“a tu per tu con…” Flavia Imperi, Beppe Roncari e…

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Flavia Imperi, Beppe Roncari e Numa Pompilio nella “regia Roma”

Dove siamo?

Nella Roma regia, ai tempi del regno di Numa Pompilio, trasportati dal “drone della lettura” del secondo volume dei “Sette Re di Roma” – Numa Pompilio. Il figlio dei Numi. Il secondo Re –  in libreria dal 18 febbraio scorso, pubblicato da Mondadori nella collana Historica e firmato da Franco Forte, Flavia Imperi e Beppe Roncari. 

Con chi siamo?

Con Numa Pompilio, secondo Re di Roma, dal 715 al 673 a.C., figlio del sabino Pompone e marito di Tazia, figlia di Tito Tazio, successore di Romolo per designazione del Senato dopo più di un anno d’interregno e con due dei tre autori ovvero con Flavia Imperi e Beppe Roncari che di buon grado hanno accettato di farci compagnia in questo viaggio verso la Roma del “figlio dei numi”.

Chi è Flavia?

Flavia Imperi, nata nel 1983 a Roma, è cresciuta nei Castelli Romani in una casa piena di libri.

Dopo la laurea in Lingue e letteratura orientale alla Sapienza, ha studiato come counselor, approfondendo le filosofie orientali, le arti marziali e collaborando con associazioni per la rievocazione storica medievale. Oltre a Roma, ha vissuto a Londra, Milano e Torino, e ha sposato un collega di penna, conosciuto tramite un contest letterario.

Vincitrice di diversi premi letterari minori, dopo l’esordio fantasy con il romanzo “Baccanera”, ha scritto racconti spaziando tra i generi, tra cui “La lunga scia”, pubblicato su «Urania» nel 2019.

Giurata e pregiurata per diversi premi letterari, tra cui il Premio Urania e il Gran Giallo della Città di Cattolica, collabora con la factory milanese Podcastory e con Nero Press, è curatrice della collana Odissea Wonderland di Delos Digital e redattrice dei blog ufficiali delle collane da edicola Mondadori: Urania, Segretissimo e del Giallo Mondadori.

Chi è Beppe?

Beppe Roncari nasce a Milano il 4 settembre 1978.

Scrittore, traduttore, redattore ed esperto di comunicazione,   ha   lavorato   per   la   televisione   e   l’editoria,   la   Scuola   Holden   e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Ha tradotto le mini serie tv internazionali “Ben Hur”, “Pinocchio” e “Coco Chanel”.

Ha vinto la Joan Wilson Fellowship for Drama degli Emmy Awards (2007) e diversi concorsi letterari minori.

Come autore ha pubblicato racconti per Delos Books, la Writers Magazine Italia e Nero Press. Nel 2018 il suo racconto “Eutanasia robotica” vede la luce nella collana Urania, Mondadori, e nel 2021 è nella pregiuria del Premio Urania.

Sposato con Flavia Imperi, attualmente cura le pagine social della collana Oscar Storia, collabora con i blog di Urania, Segretissimo e del Giallo Mondadori e ed è redattore di libri in lingua inglese presso la Cambridge University Press.

Fiore – La storia romana è una disciplina di nicchia?

Roncari – In Italia direi che la storia romana è tutto fuorché una disciplina di nicchia. La cultura italica oltre che latina pervade ancora il nostro mondo contemporaneo, a partire dal calendario e dalle festività popolari, che affondano a volte le radici nel passato remoto. Su questa base tuttavia, come su un sito archeologico, sono passate molte stratificazioni, che in parte hanno cancellato o reinterpretato il materiale originario, come quando si trasformava un tempio pagano in una chiesa, destinata poi magari a diventare sconsacrata e a ospitare una casa privata, un museo… o un bar, perché no.

Fiore – Da uno a dieci quanto è ancora attuale la conoscenza della storia degli antichi romani?

Roncari – Direi dal sette all’otto, perché è una domanda che varia molto da persona a persona, ma l’importanza della storia romana è indubbia. Bisogna tuttavia ricordare che “la storia è sempre storia contemporanea” e che quindi, quando guardiamo la storia, in realtà non guardiamo al passato ma al presente, giudicandolo e rivedendolo alla luce di quello che questa straordinaria maestra di vita può insegnarci… o anche solo ispirarci, con il suo fascino millenario.

Fiore – Come nasce il progetto Mondadori sui Sette Re di Roma?

