Vincent Van Gogh (parte sesta)

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VINCENT VAN GOGH (parte sesta)
“Veduta di Arles con iris” 1888
Olio su tela 54 × 65
Van Gogh Museum Amsterdam

In una lettera indirizzata all’amato fratello Theo, Vincent gli racconta della sua ossessione per gli iris e gli anticipa che molto presto sarebbero stati i protagonisti di una serie di nuovi lavori.

Van Gogh dipinse questo ennesimo capolavoro durante il periodo pittorico più felice, lontano dalla frenetica vita metropolitana e, sopratutto, dai rumori.

“VEDUTA DI ARLES CON IRIS”

Questo quadro si presenta in una serie di fasce di colori e gradazioni differenti, dati dalla vegetazione.

La prospettiva è realizzata in modo da avere un orizzonte alto.

In primo piano sono rappresentati degli iris violacei che fanno contrasto, con i ranuncoli gialli. Questo accostamento esalta ancora di più la luminosità del dipinto.

Lo stesso effetto si ha con i tetti rossi delle case e il verde degli alberi e degli orti.

Gli alberi in secondo piano formano un filtro tra il paese e i campi inondati di fiori.

Il verde delle chiome si schiarisce per assumere la stessa colorazione del cielo che, a sua volta, richiama i tronchi infissi nel giallo dei ranuncoli.

Il colore ha in genere stesure uniformi, fuorché nel cielo, dove gli accumuli di colore creano dei grumi, probabilmente rifiniti con colpi di spatola, tecnica tanto amata da Van Gogh.

PER FINIRE:

Libero da ogni schemi accademici Vincent accostò il colore giallo al blu. Gli artisti all’epoca non usavano porli perchè considerati due colori in disarmonia tra loro. Van Gogh osò, creando un risultato di grande entusiasmante effetto.

Forse nessun altro occhio s’è consumato come il suo nell’interrogare ogni forma, ogni oggetto, ogni vibrazione di luce.

Van Gogh non si è mai lasciato assorbire dalla natura, ma componendola con le illuminazioni della sua fantasia.

Questo è il prodigio di Van Gogh e la veemenza con cui, nella sua fantasia, ogni elemento diventa intensamente espressivo.

L’ambizione era che gli spettatori dei suoi paesaggi avessero l’impressione d’essere testimoni di “un attimo d’eternità“.

Il giallo solare per Vincent è l’equivalente ideale della luce e dell’amore.

Quell’amore che ci ha donato nei suoi immensi capolavori.

L’atmosfera che si respira nella presente composizione risulterà altrettanto efficace nei quadri futuri di Van Gogh.

Convinto però che la pazzia dipendesse dal clima meridionale, il soggiorno ad Arles non durò a lungo.

La sua malattia che continuava a inveire su di lui, lo costrinse ad una serie di ricoveri ospedalieri.

Nella sua ultima lettera al fratello Theo, Vincent ammise di non aver avuto figli, ma che considerava i suoi quadri come la sua progenie.

Bruno Vergani

Leggi qui la quinta parte :

Vincent Van Gogh (parte quinta)

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