La prima moglie: Rebecca

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La fanciulla che la sera avanti s’era vestita per un ballo in costume, io l’avevo lasciata dietro di me. La creatura seduta lì nel vano della finestra era nuova ed assai diversa. Avrei voluto restare lì seduta, senza parlare, senza dover ascoltare gli altri, riponendo nel cassetto dell’eternità questo momento in cui tutti eravamo in pace, soddisfatti e un pó assopiti, perfino l’ape che ci volava attorno. Tra poco non sarebbe più stato lo stesso, sarebbero arrivati un altro giorno, un altro anno. E noi forse saremmo cambiati, non ci saremmo mai più seduti così“.

Rebecca, la prima moglie
di Daphne du Maurier

Il libro scritto da Daphne du Maurier è una novella quasi gotica, per gli spiriti che aleggiano ed echeggiano intorno alla grande dimora dove vive la protagonista molto giovane e romantica.

Orfana, girando il mondo alla fine dell‘800 come dama di compagnia di una signora, a Monte Carlo, conosce Maxim de Winter, di una ventina di anni più grande, tenebroso, affascinante ma ombroso, e ricco inglese di cui s’invaghisce.

È rimasto vedovo di Rebecca, la prima moglie, donna di inarrivabile bellezza così dicevano tutti, ma lui la chiede in moglie.

Dopo il matrimonio, ritornano in patria, a Manderley, la tenuta da sogno di Max.

Da subito la protagonista si lascia nuovamente catturare dalla sua indole sognante e mentre il marito continua a non raccontare nulla della sua vita, lei vaga per le immense stanze, per i prati, per le colline e le spiagge, immaginandosi Rebecca dappertutto.

Anche perché sembra che la sua presenza sia ovunque, le stanze profumano di lei, la carta da lettere ha il suo nome sopra. Rebecca, Rebecca, la prima moglie.

Più intelligente di lei, più bella, più capace nel mandare avanti la casa, più raffinata…

Tutto questo mentre lei diventa sempre più scialba, più impacciata e più debole.

Il colpo di grazia le viene dato dalla governante della casa, la signora Danvers, devotissima alla defunta, che non fa altro che sminuirla ognivolta ne ha l’occasione.

L’ex dama di compagnia affronta, ad un tratto, una nuova vita come signora e padrona di una casa nobiliare dell’Inghilterra del Novecento.

Ma non riesce mai ad arrivare a quella perfezione di bellezza e fascino, che tutto e tutti intorno a lei, le parla di Rebecca. Manderley è un mausoleo alla sua memoria.

Un mausoleo tenuto in vita dalla governate, che odia profondamente la nuova moglie del suo padrone, colpevole di aver preso il posto della sua perfetta signora de Winter.

Ed è chiaro che, ad un certo punto, nella mente della giovane donna si insinua il verme della gelosia.

E proprio la gelosia retroattiva della protagonista, fa da padrona nel film.

La gelosia retroattiva nella donna, si focalizza, fissa il suo pensiero alla sfera emotiva ed affettiva: progetti di vita, sogni, momenti di tenerezza e questo non perché l’aspetto sessuale sia sottovalutato, al contrario, perché viene inserito all’interno di quel quadro di tenerezza, sentimento e amore, che fa assumere alla dimensione sessuale un ruolo secondario, ma non di poca importanza.

Suo marito non le dimostra mai cosa prova.

Si rivela essere un uomo scostante e taciturno e la neo sposa si convince piano piano che Rebecca sia ancora totalmente presente nella mente e nel cuore del suo uomo.

Si assiste, così, ad un crescendo degli eventi, che con un narrazione via via più cupa si conclude con un lugubre finale.

Finale clamoroso, tanto Hitchcok ne ha fatto un film con cui ha vinto due Oscar e, su Netflix è uscito un nuovo film con due stupendi attori, Lily James e Armie Hammer, che io ho visto e devo dire che mi è piaciuto.

Ma anche la biografia della scrittrice è degna di uno dei suoi romanzi.

Dame Daphne du Maurier, Lady Browning, nacque a Londra il 13 maggio 1907, ultima di tre sorelle. I genitori erano attori teatrali. Nel 1916 la famiglia Du Maurier si trasferì a Cannon Hall, una villa di stile georgiano ad Hampstead, Londra, il quartiere di intellettuali, artisti, musicisti e scrittori, la vita di Daphne sembra iniziare nel migliore dei modi. Ma la personalità complessa del padre ha un’enorme influenza sulla crescita delle figlie e sul loro futuro. Si comportava come un amico a cui poter confidare anche i più intimi segreti, ma guai se una delle figlie manifestava una qualsiasi volontà di rendersi indipendente. Daphne raccontava di quanto fosse difficile vivere con lui ed essere figlia e nipote di personaggi famosi. 
La scrittura diventa per Daphne una via di fuga dall’atmosfera familiare. Incoraggiata a scrivere da una governante, la ragazza usciva tutti i giorni per lunghe passeggiate vicino casa e camminando ideava trame e personaggi. Nel 1925 lascia Londra per frequentare una scuola a Parigi e qui incontra una donna che cambierà la sua vita. Daphne s’innamora della preside della scuola, di dodici anni più grande. Non è solo il suo primo amore, ma è anche una persona che la incoraggia a scrivere, a coltivare la sua dote e a vivere però una vita segreta.

Naturalmente, Daphne continuava a nascondere quel rapporto proibito, come nasconde altre storie d’amore, come quella con Gertrude Lawrence.

Ha un rapporto molto complesso con la sua sessualità, chiama quella parte della sua personalità il ragazzo in scatola, intendendo dire che sentiva di possedere un cuore di ragazzo dentro un corpo di donna.

Angela Amendola

“Speranze che sperai, sorrisi e pianti miei”

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