Imperi – Il progetto “Sette re di Roma” è nato da un’idea di Franco Forte, coautore del nostro romanzo e – prendendo in prestito il termine dal mondo delle serie tv – “showrunner” di tutta la serie. Da tempo Franco si era accorto che nessuno al mondo aveva scritto una serie di romanzi su tutti e sette i monarchi della Roma antica, con un volume dedicato a ciascun re, tuttavia un progetto del genere è estremamente dispendioso a livello di tempo ed energie personali, e farlo da solo sarebbe stato un’impresa titanica, così ha coinvolto altri autori da lui ritenuti validi, ovvero noi e i nostri undici colleghi, per questa impresa titanica.

Fiore – Mi state dicendo che Mondadori si è mossa lungo la scia dell’interesse che i romanzi storici riscontrano nei lettori?

Roncari  – Senza dubbio, il romanzo storico in tutte le sue declinazioni (romanzo d’avventura, di battaglia, thriller storico e biografia) conosce oggi una stagione fortunata, ed è uno degli ambiti in cui gli scrittori italiani sono apprezzati e tradotti anche all’estero. Ricordiamo Umberto Eco, Valerio Massimo Manfredi e… Franco Forte, fra gli altri.

Imperi – Mondadori si è subito dimostrata interessata a un progetto tanto ambizioso, qualcosa che nessuno aveva mai fatto. D’altro canto anche la Mondadori è stata coraggiosa: mettere a contratto quattordici autori tutti insieme (molti dei quali esordienti) è qualcosa di mai visto prima nel nostro paese.

Fiore – Cicerone nel De Oratoria affermava che: «Historia magistra vitae». Quanto è ancora valida questa affermazione?

Roncari – Ahah. Come dicevo sopra, è sempre valida, anche se oggi possiamo interpretarla in un modo leggermente più ampio di come è stata letta in passato. Non solo cioè “maestra di vita” in senso scolastico, ma anche maestra di vita per quel che riguarda le passioni, i sentimenti, la lotta contro le ingiustizie, persino il modo di cavarsela ai limiti e ai margini della “legalità”, se è una storia di ribelli come quella di Spartaco. La storia è scritta sempre dai vincitori, ma una delle cose meravigliose è il fatto che anche nei loro resoconti rimane spesso l’eco della voce dei perdenti. La mia citazione latina preferita in tal senso è quella messa in bocca da Tacito al nemico sconfitto, il generale calèdone Calgaco, prima della battaglia contro Roma, per incitare i suoi a non arrendersi al giogo dei romani che “Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”. Laddove fanno il deserto, la chiamano pace… Abbiamo molto da imparare nel contesto della nostra società ricca dell’Occidente che sfrutta e schiaccia il resto del mondo, in nome spesso dell’“esportazione della Democrazia”. A volte, per le popolazioni “occidentalizzate”, il volto della nostra Democrazia assume la faccia di un deserto d’ingiustizia, di devastazione ecologica e di deprivazione delle risorse naturali. Come non sentire riecheggiare allora ancora oggi le immortali parole di Calgaco?

Fiore – Le statistiche dicono che l’italiano è uno dei popoli più studiosi. Valgono anche per la storia tali dati?

Imperi – Quello del romanzo tendenzialmente è un pubblico maturo, e costituito in larga parte da donne, come accade per tutta la narrativa. Tuttavia non è necessario essere stati ottimi studenti di Storia ai tempi della scuola per gustarsi un romanzo come il nostro, che nonostante celi un grosso lavoro di documentazione, è pensato per il grande pubblico, e in quanto tale è fruibile come puro intrattenimento. D’altro canto, molti lettori, amanti della storia e non, possono scoprire numerose curiosità e magari anche appassionarsi a un periodo storico grazie alla buona narrativa. Questo è il nostro scopo, e speriamo di essere riusciti ad accontentare tutti i palati, dai più esigenti a quelli in cerca di qualche ora di evasione dal presente.

Fiore – Lo studio della storia a mio avviso oltre che utile è essenziale. Forse non dà un lavoro, ma insegna a stare al mondo. Vero o falso?

Roncari  – Vero. Per tutte le ragioni dette sopra.

Fiore – Gli storici cosa possono o debbono fare per l’attuale società che sembra aver perso il senso etico come suo valore fondante?

