Una rivoluzione

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Domani, 14 luglio, ricorrerà l’anniversario della Rivoluzione francese che durò molti anni, dal 1789 al 1799 ma la contrassegna questa data, 14 luglio 1789, perché quello fu il giorno della presa della Bastiglia.

La Bastiglia era una fortezza – prigione parigina, simbolo dell’assolutismo, ci fu un centinaio di morti tra gli assalitori e coloro che cercarono di difendere la fortezza, stando alle cronache di quegli anni pare che nella Bastiglia non ci fosse un gran numero di prigionieri e ciò fa pensare che l’assolutismo del re Luigi XVI non fosse poi così oppressivo e poliziesco, come un regime assoluto farebbe pensare. La Bastiglia era il simbolo del potere, per questo motivo la sua conquista ebbe un grande significato e poi, per la prima volta, il popolo parigino irruppe con coraggio di fronte al potere e si pose sulla scena della Storia incutendo paura.

La Rivoluzione francese è ben altra cosa.

Decenni prima, in Francia, i philosophes, così venivano chiamati filosofi ed intellettuali, con i loro scritti fecero capire che un mondo diverso era possibile, l’assolutismo poteva essere sconfitto dalla ragione e dalla lotta consapevole, dal riconoscimento dei fondamentali diritti.

La rivoluzione è la lotta, la rivolta del popolo contro i privilegi dei nobili, è la richiesta di giustizia sociale e di uguaglianza di fronte alle leggi. Il popolo, protagonista della rivoluzione, era un gruppo molto vario al proprio interno: vi erano lavoratori a giornata, spesso analfabeti, artigiani e commercianti in buona parte capaci di leggere e scrivere, impiegati e professionisti colti. Fu questa la forza del popolo decisiva in molte occasioni.

La rivoluzione è un modo nuovo di percepire il tempo e la storia che non sono più un susseguirsi di vicende subite ma un futuro da progettare in un mondo che deve migliorare. Voltaire, che era uno dei philosophes, auspicava una rivoluzione degli spiriti che abbandonassero le vecchie superstizioni e facessero trionfare la ragione. La Rivoluzione francese è ritenuta la prima vera rivoluzione dell’età moderna e fu influenzata anche dallo sviluppo delle tecnologie che diede all’uomo l’idea di poter controllare e modificare la natura.

La rivoluzione si può dividere in tre fasi: la prima monarchico – costituzionale, la seconda repubblicano – democratica, la terza repubblicano – moderata. Non è possibile ripercorrere i molti avvenimenti di quegli anni turbolenti, si può procedere individuandone solo qualcuno.

La prima fase è monarchico – costituzionale perché dagli anni 1789 al 1792 il re Luigi XVI è sul trono, anche se il suo potere appare indebolito, la Francia vive una gravissima crisi economica e finanziaria che i ministri delle finanze non riescono a risolvere, propongono allora che il clero e i nobili, proprietari di grandi latifondi, paghino le tasse sui loro averi. La nobiltà, che ha sempre goduto di ampi privilegi, non accetta questa proposta e chiede ed ottiene che sulla questione delle tasse si esprimano gli Stati Generali formati dai rappresentanti dei tre ordini: nobiltà, clero e Terzo Stato.

Gli Stati Generali non venivano convocati dal 1614, quando il voto avveniva per ordine, quindi nobiltà e clero si sarebbero alleati contro il Terzo Stato. Quando l’assemblea si riunì, si rese evidente che il Terzo Stato da solo aveva più rappresentanti degli altri due insieme e voleva il voto per testa (individuale). I nobili non avevano capito che la società francese nel tempo era cambiata, il Terzo Stato aveva ormai coscienza di sé, non voleva più subire lo strapotere di clero e nobiltà tanto più che costituiva il 98 % della popolazione, mentre i nobili erano l’1,5 % e il clero lo 0,5 %.

Il Terzo Stato era il popolo di cui dicevo prima, composito e intraprendente che decide, di fronte all’atteggiamento della nobiltà che si irrigidisce sulle sue posizioni, di agire da solo, quindi si riunisce nella sala della Pallacorda e dichiara di voler dare una Costituzione alla Francia. E’ questo il primo atto veramente rivoluzionario: la costituzione di un’Assemblea nazionale costituente (9 luglio 1789) con deputati che avevano diritto di voto individuale. Era la fine del antico regime e dell’assolutismo, la prima testimonianza della moderna sovranità popolare.

Dal lavoro dell’Assemblea nacque la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) che riconosceva il diritto alla libertà e all’uguaglianza ed estendeva il diritto di proprietà a tutti coloro che avessero i mezzi necessari per acquistare beni. La Costituzione fu completata nel 1791, riconosceva la monarchia costituzionale, il decentramento amministrativo e, per sanare il bilancio, incamerò i beni della Chiesa. Il potere legislativo veniva attribuito al Parlamento composto da una sola Camera, il re avrebbe scelto i ministri che non potevano essere membri dell’Assemblea. Questa ed altre deliberazioni dell’Assemblea delinearono una società borghese, sostenuta dalle insurrezioni popolari che spesso avevano anche contrastato tentativi contro rivoluzionari.

