“Veronica Franco” a cura di Francesco Viscelli

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Veronica Franco, chi era costei?

La vergogna è nell’alterigia di chi acquista”.

No, non è la frase riferita al fenomeno della prostituzione di qualche femminista o ”benpensante” dei nostri giorni, essa risale a quasi 500 anni fa e ne è autrice Veronica Franco.

Chi era costei? La più famosa ”cortigiana” di Venezia, vissuta tra il 1546 e il 1591.

Col termine ”cortigiana” si indicava allora una donna che, pur esercitando la prostituzione, era dotata di una buona cultura che le permetteva di frequentare ambienti altolocati e di coltivare amicizie potenti.

La stessa Veronica, se si va ad indagare su di lei, prima ancora che come prostituta, viene classificata come poetessa, ed in effetti pubblicò nel 1575 un volume di poesie intitolato ”Terze rime”.

D’altronde, in quel periodo la prostituzione a Venezia era una pratica molto diffusa, come ci testimonia il cronista dell’epoca Marin Sanudo, il quale afferma che nel 1509 vi erano regolarmente registrate oltre 11.000 prostitute su una popolazione di circa 150.000 abitanti.

Venezia era allora un grande centro di affari e di scambi commerciali con un continuo andirivieni di gente da ogni angolo d’Europa, e non solo. Il governo della Serenissima non ostacolava certo l’attività del meretricio da cui traeva consistenti guadagni.

Anche la madre di Veronica, Paola Fracassa, era una nota prostituta indicata dalle Autorità come mezzana, ed è lei ad insegnare fin da bambina a Veronica come trarre profitto dalla propria bellezza e ad indirizzarla alle pratiche del sesso.

Dopo il fallito matrimonio con un ricco medico di età avanzata, Veronica comincia a frequentare con maggiore assiduità gli ambienti più influenti della città e nello stesso tempo attende ad affinare i propri studi e la propria educazione, finché a 20 anni viene iscritta nel ”Catalogo di tutte le principal et più onorate cortigiane di Venetia”.

La società veneziana di allora distingueva tra ”cortigiana onesta”, cioè cortigiana intellettuale, e ”cortigiana di lume”, cioè prostituta da strada.

Veronica frequenta ormai i circoli più esclusivi della città, come quello di Ca’ Venier, che ha come riferimento una delle famiglie più prestigiose di Venezia.

Qui partecipa a discussioni di carattere letterario, promuove opere di beneficenza, cura pubblicazioni poetiche.

Frequentando questi circoli, Veronica entra in contatto con uomini di alto rango di cui viene a conoscere molti segreti, e la Repubblica di Venezia ricorre proprio a lei per rendere più piacevole il passaggio in città del Re di Francia Enrico III, sia per accattivarsi la simpatia del potente ospite, sia probabilmente anche per cercare di carpire importanti informazioni di natura politica.

Quando anche a Venezia, oasi fino allora felice, si fa più opprimente l’opera dell’Inquisizione, per Veronica comincia la fase calante della sua vita.

Denunciata per vari reati connessi a stregoneria, incantesimi, sortilegi , ecc., finisce davanti al Tribunale del Sant’Uffizio.

Durante il processo si difende brillantemente, ma è solo per l’intervento di potenti personaggi di cui conosce tanti segreti e sono quindi soggetti a ricatto, che riesce ad ottenere la libertà.

In seguito al processo viene esclusa dal giro della nobiltà veneziana e perde quasi ogni bene materiale, trascorrendo l’ultima parte della sua vita, se non in povertà vera e propria, in condizioni economiche molto più modeste rispetto a prima.

C’è chi ha voluto vedere in Veronica Franco una specie di femminista ante litteram appellandosi ai suoi scritti, in cui risaltano il suo disinteressato sostegno verso le donne indifese e la denuncia delle diseguaglianze di genere.

Se siamo armate ed addestrate”, scrive Veronica, “siamo in grado di convincere gli uomini che anche noi abbiamo mani, piedi e un cuore come il loro; e anche se siamo delicate e tenere, ci sono uomini delicati che possono essere anche forti e uomini volgari e violenti che sono dei codardi. Le donne non hanno ancora capito che dovrebbero comportarsi così, in questo modo riuscirebbero a combattere fino alla morte e per dimostrare che ciò è vero, sarò la prima ad agire, ergendomi a modello“.

A me pare un discorso che abbia ancora “una sua attualità”.

Francesco Viscelli

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