Imperi L’etica muta non solo da luogo a luogo, ma anche da un periodo storico all’altro. E la Roma dei primordi non è che brilli per i diritti umani, diciamoci la verità. Non penso che oggi, in Italia, troveremmo a nostro agio a possedere degli schiavi o a seppellire viva una ragazzina per la perdita della verginità come accadeva per le sacerdotesse Vestali. Gli storici possono parlarci del passato, spiegarcelo e raccontarcelo, magari con la speranza che non si commettano gli stessi errori dei nostri avi; noi scrittori di narrativa, d’altro canto, possiamo cercare di far vivere al pubblico quel passato come se fosse davanti ai loro occhi, insufflarci vita e permettere un’immersione totale nella vita di qualcuno vissuto oltre duemilacinquecento anni fa.

Fiore – C’è un futuro senza la storia?

Imperi – Lo dirà solo… la storia. A parte gli scherzi, noi possiamo lasciare molto di più ai posteri rispetto all’“ardua sentenza”. Oggi come altre volte in passato siamo in un’epoca di crisi. Lo studio della storia potenzialmente ci può insegnare a come superare la situazione attuale. Chi non cambia e non si adatta, non sopravvive. Questo non lo insegna solo la storia, ma anche la teoria evolutiva di Darwin, che sebbene collocata su un ambito disciplinare diverso, filosoficamente ha molto a che fare con l’impostazione epistemologica della storia. Quello delineato da Darwin è per certi versi un mito, un racconto. Mentre la storia contiene in sé una struttura simile a quella genetica (qualcuno l’ha chiamata “memetica”) in continua evoluzione. “I corsi e ricorsi storici” di Vico, insomma, sono reali tanto quanto le maree e il cambiamento climatico, e ci influenzano eccome.

Non ci sarà futuro senza storia? Il futuro ci sarà di certo, ma forse, evoluzionisticamente parlando, non per noi, non per la nostra civiltà, ma per una civiltà altra. Sta a noi vedere se sarà una civiltà erede di quella attuale oppure una cultura che la soppianterà del tutto, dopo il nostro fallimento.

Fiore – Il medievista Alessandro Barbero afferma che: “La Storia dà strumenti per stare al mondo”. Secondo voi quali sono gli strumenti che offre la storia romana e nello specifico la storia dei sette re di Roma?

Roncari  – Siamo in un’epoca primordiale e feroce, quindi innanzitutto la lotta per la sopravvivenza, la necessità di creare un tessuto sociale, darsi regole di convivenza, per vivere assieme. Non siamo ancora al periodo geniale della storia romana in epoca repubblicana in cui progressivamente la cittadinanza romana si allargò a tutte le genti italiche. Non gli si chiedeva di essere nati a Roma per essere Romani, insomma. E poi, con l’Impero, questo “sogno romano”, tanto simile a quello americano dei due secoli scorsi, si sarebbe allargato a tutto il mondo allora conosciuto. Nelle vicende dei sette re di Roma questo tema c’è già, comincia a esistere, per quanto solo in nuce, nell’Asylum di Romolo, che garantiva la cittadinanza romana a sbandati, apolidi e genti raccogliticce, senza identità e senza nazione. Roma nasce dal melting pot di almeno tre tribù o identità (e in realtà molte di più): quella latina (di Alba Longa), quella sabina (di Cures e dintorni) e quella etrusca (della Dodecapoli). Ramnes, Tities e Luceres. Assistiamo poi al nascere del commercio e della diplomazia, alla “guerra giusta”, regolamentata, per quanto cruenta, e poi alla fine della monarchia e alla nascita della “cosa comune”, la res publica. Questi e altri sono gli insegnamenti che possiamo trarre dalla storia della Roma dei re.

Fiore – Raffaele Licinio insegnava storia medievale, ma soprattutto le fonti e affermava che la storia è storia e non racconto di fantasia utile solo alla “macdonaldizzazione” della stessa. Qual è la vostra opinione?

Imperi – Gli storici e gli insegnanti hanno un ruolo, gli scrittori di narrativa ne hanno un altro. È giusto che si parli di non “saccheggiare” il passato a caccia di storie da raccontare se si intende farlo senza rispetto per il lavoro storico-archeologico e nei riguardi del pubblico. D’altro canto, uno scrittore moderno non può neanche scrivere un “mattone” infarcito di nozionismo, ma deve essere allineato con quello che è il gusto del lettore di oggi. La cosa difficile per lo scrittore di romanzi storici, oggi, è di riuscire far trapelare i dettagli di un mondo lontano nel tempo, animarlo, e far viaggiare il lettore in quel passato, ma senza appesantirlo di spiegazioni e nozionistica complessa. E questo è possibile solo se si rendono “vivi” i personaggi storici protagonisti delle vicende.

