I Ragazzi della Via Pal

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Qualche gioco pericoloso: anche a Lamezia non si scherzava…

Tutti abbiamo letto I ragazzi della via Pál di Ferenc Molnár: personalmente non nascondo una certa emozione quando rievoco questo romanzo alla luce dei suoi luoghi nei miei due viaggi a Budapest.  

Al di là di questo, entrando in medias res, ogni realtà conosce i suoi giochi: è vero che non ci riconosciamo in alcuni di essi (per i rischi ad essi sottesi), ma non possiamo negare il loro impatto come lettura antropologica. Uno particolarissimo, riesumato dalla fine penna di Antonio Cuda, posso sottoporlo all’attenzione di tutti, grazie a questa sua straordinaria gentilezza:

 

Monumento ai Ragazzi della via Pal
Budapest

 “A PITRULIATA”

“Negli anni sessanta succedeva di frequente che gruppetti di ragazzi (7-10) della stessa ruga (rugagnoli) si allontanavano dal luogo di appartenenza e sconfinavano in un altro quartiere per competere e sfidare i ragazzi che lì abitavano. Questi, per difendere il territorio, cercavano di allontanare gli “invasori” con una bella “grandinata” di pietre di piccole e medie dimensioni chiamata “a pitruliata

 Alcuni indossavano pure un elmetto di plastica dura: lo stesso che utilizzavano durante il carnevale per ripararsi la testa quando ci si scontrava con i manganelli.

All’epoca erano poche le strade asfaltate e perlopiù si trovavano nel centro del paese. Le altre erano di terra battuta e sassi per cui era molto facile reperire il materiale per così dire bellico.

Le fazioni preparavano cumuli piramidali di pietre di ogni dimensione e a debita distanza se le tiravano addosso per cercare di colpire e far scappare gli avversari.

Il più delle volte le schermaglie terminavano quando finivano le pietre preparate in precedenza o quando interveniva qualche adulto che, sgridandoci da lontano con paroline dolci tipo:(oh fighji ’i bona mamma, jativindi ’i ccà), faceva in modo che ogni gruppetto se ne tornasse nella propria ruga.

A quei tempi a Nicastro vi era solo un immenso spiazzo in terra battuta presso l’attuale Piazza della Repubblica e proprio qui si sono tenute le più memorabili “pitruliati”, che la mia mente ricordi.

In illo tempore “a pitruliata” veniva utilizzata anche come mezzo di selezione quando più squadre di ragazzi decidevano di giocare a pallone nello stesso pomeriggio nell’unico spiazzo disponibile per cui i gruppi che perdevano o se ne andavano o “si gustavanu ’a partita ’i chini rimanìa a jucari”.

Alcune volte però succedeva che qualche pietra andasse a bersaglio e qualche testolina o altra parte del corpo venisse colpita.

Ricordo che una volta un mio amico venne colpito alla fronte e il sangue cominciò ad uscire copioso. Immediatamente ci fermammo tutti: qualcuno con la maglietta cercava di tamponargli la ferita, altri correvano a prendere dell’acqua alla fontanella pubblica più vicina per lavarla. Siccome però il problema persisteva, fummo costretti a rivolgerci a un suo parente per impedire che, portato a casa dei suoi genitori, potesse essere – abbuffatu ccù ’nna bella sarvia ’i palati– in quanto tutte le nostre mamme e tutti i nostri padri ci vietavano categoricamente di intraprendere questo tipo di gioco stupido e pericoloso.

Il ferito in quel caso venne portato a casa di una sua zia, la quale appena vide il nipote in quelle condizioni gliene disse di tutti i colori, pur adoperandosi per risolvere il problema.

Lavò la ferita e preparò una soluzione di vino e zucchero, cercando di fermare la fuoriuscita del sangue e poi mise un po’ di “pennicillina” in polvere per disinfettare.

Ma tutto questo non bastò per cui la zia dovette informare i genitori che lo portarono del medico condotto, il quale, senza anestesia e con l’aiuto di tre persone (una delle quali svenne) che lo tennero fermo, lo ricucì.

La prima volta che uscì tutto incerottato uno di noi gli domandò quanti punti gli fossero stati applicati e lui ancora dolorante rispose: ’Na dicina…. di sicuru’.

Per noi ragazzi da quel giorno quella ferita (’u miarcuru) fu considerata la sua medaglia al valore e valeva, in una ipotetica classifica, ben 10 punti!!!!

Il ragazzo che aveva uno o più cicatrici si guadagnava in questo modo anche la stima del suo gruppo.

P.S. io ho parecchi miarcuri. Hahahahahahahaha!!!”

(Testimonianza di Antonio Cuda)

A cura di Francesco Polopoli

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Sono laureato in Lettere classiche, docente di lingua e letteratura latina e greca presso il Liceo Classico di Lamezia Terme (CZ), membro del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Divulgo saggi a tema come, a solo titolo di esempio, Echi lucreziani e gioachimiti nella Primavera di Botticelli, SGF 2017, ... Ho partecipato a convegni di italianistica, in qualità di relatore, sia in Europa (es. Budapest) che in Italia (es. Cattolica di Milano). Attualmente risiedo a Lamezia Terme e da saggista amo prendermi cura dell’antico come futuro sempre possibile di buona memoria. Il mio parere sul blog? Un vascello post-catulliano ove ritrovarsi da curiosi internauti: al timone del vascello ci stanno gli autori, passeggeri sono i tanti lettori a prova di click…

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