva la sue opere puramente autobiografiche e diceva di dipingere «le persone che mi interessano e di cui mi importa e a cui penso in stanze in cui vivo e che conosco».

Oltre alla Regina, Lucian ha ritratto più volte la madre, le figlie Bella ed Esther, la prima moglie Kitty Epstein e la modella Kate Moss (che parleremo nella seconda parte).

I suoi ritratti, le pose hard le rughe del viso, le pieghe del corpo e i suoi difetti, cercano di far emergere l’interiorità dei suoi modelli senza curarsi di abbellirne l’aspetto.

«Voglio che il dipinto sia fatto di carne, i miei ritratti devono essere ritratti di persone, non simili alle persone», disse una volta. «Per quel che mi riguarda il dipinto è la persona. Voglio che faccia la stessa impressione della carne».

Genio e sregolatezza.

Bruno Vergani

Raul Dufy (sesta e ultima parte)

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