Fiore – Nel leggere Numa Pompilio. Il figlio dei Numi ho cercato di immaginare il vostro lavoro per ancorarlo a fonti certe e dimostrabili. Mi aiutate in questa mia immaginazione parlandomi degli sforzi fatti per ricercarle, soprattutto in un momento che vede l’opinione pubblica bombardata da informazioni spesso senza un fondamento?

Roncari – È stato molto difficile unire evidenze archeologiche e testimonianze storiche, storico-leggendarie e leggendarie in una narrazione coerente che tenesse conto di tutti e quattro questi elementi e le loro possibili commistioni. È stato un lavoro simile a quello che dovremmo fare tutti per informarci correttamente nel mondo moderno, cioè verificare le fonti e sottoporle al vaglio della ragione critica, per evitare di diventare vittima di informazioni non autorevoli e non verificate ma urlate a gran voce o diffuse erroneamente dai social network o dai mass media “ufficiali” stessi. Si tratta di un lavoro paziente di retroingegneria, di risalita alle radici e alle fonti delle informazioni, di confronto con gli altri e di onestà intellettuale. Per esempio, con tutta la buona volontà, non potevamo proprio prendere per buona la notizia, su cui dubitavano già gli storici antichi, che il maestro di Numa fosse stato il grande Pitagora. Per la semplice ragione che… non era ancora esistito e non sarebbe nato che un paio di secoli dopo. Per questo abbiamo creato la figura del saggio Hirpino, un etrusco, personaggio inventato, eppure più veritiero di quello tramandatoci dalla leggenda. Come rendere poi credibili personaggi come gli dei, le ninfe “Camene” e gli hirpi sorani, i sacerdoti-lupo del monte Soratte? O come giustificare razionalmente la prima decisione presa da Numa appena salito al trono: la follia di sciogliere la guardia del corpo personale del re, il corpo dei Celeri, per trasformarli da guerrieri in sacerdoti? Be’, leggete il libro per scoprirlo, altrimenti rischiamo di fare spoiler!

Fiore – Nel corso delle vostre ricerche per la costruzione del volume su Numa Pompilio vi siete per caso imbattuti in qualche documento da cui potrebbe evincersi il nome di qualche altro Re di Roma?

Perché la domanda?

Perché ritengo inverosimile che i Re di Roma siano stati solo sette. Due secoli e mezzo ovvero gli anni che vanno dal 753 a.C. al 509 a.C., anno in cui venne cacciato Tarquinio il Superbo, non possono essere stati governati solo e soltanto da appena sette Re.

Imperi – Quello che sappiamo sulla Roma monarchica è frutto di una narrazione molto successiva, e quindi è difficile dire quanto ci sia di storico e quanto di fantasioso nelle figure dei sette re. Ormai gli storici concordano nel dire che sì, è esistito un periodo monarchico (ne abbiamo diversi riscontri anche a livello archeologico), tuttavia la storia dei “sette re” è quasi sicuramente una semplificazione di un processo complesso, che avrà visto numerosi regnanti susseguirsi sul trono di Roma. Ma in ogni leggenda c’è un fondo di verità. Non sappiamo se sia mai esistito davvero un Romolo fondatore di Roma, né se siano esistiti Numa Pompilio, Tullo Ostilio e tutti gli altri re così come ce li narra la leggenda, ma le loro gesta leggendarie di certo racchiudono l’essenza della vera storia della formazione della città eterna: la fondazione, la mescolanza di popoli, il rimodellamento della religiosità, le guerre di espansione, la consolidazione economica e sociale, e tutto ciò che ha costituito l’unica e irripetibile civiltà romana.

Fiore – Il vostro no è un “no” vero o in voi è scattata la molla per andare alla ricerca dell’oltre l’attuale tradizione dei sette?

Imperi – Durante la fase di documentazione abbiamo preso in considerazione sia tutte le fonti antiche sui leggendari rex, sia il gigantesco lavoro di ricostruzione archeologica e antropologica fatto dagli esperti del campo sulla Roma primordiale. Quello che abbiamo fatto è stato poi un lavoro di selezione delle vicende, di rielaborazione e ovviamente di invenzione letteraria per andare a colmare i vuoti del mosaico che così si costituiva. A molti eventi “fantastici”, come per esempio l’immortalità delle ninfe o il prodigio del fulmine, ci siamo divertiti a dare spiegazioni razionali che potessero essere soddisfacenti per il lettore, accattivanti, ma che mantenessero il sapore del mistero e del mito.

