Una rondine vola, una piuma cade

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“Bisogna essere leggeri come una rondine, non come una piuma”.

Paul Valery

Questo era il motto che il professor Domenico De Masi, noto sociologo morto per una improvvisa malattia, aveva scelto per descriversi.

Una rondine vola. Una piuma cade.

E rimanere leggeri, capaci di volare, risulta sempre più difficile poiché fra Covid in ripresa, terremoto in Marocco, maltempo, clima, stupri, funerali di donne uccise, baby gang, ragazzi che si ubriacano, Putin che bombarda mercati, … onestamente un poco di depressione ti viene.

E come possiamo non capire che sono proprio i più giovani quelli ai quali il futuro appare nero nero nero? Come possiamo non comprendere che buttare una bottiglietta di plastica per terra piuttosto che in spiaggia “frega niente a nessuno” tanto “qui tutto va a rotoli”?

Mi è venuta voglia di cercare in rete siti, magazine, portali,… che danno solo buone notizie e ne ho trovati.

Ma confesso che le notizie lette non mi hanno messo una particolare allegria.

E quindi ho deciso di non parlare di attualità e nemmeno di politica ma vorrei provare a volare, volare in un sogno, leggero come una rondine, invisibile per ascoltar quello che si raccontano i ragazzi sui muretti al fresco.

E così, in questo volo ideale, invisibile, ascolto un ragazzino che racconta ad un amico agitando l’immancabile cellulare in mano:

Il mio mondo ideale è un mondo che non può esistere.

Praticamente vorrei che non esistesse nulla, niente universo, nessuna galassia, nessun sistema, nessun pianeta, nessun essere vivente.

Questo nulla sarebbe comunque qualcosa, perché non può esistere un vuoto senza contenitore. Vorrei cancellare anche il contenitore.

Per quanto riguarda la sfera prettamente terrestre, niente di particolare. Potrei morire in qualsiasi momento, perciò prendo le decisioni a lungo termine con la coscienza che sicuramente non andrà così.

Dovessi scegliere, mi basterebbe avere mio padre e mia madre sempre felici, poi continuare a dialogare al telefono con un amico vero e magari poter continuare a studiare.

Di figli non ne voglio, una moglie non so, devo ancora imparare a parlare con le ragazze.

La casa la vorrei su un’isola, al fresco, da solo”.

Cambio zona ma la musica non cambia…una ragazzina parla col nonno:

Vorrei un mondo senza nazioni, senza inni e bandiere, dove tutti siano in grado di parlare una lingua comune e dove ognuno rispetti le opinioni altrui e sia rispettato per le proprie. Dove politica e religione non portino odio, dove tutti possano avere il lavoro che desiderano, non per i soldi ma per passione. Dove non vi sia povertà e nemmeno estrema ricchezza, dove non vi sia invidia ma solo desiderio di aiutare i meno fortunati, dove non si cerchi di distruggere ma di salvaguardare il nostro pianeta.

Sembra utopistico eppure molti di questi punti potrebbero essere realizzati se tutti lo volessero e forse porterebbero a quella felicità che tanti sognano. Ma c’è qualcosa di strano nel DNA umano…si sta avariando!”.

Ed infine un ragazzo in piedi che come un “novello Messia” parla ad alcuni amici seduti attorno:

Vorrei un nuovo mondo, rifatto da zero. Un mondo in cui non è necessario uccidere e mangiare per nutrirsi, dove non esiste una catena alimentare per nessun essere vivente. Un mondo dove basta la luce del sole e la luna per dormire, per ripristinare le energie del nostro corpo.

Un mondo senza dolore e senza malattie, senza carnivori ed erbivori, dove si può ammirare lo spettacolo naturale con la consapevolezza che nessuno sta soffrendo, da nessuna parte.

Non esseri umani, né animali, né piante.

Un mondo senza odio e senza denaro, così le persone non avrebbero motivo di uccidersi o fare la guerra. Che senso ha arricchirsi, quando nasci in un mondo in cui hai già ogni cosa e sei già felice?

Sarebbe un mondo portato avanti con l’arte, senza bisogno di lavorare, ma creando bellezza: dipinti, musica, edifici, poemi e quant’altro.

Oppure puoi scrivere di ammirare ciò he hanno creato gli altri o ciò che ha già creato la natura stessa.

Un mondo tranquillo, senza alcun tipo di dolore: anche quando si muore, non si soffre. È come addormentarsi. E chi resta sa che chi muore sta già nascendo nuovamente in questo mondo perfetto, da qualche parte, a godersi una quiete eterna.

Una utopia talmente assurda che se mai dovesse esserci un paradiso, spero sia fatto in questo modo”.

Onestamente non so cosa pensare ma a parte desiderare di poter volare come una rondine, senza fermarmi e cadere mai, penso dovremmo ritornare tutti un po’ bambini, ragionare per desideri, fantasie galoppanti ed utopie…perché i ragazzi di oggi non sono “immaturi o, peggio, stupidi”, sono solo spaventati e disorientati, in balia di una insopportabile sensazione di impotenza.

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Una nuova politica per combattere ogni “desertificazione”

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