Da poco meno di vent’anni ho raggiunto la maggiore età.

Da quel fatidico istante, all’interno della cabina elettorale e con la scheda spalancata tra le mani, ho avvertito la sensazione di conforto che l’azione democratica è capace di infondere.

Ho sempre sostenuto fermamente che tutti i bambini, almeno una volta nella propria vita, dovrebbero varcare a fianco dei loro genitori le soglie di un edificio scolastico che abbia  subito la “metamorfosi “ in sede di seggio.

La valenza educativa dell’acquisizione della libertà di scelta è impressionante.

La scuola, in qualità di dimora per eccellenza di profusione del sapere lungimirante, si pone al servizio dell’espressione consapevole della volontà popolare.

La democrazia è una conquista fondamentale che, ahimè, la mia generazione tende a dare per scontata.

Ma a pensarci bene, il potere decisionale  che ho detenuto in parecchie circostanze,
tenendo quella matita saldamente in pugno, avrebbe dissetato con secchiate di libertà milioni di gole aride del passato, assoggettate ingiustamente e quasi prive di un’identità ben definita.

Io, in parecchie circostanze, ho deliberatamente scelto i miei rappresentanti.

Sono fortunata.

La Libertà è un volo intimo e leggero.

Qualsiasi forma d’oppressione combatterà una guerra eterna contro una forza invincibile : la potenza decisionale dell’anima leggiadra, ma infinitamente corposa.

I poeti, i Santi ed i navigatori si sarebbero inchinati con grande umiltà innanzi all’opportunità di scelta, e sarebbero persino partiti alla volta dell’ignoto se fosse stato necessario, sfidando immani pericoli e grandi tribolazioni , senza se e senza ma.

Loro che con mezzi limitati, ma dotati di teste galoppanti, hanno sempre cercato di cambiare il mondo.

E qualcuno di questi è pure riuscito ad arrivare incolume fino all’altro capo di quello stesso mondo antico.

Di contro, noi altri, contemporanei ed indegni successori dell’eccelso , con le nostre brave testoline dormienti, molto spesso non siamo riusciti finanche ad allontanarci dieci minuti da casa “p’arrivari a vutari a la cantunera”! ( per giungere ad esprimere il nostro voto a pochi metri da casa).

Stamattina ho inteso esternare questo breve pensiero perché avverto la mancanza della libertà in tutte le sue possibili forme.

Non fummo felici.

La felicità non esiste.

Cercate di tener fede a quel che vi scrive un’eterna malinconica, una qualunque, una di quelle che di disordine dentro ne ha sempre avuto da vendere, e all’ingrosso per giunta.

Tuttavia fummo sereni, troppo, incommensurabilmente.

Così tanto da non averne la più pallida contezza.

Ti incontravo per le vie della città e ti salutavo con un disorientato e timidissimo cenno della mano.

Invece avrei dovuto attraversare la strada per venire ad abbracciarti forte, come se non avessi mai più avuto la possibilità di rivederti.

Avremmo dovuto vivere con amore, in amicizia, con infinita gratitudine nei confronti della libertà.

Quando tutto questo avrà una fine non temero’ più alcun giudizio.

Credo che sarò abbastanza imbevuta di solitudine da potermi concedere all’abbandono dei gesti più affettuosi, quelli che non ho mai elargito per un eccessivo senso del pudore.

Spero che possiate optare per analoghe decisioni.

Fummo sereni…
Adesso è tutto fin troppo chiaro.

Paradossalmente ed in modo assolutamente inusuale, trascorreremo in casa il 25 aprile.

Lo sforzo per inventarci un’intima forma di libertà che renda meno costrittiva la nostra condizione di necessaria reclusione non sarà determinata da un’azione semplice.

Eppure, anche questa volta, noi ce la faremo.

Potremmo impropriamente definirci dei novelli partigiani inclini alla resistenza, che continuano a trincerarsi e a lottare.

Paragone di certo azzardato, indegno, aggiungerei.

Ma chi di noi, in questo momento, non percepisce se stesso un po’ come un guerriero, un po’ martire dell’esistenza, un po’ stanco d’arrancare?

Lotta e contrasta,
credici e lotta,
lotta tenendo
presente la rotta,
lotta che t’hanno
rubato il domani,
lotta deciso
in un mondo di insani.

Lotta che tanto si muore lo stesso,
orna d’orgoglio il coraggio dismesso,
lotta, ragazzo! Lotta , perdio!!!
Questa rivalsa la cerco anche io.

Lotta e resisti,
armati e scendi,
tieni la rabbia
ben stretta tra i denti,
lotta e sovverti l’amaro destino,
ma non scordar che non sei un assassino.

E se cadessi così, disarmato,
quante coscienze tu avresti destato?
Lotta sospeso tra cuore e battaglia,
la libertà è una meta che abbaglia.

(“Partigiano”, poesia tratta dalla raccolta “Aliti inversi” di M. Cristina Adragna)

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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