Fiore – Mi parlate di alcune fonti utilizzate per le vostre ricerche?

Roncari – Siamo partiti dai quattro volumi de “La leggenda di Roma” raccolti e curati dall’archeologo Andrea Carandini, che ha scavato a lungo sul Palatino e nel Foro alla ricerca della Roma monarchica. Poi ovviamente le fonti storiche primarie e secondarie, epurate però di quella che sapevamo essere la patina ellenizzante che andava per la maggiore in epoca tardo repubblicana e all’inizio dell’Impero, si veda l’Eneide di Virgilio, magnifica opera di poesia epica, ma preoccupata più della propaganda politica a favore di Ottaviano Augusto che all’esattezza storica. Abbiamo poi fatto ricerca sul campo, letteralmente, nei musei di civiltà romana, sabina, latina ed etrusca. Persino la geologia è diventata una fonte importante, quando si è trattato di luoghi come il monte Soratte, le cascate delle Marmore o le grotte delle Camene di Monte Leone.

Fiore – Dalla lettura del vostro volume si deduce che la città di Roma è il risultato della collaborazione tra diverse gentes o componenti etniche. Mi sbaglio?

Roncari – Esatto. Come dicevamo anche prima, Roma è stata senz’altro costituita da molte etnie diverse, e questo fin dal principio! Sorta su una rotta di scambio importantissima, la via del sale che risaliva il Tevere, proprio nei pressi di un importante guado. Prima di Roma, per dire, già esisteva il Settimonzio, che già nel nome richiama l’idea di vari insediamenti vicini, ma con identità diverse. La genialità dei re di Roma è stata dare identità comune a queste genti a volte così diverse. La storia di Romolo, in particolare, è quella della sua reggenza con Tito Tazio, re dei Sabini, e della difficile fusione, anche attraverso la politica matrimoniale (leggi il famoso “ratto delle sabine”) e poi, all’epoca di Numa attraverso la divisione dei quartieri urbani per professioni e non più per popolazione originaria. È assurdo pensare a come oggi si pensi a Roma come a una civiltà monolitica: è sempre e da sempre stata multirazziale e multiculturale, e quindi molto simile alla realtà che viviamo ora, in Italia, in Europa e nel mondo. Essere italiani è molto di più dell’essere nati in Italia. Per un Romano essere Romano voleva dire aderire al progetto sociale, politico, commerciale e culturale di Roma, qualunque fosse la sua provenienza geografica.

Fiore – Numa Pompilio. Il figlio dei Numi è un romanzo che sin dalle prime battute mi ha calato nelle acque della sua tela storica e mitografica, mi ha affascinato, trascinato e coinvolto con viva e commovente partecipazione grazie a un linguaggio semplice ma potente per la forza espressiva che scaturisce dalla creazione di immagini stupende e dalla padronanza della materia che fa tornare in vita un quotidiano  tanto distante da noi.

Complimenti davvero…

Roncari – Che dire, be’, grazie. Ci rende davvero felici, perché l’intento era quello, e ci sono voluti tre anni di lavoro intenso per realizzarlo, senza contare anni e anni di studi classici e storici alle spalle, ovviamente…

Imperi – Grazie di cuore, stanno arrivando molti riscontri positivi dai lettori, e questa è la soddisfazione maggiore per degli scrittori, specialmente dopo un lavoro di oltre tre anni, come dice anche Beppe. È proprio questo l’effetto che speravamo di dare.

Fiore – Aggiungo che la vostra meticolosa esplorazione di un segmento della leggenda e della storia regia di Roma fa del romanzo Numa Pompilio. Il figlio dei Numi un modo bello, attraente e dinamico di fare letteratura e storia insieme.

Roncari – Così ci fai arrossire…

Imperi – Gentilissimo!

Fiore – Grazie per esservi concessi e aver dedicato qualche attimo del vostro prezioso tempo a ScrepMagazine…

Roncari – Grazie a te!

Imperi – Grazie a te per la deliziosa intervista. Alla prossima e… che i numi siano con voi!

… a cura di Vincenzo Fiore

Clicca sul link seguente per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli

 

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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