Alicia Alonso nei ricordi di Yuleisy Cruz Lezcano

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Una delle caratteristiche che mi ha contraddistinto sin da bambino è stata la forte propensione per l’approfondimento di ciò che mi era sconosciuto.

In altri termini mi ha caratterizzato la curiosità… ovvero quell’appetito, quella tensione, per dirla alla Spinoza, che nel corso del tempo ha consentito e permesso un accrescimento e un miglioramento delle facoltà conoscitive dei singoli individui e quindi della società.

In questo periodo di ferie estive è stata proprio la curiosità a farmi avviare una ricerca su Alicia Ernestina de la Caridad del Cobre Martínez Hoyo, in arte Alicia Alonso, un mito nella storia della danza classica e della cultura di Cuba.

L’essenziale fonte di desiderio per tale conoscenza è stato il giudizio di Carla Fracci  su Alicia apparso in esclusiva sul giornaledelladanza.com il 21 dicembre 2020 in occasione del centenario della nascita di Alicia: era nata a L’Avana il 21 dicembre 1920, dove muore il 17 ottobre 2019.

E’ stata per me una grande, grande, grande Maestra, una meravigliosa artista. Sono stata molte volte da lei a Cuba, aveva una grande forza. Abbiamo ballato tanto insieme e lei ha creato anche una coreografia, un balletto per me!

Il suo ricordo è ancora vivo in me, una grande, una donna immensa. la porto sempre nel cuore!

Carla Fracci

(Esclusiva Giornale della Danza)

Ed ecco tuffarmi nel web per soddisfare il mio appetito di conoscenza e di notizie su Alicia Alonso “Prima ballerina assoluta”, una onorificenza assegnata a poco più di 10 ballerine nella storia della danza, che da morta voleva essere ricordata, questa la sua speranza, “come una artista onesta con la sua arte e con la sua epoca, che amò danzare sopra ogni cosa”.

“E fai bene a tuffarti nel passato” – mi dice la mia amica Yuleisy Cruz Lezcano, nata a Cuba nel 1973 e ora residente a Marzabotto (BO), dove si è trasferita  a 18 anni per studiare all’Università di Bologna e laurearsi in “Scienze infermieristiche e ostetricia” e in “Scienze biologiche” –  “perché quando il passato bussa alla porta è impossibile non invitarlo a un caffè”.

“A tu per tu con…” Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano?

Sì, proprio lei, la mia amica cubana, che voi lettori di ScrepMagazine avete avuto modo di conoscere e apprezzare nei miei “a tu per tu con…” del 6 luglio 2020 e 2021 e che oggi mi accompagna in questo viaggio alla scoperta di Alicia Alonso.

“a tu per tu con…” la poesia evolutiva di Yuleisy Cruz Lezcano

 

Lezcano – Sì, caro amico Fiore, oggi siamo in compagnia del grande gabbiano, dell’uccello dorato cubano, che sapeva volare in punta di piedi.

Siamo in compagnia di Alicia Alonso, che si esibisce con Fernando Alonso ed entrambi insieme ad Alberto Alonso, i creatori di quella che è giustamente  chiamata  “la scuola cubana di ballet”, una scuola che ha portato a un importante aggiornamento culturale di come esibirsi entrando in sé stessi per lasciarsi andare, per liberarsi tramite slanci e passi.

La vocazione verso la danza di Alicia è passione che si apre verso sentieri non battuti, rimasti soffocati dalla mancanza di sintonia con quel sentire profondamente diverso, in cui forma e tonalità dei gesti mostrano tutta la loro originalità.

Fiore – Chi è stato il maestro di ballo di Alicia?

Lezcano – Nicolay Yavorsky, un russo che, dopo la rivoluzione del 1917, si era trasferito a Cuba.

Alicia, una bambina dalle spiccate doti di ballerina, è stata di famiglia povera che stentava a pagarle le lezioni di danza.

Infatti pare che andasse a lezione con scarpe normali.

Alicia Alonso è stata un’artista che rispecchiava con tutta sé stessa la sua danza, è stata una donna che ha scritto una storia dentro la storia e riscritto sulle punte una danza emozionale.

Quando da bambina la contemplavo danzare nello schermo russo in bianco e nero della piccola televisione dei miei genitori, vedevo i suoi colori.

Per me erano brividi, i miei occhi diventavano laghi di emozione.

Sulle sue gambe Il Lago dei Cigni, Giselle, Carmen erano tutta un’altra storia.

Fiore – Possiamo tranquillamente dire che Alicia era luce, era festeggiamento  della  poesia  attraverso  la danza, tanto che perfino il grande scrittore José Lezama Lima ne è rimasto folgorato.

