Lettera aperta ad un chirurgo

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È negli ospedali che si capisce veramente cos’è la vita.

Non esitare ad andare a visitare gli ammalati e a prendertene cura, perché per questo sarai amato“, cita un versetto del libro di Siracide nella Bibbia.

Da volontaria nell’ospedale, per quel poco che è stato, prima della pandemia, ho vissuto storie di piccoli e grandi sorrisi, di tenere carezze, di vicinanza e umanità.

Da paziente, a quattro giorni dal secondo intervento chirurgico al quale sono stata sottoposta, a distanza di soli sette mesi dal primo, desidero ringraziare di cuore il dottore Manfredo Tedesco, Primario di chirurgia generale del Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme, per l’esperienza, la capacità, la preparazione, la cura degli ammalati ed il costante supporto che svolge incessantemente e senza sosta.

Non è solo un grande medico chirurgo, ma una persona straordinaria, una vera e propria benedizione per la nostra comunità.

Qualità, queste, accompagnate da una distintiva componente umana e di profondo rispetto del paziente, peculiarità necessarie, che contribuiscono senz’altro alla ripresa sia fisica che psicologica dell’ammalato.

Ciò, a dimostrazione che, anche al Sud, nella nostra Calabria, nonostante la complessa situazione a tutt’oggi, abbiamo strutture sanitarie rese eccellenti da medici di tale spessore, che meritano tutto il nostro appoggio e supporto, in un periodo in cui l’opinione pubblica tende a sottolinearne soprattutto gli aspetti negativi.

Vorrei, a tal proposito, ed è d’uopo, spezzare una lancia, in favore di coloro che riportano in alto gli standard qualitativi delle professioni sanitarie.

Dall’accoglienza alla permanenza, seppur breve nel reparto, ho potuto riscontrare tanta preparazione e immensa devozione, anche da parte degli Operatori Sanitari, quali: OSS e ASA, alla Capo Sala e alla intera Unità Operatoria di Chirurgia.

Sono professionisti preparati e competenti, veri punti di riferimento, che non lasciano nulla al caso, in controtendenza a ciò che siamo abituati a vedere altrove, esaminando ogni minimo problema che possa sorgere, prima e dopo l’intervento, in modo da garantirne il successo, per continuare a vivere in salute e qualità.

Al dottore Tedesco rivolgo la mia grande riconoscenza, tenendo ad evidenziare, oltre alla sua grande professionalità e disponibilità, la sua sincera solidarietà, soprattutto nella gestione del rapporto con il paziente.

L’ascolto e il dialogo che il dottore stabilisce, è un aspetto fondamentale per la cura, perché allontana i dubbi e dissipa le paure, dando sollievo immediato alle sofferenze di ognuno. I veri Supereroi sono quelli che indossano i camici, anziché i mantelli, e sono pronti ad essere i nostri gestori per salvarci nei momenti difficili.

È proprio vero!
Si rinasce a nuova vita…
Con stima e riconoscenza.

Anna Maria Notaris

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Tra arte sexy e pubblicità… di Anna Maria Notaris

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"Donna non si nasce, si diventa" è opera di una scrittrice, Simone de Beauvoir, alla quale mi ispiro. Sono nata a Lamezia Terme, in Calabria, dove vivo e risiedo. Ho conseguito gli studi magistrali in un collegio ad indirizzo pedagogico-religioso a Soverato prima, a Catanzaro poi. A vent'anni, durante il mio primo viaggio negli Stati Uniti, nel New Jersey, ho avuto modo di osservare luci ed ombre dell'emancipazione femminile più avanzata di quel tempo. Ho lavorato come insegnante di scuola dell'infanzia a Milano e in Calabria, successivamente a Padova come ufficiale di riscossione. Il mio motto è: “amo così tanto la vita, da amarne anche le sofferenze”. Se dovessi descrivermi usando un aggettivo, direi che sono "poliedrica" per la volontà con cui riesco ad adattarmi alle circostanze della vita ed alle sue vicissitudini. Ho iniziato a scrivere dieci anni fa su "Studio Cataldi" di Roma, un giornale giuridico, ed ora scrivo su ScrepMagazine, la rivista dell'Associazione Culturale "Accademia Edizioni ed Eventi" di cui sono Socia. E scrittori si nasce, non si diventa. Una volta presa in mano la penna, tutto viene da sé…peraltro “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperta” (Italo Calvino).

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