Tra arte sexy e pubblicità…

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Piovono fiumi di polemiche su Codacons, in occasione della giornata mondiale della donna, che in collaborazione col Ministero dei beni culturali, ha scelto un protagonista per la nuova campagna di comunicazione del MIBAC.

Si tratta di un testimonial insolito, a dire il vero, d’eccezione, uno dei due bronzi di Riace, con un mazzo di mimose in mano.

Un bel corpo, non c’è che dire, palestrato, muscoloso, visto che si tratta per l’appunto di un bronzo, ma con le parti intime in bella mostra.

Un messaggio che vuole essere un invito all’arte, che richiama certamente uno dei massimi modelli artistici dei classici greci, che però ha suscitato non poche diatribe, perché ha urtato la sensibilità della stragrande maggioranza delle donne, che si sono rivolte perciò a Codacons (Associazione a tutela dei diritti dei consumatori), per urlare un clamoroso NO al nudo dell’uomo rivolto alla donna!

In effetti, il messaggio “adamitico” ha generato non poche contrapposizioni: se, da un lato, la bellezza bronzea del nudo artistico ci invita ad andare a visitare i musei, gratuitamente per le donne, solo per oggi, dall’altro, il corpo nudo maschile che non vuole trasmettere malizia o allusioni, ma che tende però, inconsapevolmente, a stuzzicare le fantasie di ognuno, in senso generico, e, cosa peggiore, a dozzinalizzare la figura della donna.

Qui non si tratta di capire le differenze.

Si tratta, in questo caso, di richiamare l’attenzione, dall’inglese “catcalling”, in riferimento ai commenti sessuali e non solo, anche a tutti gli atteggiamenti che una persona rivolge a un’altra, compreso il suo aspetto, come il messaggio del bronzo vuole trasmettere, con le mimose in mano.

Si tratta, soprattutto, e su di ogni altra cosa, di richiamare alla memoria una giornata storica, segnata come il più grave incidente industriale, (di cui si è sempre omesso il dolo), di New York del 1911, nel quale persero la vita 123 donne, per essersi ribellate ai soprusi e alle ingiustizie che subivano, pagandone il prezzo con la propria vita.

Ancora oggi, purtroppo, le donne soffrono, le donne subiscono per mano di uomini che, con il loro potere di conquista, di penetrazione, di dominio e di abominio, sottraggono alle donne la loro libertà, imprigionandole, violentandole e uccidendole.

L’arte dunque, non può e non dev’essere banalizzata, nondimeno la figura della donna, in quanto donna.

Ricordiamolo.. sempre.

L’ovvio è quello che non si vede, finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità.

Allora, meglio stupire le donne con un mazzo di mimose, magari recapitate a domicilio…

Anna Maria Notaris

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“Generazione Z” di Anna Maria Notaris

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"Donna non si nasce, si diventa" è opera di una scrittrice, Simone de Beauvoir, alla quale mi ispiro. Sono nata a Lamezia Terme, in Calabria, dove vivo e risiedo. Ho conseguito gli studi magistrali in un collegio ad indirizzo pedagogico-religioso a Soverato prima, a Catanzaro poi. A vent'anni, durante il mio primo viaggio negli Stati Uniti, nel New Jersey, ho avuto modo di osservare luci ed ombre dell'emancipazione femminile più avanzata di quel tempo. Ho lavorato come insegnante di scuola dell'infanzia a Milano e in Calabria, successivamente a Padova come ufficiale di riscossione. Il mio motto è: “amo così tanto la vita, da amarne anche le sofferenze”. Se dovessi descrivermi usando un aggettivo, direi che sono "poliedrica" per la volontà con cui riesco ad adattarmi alle circostanze della vita ed alle sue vicissitudini. Ho iniziato a scrivere dieci anni fa su "Studio Cataldi" di Roma, un giornale giuridico, ed ora scrivo su ScrepMagazine, la rivista dell'Associazione Culturale "Accademia Edizioni ed Eventi" di cui sono Socia. E scrittori si nasce, non si diventa. Una volta presa in mano la penna, tutto viene da sé…peraltro “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperta” (Italo Calvino).

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