I rapporti, difficili, con il re che non condivideva le scelte dei rivoluzionari, si incrinarono del tutto quando si scoprì che aveva lasciato Parigi per organizzare un attacco controrivoluzionario. A Varennes, dove venne riconosciuto, fu fermato e riportato a Parigi. Entrò in città accolto da una folla muta e ostile, qualcuno scrisse che quel giorno il re Luigi XVI morì per la prima volta. Imprigionato insieme alla famiglia nella Torre del Tempio, accusato di alto tradimento, il 21 gennaio 1793, fu giustiziato. La condanna del re era una sfida all’Europa, un certo Lobas, deputato della Convenzione (la nuova Assemblea Costituente) scrisse:<<Eccoci ormai lanciati, ci siamo tagliati i ponti alle spalle: bisogna andare avanti per amore o per forza; ora è soprattutto il caso di dire: vivere liberi o morire >>.

Con la condanna del re siamo nella seconda fase della rivoluzione quella repubblicano – democratica (1792 – 1794), la Francia è in guerra contro Austria e Prussia che vogliono arginare il diffondersi della rivoluzione in Europa, politicamente prevalgono i girondini che rappresentano la borghesia delle provincie e sono democratici, non borghesi liberali come nella prima fase. Le cattive notizie che arrivano dai fronti di guerra rendono più difficile la situazione in patria e la Comune insurrezionale, formatasi a Parigi e in conflitto con l’Assemblea Legislativa, istituisce un <<tribunale criminale straordinario >> per giudicare i delitti contro la rivoluzione.

Si avvicina a grandi passi il momento di M. Robespierre, membro del Comitato di salute pubblica, giacobino. Austero e intransigente, Robespierre aveva il culto della virtù, per questo fu chiamato “l’incorruttibile”, avvocato e vicino alle idee del filosofo Rousseau aveva scritto: <<Il pericolo viene dalla borghesia, per sconfiggerla dobbiamo allearci con il popolo>>. Si formò cosi l’alleanza tra giacobini e sanculotti. I sanculotti erano i popolani che non indossavano la culotte, il tipico pantalone indossato dai nobili ed avevano una concezione democratica radicale.

Anche questa volta il popolo servì al potere ma con Robespierre alcune delle loro richieste furono accolte come la pena di morte per l’accaparramento, la leva in massa, requisizioni, economia di guerra e scristianizzazione. Queste concessioni furono fatte soprattutto per la difficile situazione economica in cui si trovavano le classi più disagiate ma i giacobini non abolirono la proprietà privata.

Ciò che rimane soprattutto in mente, di questo periodo, è il Terrore. La ghigliottina lavorava a pieno ritmo, oppositori politici di destra e di sinistra furono condannati a morte, si parla di 17000 morti in meno di un anno. Era questo il prezzo da pagare perché la rivoluzione non morisse.

Robespierre morì ghigliottinato insieme a molti suoi collaboratori mentre la “gioventù dorata” monarchica e alto borghese avviò una sanguinosa caccia al giacobino e al sanculotto, è questo il Terrore bianco che vuole portare indietro l’orologio della storia.

Nel 1797, l’ultimo estremo tentativo rivoluzionario fu attuato da F. Babeuf che chiedeva l’uguaglianza, l’abolizione della proprietà privata; la << congiura degli Eguali >> da lui organizzata fallì, fu arrestato e condannato a morte.

Dopo questi avvenimenti, sulla scena politica e militare francese si affaccia un giovane e ambizioso Napoleone Bonaparte che liquida la rivoluzione proprio nel momento in cui i principi di libertà, democrazia, i diritti dell’uomo si diffondono in tutta Europa in modo inarrestabile. Un mondo nuovo si mette in cammino.

Della Rivoluzione francese ormai non si parla più, il sangue, la violenza, la passione politica e civile, il sogno di un mondo diverso sono lasciati al passato come cosa morta. Si pensa che libertà, democrazia e diritti siano stati sempre, non si pensa che invece sono costati molto ad uomini del passato di cui non sappiamo nulla e che ci hanno regalato la bellezza dell’essere liberi.

La storiografia ha molto discusso sul valore della rivoluzione, se sia borghese o no, se prevalga il motivo politico o quello economico, se valga la pena di mitizzarla o no. Non entro in tale polemica, voglio pensare che nel 1789 iniziò un cammino verso la libertà, l’uguaglianza, la fraternità… il cammino continua ancora.

Gabriella Colistra

3 COMMENTS

  1. Grazie per quello che hai scritto e commentato condivido totalmente la parte finale ancora brava

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