Il ritorno in TV di Pio e Amedeo? No grazie!

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Ogni epoca è contraddistinta da una fase ascendente, da una stasi e da una fase discendente.

Quello che succede in una società, viene dimostrato soprattutto dalle evoluzione delle arti su cui si basa la cultura.

Il linguaggio, assume caratteristiche differenti durante le varie fasi di un’epoca.

Dai vocaboli aulici e risonanti per cercare la perfezione dei contenuti televisivi degli anni ’60, si è passati ad una fase di decadenza, quando i costumi sociali sono diventati più lascivi, ad un linguaggio scurrile e triviale.

Nel corso del secolo scorso, i mezzi di comunicazione tradizionali, come i giornali e la radio, sono stati sostituiti dalla televisione, che ha permesso alla comunicazione, di manifestarsi in maniera velocissima.

Ma, la televisione di allora era strumento di educazione, di sano intrattenimento, di cultura politica e sociale perché, chi creava i programmi televisivi negli anni passati, rispettava determinati canoni di contenuti per rispettare l’etica e la moralità dello spettatore.

Ma dopo gli anni Ottanta, si è passati ad un periodo di forte decadenza dei costumi della società.

E di conseguenza, i palinsesti televisivi ci propinano programmi che, definirli diseducativi o cosiddetti trash, è poco.

Ogni giorno le emittenti televisive, che siano di Stato o private, trasmettono dei format che mostrano soltanto il lato peggiore, tramite chi vi partecipa, della società.

Sarebbero tanti i programmi che andrebbero chiusi o censurati, e tra i tanti trasmessi in questo periodo, i peggiori, che non sarebbero dovuti andare in onda sono Felicissima sera ed Emigratis del duo Pio e Amedeo.

Già il titolo dice tutto. Emigratis… Un format, un programma televisivo a puntate, che si basa sul viaggio “a scrocco”.

Il loro è stato un viaggiare per il mondo “attaccandosi” a dei Vip, più trash di loro.

Durante le varie puntate si è potuto vedere che i due non badano al linguaggio, e sono scurrili al massimo.

Non ho visto nessuna delle puntate trasmesse.

Personalmente mi è bastato vedere pochi minuti di una puntata, un paio di anni fa, di “Felicissima sera“e li ho trovati molto, molto volgari.

Non ho riso a nessuna battuta fatta da loro, tutti i dialoghi della trasmissione erano incentrati sul sesso.

E poi offese, frasi omofobe, e frasi inopportune.

Ma, la colpa non è loro, è nostra.

Perché se hanno un esercito di piú di due milioni di persone a seguirli, vergognamoci noi, non loro.

Che almeno loro vengono pagati per scendere così in basso, ma il pubblico no.

Ma Pio e Amedeo non sono gli unici che allontanerei dalla tivvù. Il fatto che stanno per tornare sul piccolo schermo mi fa pensare, ancora una volta, che la TV non ha più nulla da regalarci, sicuramente cambierò canale come ho fatto in precedenza.

C’è anche Luciana Littizzetto che, seduta sopra il tavolo di “Che tempo che fa“, sciorina da anni copioni con tema solo il sesso…

Ridi alla prima battuta, forse…

Ma ogni settimana, da diversi anni è sempre la stessa solfa.

Non la guarderei nemmeno se mi pagassero…

Purtroppo, i dati auditel ci dimostrano che queste trasmissioni non sono seguite solo da persone di livello culturale più basso, ma anche da quelle più colte.

Si misura così il livello di degrado raggiunto dalla società in cui si vive, perché la tivvú da sempre è lo specchio della società.

Infatti, i protagonisti di questi programmi offrono spunti di analisi psicologica, sociologica e antropologica.

Dimentichiamoci dei vari maestri Manzi degli anni ’60 o del compianto Luciano Rispoli che dal riquadro televisivo, insegnavano sul serio agli italiani.

Ora nello schermo ci sono programmi e ospiti non proprio convenzionali che non insegnano nulla, tranne che si può scendere a compromessi usando il proprio corpo, e mostrando parti di esso.

È vero quando dicono che la tv ha perso valore, non insegna più nulla, ma cerca di attrarre solo il maggior numero di spettatori, anche fra i bambini.

La nostalgia per la tv dei ragazzi che non c’è più, diventa per me nostalgia per quando ero bambina, il “Mago Zurlì“, “Chissà chi lo sa?“, “Giovanna la nonna del corsaro nero“, “I ragazzi di padre Tobia“, “Topo Gigio“…

Ma anche, per quel che riguarda gli anni ’70 e ’80, “Atlas Ufo Robot“, “Tandem“, “Bim Bum Bam“, e poi il prezioso investimento pedagogico dell’Albero azzurro, di Melevisioni e Trebisonda su RAI tre che guardavo insieme alle mie figlie.

Pomeriggi in cui la tv non faceva da babysitter ma insegnava, educava peccato sia finita.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“La fidanzata di papà”

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