Stamattina a Messa …

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… il Parroco ha fatto una predica sul concetto di perdono non inteso come “atteggiamento remissivo, supino” nei confronti di chiunque ci faccia un torto ma come “cura efficace per il proprio benessere interiore”.

In sostanza – pare – perdonare fa bene a chi perdona… ”Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati” (dal libro del Siràcide – Sir 27,33 – 28,9 (NV) gr. 27,30 – 28,7).

Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro”.

Ed ancora dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35):

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?. – E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.

Di certo queste sono parole forti e sicuramente complicate da mettere in pratica nella misura in cui l’orizzonte di ognuno, oggi più che mai, si limita alle cose terrene.

Poiché le cose terrene però sono “caduche, inconsistenti e di certo non eterne”, non prendersela con chiunque e per ogni cosa, piccola o grande, stupida o intelligente che sia, appare l’atteggiamento più saggio e consigliabile innanzitutto per il proprio benessere psicofisico…se vogliamo ridurre la questione ad una pura e “salutistica” visione atea.

Peraltro una ricerca presso la “School of Psychology and Neuroscience” della University of St Andrews in Scozia, ha scoperto che il perdonare una certa situazione ci aiuterebbe a dimenticarla e quindi a tornare a star meglio prima. I ricercatori hanno infatti scoperto che quei volontari che avevano perdonato erano anche gli stessi che dopo solo due settimane dal perdono avevano dimenticato quasi tutto quello che di negativo gli era accaduto.

Parlare del perdono significa toccare tanti argomenti.

È un po’ come giocare con una matrioska, è un continuo scoprire e svelare all’interno di esso altri temi altri concetti ed uno dei principali, a mio avviso, è il tempo.

Ogni nostra azione s’inscrive in un preciso momento di vita, come un punto su di un asse cartesiano.

Il tempo di ogni punto è un tempo limitato, ovvero, ha un inizio ed avrà una fine. L’individuo, per utilizzare una metafora, è come se camminasse su di una strada la quale prima o poi finirà.

Ogni qualvolta l’individuo sceglie, agisce, questa scelta, questa azione diventa ferma nel suo tempo, incancellabile e proprio qui sta la spietatezza e la bellezza della vita.

Il perdono, come ogni altro comportamento, è una scelta, un’azione, che da una prospettiva fa compiere un passo avanti, da un’altra prospettiva fa compiere un passo indietro.

Ma – e ne sono rimasto sorpreso – nel Buddismo non si parla di perdono mentre il termine male ricorre spesso.

Il buddismo non vede il male come realtà ontologica, né come manifestazione di una qualche forza esterna, come potrebbe essere Satana.

Per il Buddismo è male tutto ciò che ci allontana dalla Via.

Quale Via? La via che conduce alla salvezza, al Nirvana, al Paradiso.

Ma a quanto pare perdonare non va di moda anche perché questa Umanità mantiene un orizzonte molto limitato alle cose terrene…uno sguardo basso ad ogni livello…dai figli verso il mondo e i genitori perennemente colpevoli ai presunti leader “onnipotenti”.

Ed è ovvio che disprezzo per gli altri, senso di superiorità, aggressività, violenza contro un genitore, guerre, maltrattamenti, stupri, ecc … in questa epoca “la fanno da padrone”.

Non vorrei però avventurarmi o, peggio, approfondire questi “grandi temi”.

La riflessione che facevo uscendo da Messa dopo la predica del Parroco, riguardava nello specifico la crisi della famiglia, la crisi di convivenza fra uomini e donne, fra genitori e figli che, a mio avviso, non ha solo a che fare con il benessere, “l’evoluzione verso la parità” delle donne (cosa che personalmente trovo ridicola perché maschio o femmina, figlio o vecchio genitore che siano, contano intelligenza, saper fare, parlare, educazione, rispetto…ecc… prima di ogni cosa).

La famiglia dovrebbe essere il luogo della comprensione, dell’incoraggiamento, della fiducia, della cura, della tenerezza, dell’amore incondizionato e prima di ogni altra cosa, proprio del rispetto e del perdono.

Ed invece di famiglie se ne fanno sempre meno, e quelle poche diventano il luogo della polemica, della incomprensione, del rimprovero, della sopportazione… fin quando implodono e poi esplodono nella violenza anche verso un vecchio padre.

I membri di una famiglia che si rannicchiano su se stessi, nella competizione, nel continuo puntualizzare senza comprendere ed accettare cambiamenti, diversità, soggettività di ogni suo membro in quanto occasione di crescita sia personale che comune, è destinata ad annullarsi dando origine a situazioni relazionali sempre più instabili e deprimenti.

Eppure ogni crisi, se vissuta nella “logica dello studio, del capire e del perdonare”, non può spaventare perché è una formidabile opportunità di crescita, di trasformazione nella misura in cui si comprendono e realizzano “nuove metriche relazionali”, dato che per capirsi occorre un alfabeto comune, sia in famiglia che nel mondo intero.

Riconoscere le cause che hanno portato alla crisi, comprenderne le motivazioni sostanziali, profonde, non emotive, è il primo passo per andare oltre la crisi stessa. Diversamente, isolarsi, voler mantenere caparbiamente un equilibrio o peggio usare lo scontro per affermare ottusamente l’esistenza di se stessi oltre ogni ragionevole argomento, è pericoloso poiché può rendere l’atmosfera familiare vuota, senza alcuna tenerezza, senza un comune percorso, luogo di incomprensioni e di sopportazione a volte incandescente ed aggressiva.

Da ogni crisi si può crescere più forti se si esce riconciliandosi prima di tutto con se stessi e con tutte le persone coinvolte, con chiarezza, disponibilità e con tenerezza.

Riconciliarsi non significa semplicemente scusarsi, chiedere esplicitamente perdono, ma far comprendere che “l’altro è sempre e comunque più importante di ogni questione terrena”, significa diventare consapevoli del male enorme fatto nella lite a sé stessi prima di tutto e agli altri poi, a volte per motivi futili se non stupidi ma che allontanano da quella via che conduce alla salvezza, al Nirvana, al Paradiso … già in Terra.

Clicca il link qui sotto per leggere un mio articolo precedente:

Una rondine vola, una piuma cade

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