Lezcano – Sì, infatti, Lezama scrisse: “Una ballerina come Alicia Alonso ci dimostra che ci sono miriadi di iridescenze, metafore, riflessi, idee, nascite e presagi tra noi, che possono avere momentaneamente evidenza, raggiungendo forma e splendore quando danzati”.

Alicia è stata come l’ultimo passo di un tramonto rosso, prima del crepuscolo, è stata, in sé stessa, un popolo che rimane appeso alle coordinate di una poetica in movimento, un restare in un sospiro, un trattenere quel che si definisce festa nell’eco di tutte le sue progettazioni, che danno prova di tutte quelle realtà che non si vedono, ma si sentono. La sua arte, come dice Lezama, si posiziona “fra tutte le possibilità del futuro”.

Le sue esibizioni sono state cariche di potenzialità infinite!  

Alicia con la sua arte abita ancora le possibilità e le derivazioni dell’iperbole, dell’ipertelia, dell’eccesso come parti sostanziali della poesia.

Oltretutto,  ha  portato  la sua passione  fino  in fondo, al punto  di  essere ricordata  come “Alicia  la   ballerina   cieca”. 

Infatti, a 19 anni diventò, purtroppo, parzialmente cieca, ma, nonostante questo,  continuò…

Per  volare  si  aiutava  con  le  luci,  così  si  orientava  sulla scena, chiedendo inoltre ai partner artistici di trovarsi esattamente là dove lei pensava che si trovassero.

Alicia è stata l’irradiazione di una danza viva, una danza immortale che rappresenta le realtà dell’anima.

Fiore – Insomma una vita non fu semplice la sua né priva di delusioni, sforzi e sacrifici.

Lezcano – Già… da aggiungere che nell’autunno del 1941 i medici le diagnosticarono il distacco della retina e le ordinarono un anno di assoluto riposo. È in quel periodo che Alicia Alonso imparò a ripetere i gesti della danza nella sua mente e a immaginare i movimenti delle sue gambe.

I disturbi alla vista, fino alla quasi cecità, accompagneranno l’intera carriera della Alonso. Seppur quasi cieca fin dalla giovane età, danzò fino a 70 anni.

Fiore – Muore a 98 anni…

Lezcano – Sì… e i cubani le resero omaggio nelle strade e nelle piazze della capitale e i suoi ballerini danzando in riva al mare, per le vie della città e nel teatro a lei intitolato.

Fiore – Un tuo ricordo particolare?

Lezcano – Ricordo che quando abitavo a Cuba compravo sempre il profumo a lei dedicato di cui, nonostante i tanti anni trascorsi, quando parlo di lei, come in questa circostanza, ne avverto ancora l’aroma delicato e forte, una fragranza che la rappresenta e che è rimasta come un “tarlo buono” che apre i miei sensi a tanti bei ricordi.

Fiore – Possiamo dire che Alicia è come lo spirito di una farfalla che ancora vive fra il fiore e il mito?

Lezcano – Assolutamente sì… tanto è vero che perfino Alejo Carpentier disse:

“Formatasi all’interno di un popolo per il quale la danza risponde a un profondo bisogno di temperamento, Alicia ne è diventata, in una certa misura, l’Artista Nazionale.”

Infatti, l’arte della mitica ballerina e coreografa Alicia Alonso è rimasta nella memoria di diverse generazioni di spettatori che, dentro e fuori l’isola, hanno   applaudito la sua maestria, la sua tenacia, la sua dedizione.

Anche se devo dire che la sua arte non esprime luoghi, ma vive come dimensione di   una patria che, una volta conosciuta, diventa irrinunciabile.  

Alicia è una parte della storia di Cuba, quella parte sacra, che esce dal passato per cadere nel futuro, dove vivono le cose che nella morte non trovano morte.

La danza è un linguaggio, è un movimento che sfida la staticità, ed è così che durante i suoi balletti Alicia catturava gli spettatori.

Da bambina mi ha letteralmente rapita, è andata oltre lo schermo e mi ha fatto danzare, anche quando non avevo l’intenzione di farlo.

I ricordi di Alicia mi riportano a episodi della mia infanzia, mi portano a pensare a quante aspettative hanno i genitori con i bambini.

Mia madre diceva quando mi vedeva ballare: “Forse da grande sarà una  ballerina”;   invece, quando tornavo dalla scuola e raccontavo della mia maestra di musica che suonava uno strumento magico, il pianoforte, in modo così trascinante da farmi piangere dell’emozione,  anche   in   queste   occasioni   mia   madre affermava: “Forse da grande diventerà una pianista”.

Non sono stata né l’una né l’altra in quanto ballerina classica non ci si improvvisa, così come non si nasce né musicista né pianista…

Fiore – Alicia,  un’anima che danzava   nel   corpo   e  un corpo che danzava  nella  sua  anima?

