“Speranze che sperai, sorrisi e pianti miei”

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…Speranze che sperai
Sorrisi e pianti miei
Promesse di allegria
E sogni in cui volai
Ed il primo spietato amor mio
Siete per me
Perduti e persi mai
Mi appassionai di voi
Su di voi giurai
E mi ci tormentai
Sembra niente, ma il cuore era il mio
Poi c’eri tu
Vento soffierà
La pioggia pioverà
La nebbia velerà
Il sole picchierà
Ma i ricordi non passano mai
Stanno con noi
Eccoti qui
Ma che buoni quei baci tra noi
Forse tu non vuoi smettere mai
Per vederti mi bastano
Gli occhi lucidi
Se ti piace e se ancora tu vuoi
Nel ricordo anche senza di noi
Tutto torna possibile
Anche tu sei qui
Qui nel cuore mio
Ma i ricordi non passano mai
Stanno con noi
Sono molto più forti di noi…

“I ricordi del cuore” di Amedeo Minghi…

Non so come mai, ieri mi sono ritrovata a cantare questa bellissima canzone di Amedeo Minghi “I ricordi del cuore“, ed ho avuto una specie di “flashback”. Mi sono rivista, per un attimo, una giovane mamma che mentre preparava la merenda alla propria bambina, spesso e volentieri guardava le telenovelas.

E rivedendomi come in un sogno mi sono chiesta: cosa sono i ricordi?

Sono momenti della nostra vita rimasti impressi nella mente,  ricordi che abbiamo e che spuntano fuori, di tanto in tanto, per farci piangere o ridere.

Momenti che rimangono nella nostra mente e che a volte riappaiono come il più grande dei tesori mentre cercavamo in un angolo di un cassetto di un vecchio comò in una soffitta, o ascoltando una canzone, proprio come è capitato a me. 

Ma i ricordi sono destinati a mutare, anche essi soggetti al nostro evolverci.

Con il passare del tempo si deteriorano, diventano quasi indefiniti e cambiano perché sono soggetti al processo ricostruttivo della memoria, che non scatta fotografie che restano immutabili, ma può variare.

Quindi la realtà e i ricordi a volte non coincidono.

I miei, per ora, sono ben definiti oserei dire che riesco a ricordare anche il colore di un vestito indossato in una situazione, in un momento particolare anche a distanza di decenni.

Alla fine degli anni Ottanta su Rete 4, andava in onda il programma Buon pomeriggio condotto da Patrizia Rossetti. In questo programma contenitore, venivano trasmesse le telenovelas, che a me piacevano tanto.

Erano decine sia le telenovelas che le soap, trasmesse in quegli anni e alcune sono andate in onda fino alla metà degli anni Novanta. Erano non solo girate, come succedeva comunemente in Argentina, ma anche in Italia, e la casa di produzione di Silvio Berlusconi, in quegli anni iniziava a produrre soap e telenovele.

Molti miei lettori, specie quelli fra i più giovani, sicuramente non avranno la minima idea di cosa esse siano, ma la telenovela “Edera“, che come sigla aveva proprio la canzone di Minghi, ha dato il via agli sceneggiati che vediamo da qualche anno sulla nostra TV.

Edera, la protagonista, rimasta orfana da piccola, viene cresciuta dalle suore in un convento, divenuta grande lascia il convento e va a lavorare come commessa. Incontra e si innamora di Andrea ma dovrà lottare con la madre di Andrea, Leona, interpretata da una bravissima Maria Rosaria Omaggio, che tenterà in tutti i modi di metterle i bastoni tra le ruote, arrivando quasi ad ucciderla per impedire l’amore tra i due.

Inutile dire che il loro amore avrà un percorso tutto in salita, fatto di dolore.Edera non conosce i suoi genitori, è stata abbandonata dalla mamma alla nascita. Suo padre non è a conoscenza della sua nascita, e l’unico ricordo che Edera ha di sua madre è un ciondolo, a forma di foglia di edera.

Da qui il suo nome. Ma Andrea, rimane vittima di un grave incidente aereo, perde la memoria e si innamora di una giovane vedova che lo soccorre e  che si prende cura di lui.
Edera, avuto il bambino che aspettava, cerca di affrontare la sua difficile situazione e viene aiutata sia dall’affetto di un padre ritrovato, dall’amica Cinzia e dalla madre Superiora Marta.

Finalmente Edera riesce a riavere con sé Andrea, proprio quando lo credeva morto. Tuttavia è molto difficile recuperare l’armonia di un tempo, a rendere più difficile tutto, c’è ancora una volta Leona, che arriva addirittura a rapire il nipotino e a farsi rinchiudere poi in una clinica psichiatrica. Non mancherà però il classico lieto fine.

Ripensare a questa telenovela e al periodo in cui è stata trasmessa mi ha riportato indietro nel tempo. Tempo in cui era tutto più facile. La vita mi sorrideva e quella nata da me focalizzava tutte le mie attenzioni e aspettative. Il fiore della mia gioventù era lì, a me sempre presente, l’unica ragione di vita.

La routine quotidiana fatta di tanti appuntamenti, tra cui quelli televisivi non si è mai rivelata spiacevole e soffocante. Anzi la vivevo in maniera intensa.

E poi se devo dire la verità mi piacerebbe moltissimo che Edera venisse ritrasmessa al posto delle repliche dei film programmati in estate. In quel modo potrei non solo ricordare, con un velo di tristezza, quel bellissimo periodo della mia vita, ma riguardare il tutto, con un occhio un po’ più critico e maturo.

Angela Amendola

 

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