Questo articolo è il frutto di una ricerca molto originale condotta da Michela De Caria, una mia ex-studentessa davvero brillante, della quale ricordo i guizzi luminosi dei suoi occhi sempre vivaci, pronti a intervenire per porre domande, questioni, mai banali.

La sua ricerca riguarda la “Nuova Atlantide”, il romanzo utopico scritto da Francesco Bacone, filosofo e politico inglese vissuto in Inghilterra durante i regni di Elisabetta Tudor e poi di Giacomo I Stuart e ricordato nei manuali di filosofia come il “profeta della tecnica” .

ALLA SCOPERTA DELLA

NUOVA ATLANTIDE

Con la “Nuova Atlantide”, Bacone vuole:

1) Coronare il progetto dell’Instauratio Magna (opera dedicata alla fondazione del sapere moderno);

2)  Rinnovare la conoscenza, ancora inabissata e rinchiusa nel concetto di inalienabilità del sapere antico;

3)  Far arrivare un messaggio rivoluzionario al lettore: quello di una società del futuro basata su un concetto di sapere aperto, a disposizione dell’utilità sociale, che coincide con l’essere in grado di padroneggiare la scienza e la tecnica per il progresso dell’umanità.

Cos’è la Nuova Atlantide e perché Nuova Atlantide?

L’opera, come tutta la filosofia baconiana, è vista come una polemica al “sapere libresco” dell’epoca; è nuova perché è l’antitesi del mito di Atlantide di Platone (narrato nei dialoghi Crizia e Timeo).

O meglio, è una versione progredita delle utopie scritte fino a quel periodo e in particolare è la critica rivolta a Platone e alla sua Repubblica

Si tratta dell’incompiuto racconto filosofico-scientifico appartenente all’ultimo periodo di vita del filosofo, che descrive un’utopia politica (o uno stato ideale) di stampo tecnocratico: è fondata sulla scienza e sulla tecnica, quindi su un sapere di tipo pratico. 

Lo stato ideale prende il nome di: Bensalem (Betlemme + Gerusalemme)

Ma adesso immedesimiamoci nel racconto baconiano, nei panni dei naufraghi che si trovano a contatto con gli abitati di Bensalem

Dopo aver errato nel mare aperto per un lungo tempo, si nota terra: è Bensalem.

Un funzionario di stato della città, dopo varie considerazioni e mediazioni, accoglie i naufraghi nella cosiddetta “Casa dei Forestieri”. 

Qui rimangono per tre giorni in «quarantena» e scoprono  dal sacerdote cristiano la storia dell’isola, la rivelazione religiosa e l’impostazione della società.

Si noti l’intento di Bensalem di «voler purificare» ciò che c’è aldilà del mare e che si trova in questo stesso.

Bensalem è un’utopia cristiana fondata sulla rivelazione (teofania e consegna della Bibbia da San Bartolomeo); tuttavia il cristianesimo viene visto come un rafforzamento dell’idea del dominio sulla natura (Bacone guarda al messaggio antropico della Bibbia).

Gli ospiti di Bensalem appurano che essa fu riorganizzata, in modo tale che diventasse autosufficiente, dal Re Salomone, il quale istituì:

La casa di Salomone

È il cuore della ricerca, quindi dell’utopia stessa. Ha la funzione di favorire il progresso e quindi di allargare i confini del potere umano «sapere è potere».

A cura di Michela De Caria ed Emiliano Cheloni

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