Lezcano – In Alicia corpo e  anima  erano  una  coppia  abbracciata. Lei  non  solo dominava la tecnica accademica, ma anche l’arte dell’interpretazione teatrale, conosceva bene tutti gli ingredienti per intellettualizzare e spiritualizzare l’arte sulle punte.

Raggiungeva con le sue esibizioni così alto livello di virtuosismo tecnico-interpretativo, da essere assolutamente palese che dietro alla magia che creava c’era un costante esercizio etico del corpo, della mente e dell’anima insieme a tanto studio e sacrificio.

La ballerina per gran parte della sua feconda carriera dedicò molto tempo allo studio della storia e dell’origine della danza, giacché era consapevole che chi non conosce la storia di un’arte non conosce l’arte stessa.

La sua elevata conoscenza al riguardo si evince anche da tutte le sue numerose interviste, che sono di per sé un insegnamento.

Fiore – Quale balletto di Alicia preferisci?

Lezcano – Fra i balletti che preferisco Giselle mi fa ancora volare, vederla danzare in questo balletto mi ha fatto capire quanto Alicia sia unica e irripetibile.

Chi ha avuto modo di contemplarla, sa bene che questa icona della danza è in grado di condurre lo spettatore in quello spazio gnostico, che cerca gli occhi dell’uomo e si impadronisce del mondo attraverso le immagini.

Fiore – Alicia Alonso affermava che “la danza è nata con il ritmo, e il ritmo con il primo battito del cuore”.

Lezcano – La danza è un’espressione naturale del popolo cubano. Tant’è che si è sempre detto che i cubani sono “un popolo che balla”. D’altra parte, il Balletto Nazionale di Cuba, creato da lei nel 1948 con il cognato e il marito e il sostegno finanziario di Fidel Castro, portò la danza nelle fabbriche, nelle scuole e nelle zone dell’Havana più povere e disagiate per donare borse di studio, realizzando anche un lavoro significativo in diverse modalità di danza scenica.

Alicia così diventa non solo uno dei simboli culturali della sua isola ma dà un contributo alla danza internazionale mescolando il meglio delle scuole russa e italiana allo spirito latino.

Fiore – Tutto questo nonostante i suoi problemi fisici…

Lezcano – Sì, infatti proprio all’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso, la sofferenza di Alicia Alonso per la sua vista aumentò in modo allarmante tanto da dover subire tra il marzo 1941 e la metà del 1942 ben quattro interventi chirurgici: tre agli occhi e una alla gola.

Dopo l’ultima operazione agli occhi, si credeva che Alicia non avrebbe più potuto fare ciò che amava di più: ballare.

Per riuscirci era necessario un sacrificio difficilissimo, al limite del disumano: Alicia sarebbe dovuta rimanere a riposo, distesa sulla schiena, con la testa sempre immobile.

Né un giorno, né due settimane, né due mesi, ma un anno.

In diverse occasioni, ascoltando le sue interviste, l’ho sentita dire che per la sua igiene mentale, durante tutto quel periodo, aveva continuato a danzare con la  fantasia.

Nella sua mente ripassava le coreografie già apprese, ne inventava altre, imparava nuovi balletti e concepiva il modo in cui avrebbe ballato questo o quel personaggio. Fu in quel periodo di pura danza mentale che Alicia cominciò a dare forma alla sua Giselle.

Una dei miei balletti preferiti.

Fiore – Una donna, quindi, a ragione ancora viva nel ricordo del mondo della danza e non solo per la sua volontà di ferro…

Lezcano – … sì, tanto che quando fu dimessa dovette nuovamente imparare a camminare. Una donna che ci insegna che anche noi possiamo assumere e accettare le sfide della vita per un sogno, per una grande passione.

 

Fiore – In ultimo vogliamo ricordare i riconoscimenti avuti da Alicia? 

Lezcano – Nel 1958 il Dance Magazine Annual Award, nel 1964 il Cavalierato del Lavoro della Repubblica Democratica del Vietnam, nel 1966 il Grand Prix de la Ville de Paris, nel 1966 il Premio Anna Pavlova dell’Università della Danza di Parigi, nel 1985 la Medaglia d’oro del Gran Teatro de L’Avana, nel 1999 la Medaglia Pablo Picasso dell’UNESCO.

Fiore – Grazie, cara Yuleisy Cruz Lezcano, per questo tuo contributo nel ricordo della ballerina Alicia Alonso…

Lezcano – Grazie a te per avermi fatto rivivere emozioni e ricordi…

                                                                              

Vincenzo Fiore

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” Donatella Moretti

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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