Se fosse stato…

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1° CLASSIFICATO
Premio
di Espressione dell’Anima
«La voce del buio»

II Concorso Artistico Letterario Internazionale “Athena Ars”
Sezione “Racconto Breve”
Premio Di Merito “Athena Ars”

Se fosse stato

Erano le 21.30 di una calda sera d’estate. Stellato il cielo afosa l’aria, per una passeggiata d’uscir decisi.
C’era una festa laggiù in paese e la musica, che in lontananza melodica la si udiva, mi rapì, accompagnando ogni mio passo tra le incerte note del solitario …
Avevo bisogno di un’ora di spensieratezza, e nulla più poiché quel tanto mi sarebbe bastato.
Arrivata nel luogo stabilito, nell’immediato notai quanto prorompente fosse l’animo in festa, che fra i tanti gioiosi si respirava.
Incontrai degli amici assieme ai quali mi aggregai e, nel frattempo di loquaci convenevoli, svelti ma non troppo ci avvicinammo alla piazza principale, proprio laddove a breve si sarebbe esibito un noto artista … Fu lì che incontrai lui, il lui del mio seguitar rimembranze.
Avvenne un rapido seppur eterno incrocio di sguardi: non era bello, non lo era affatto. Eppure, ai miei occhi, poteva dirsi esente da ogni difetto. Lui era lui, il lui quasi perfetto!
Dopo una breve presentazione, subito prese corsa una familiare sensazione, come se lo conoscessi da sempre, come se già fossimo amici, come se…
Nei suoi occhi mi perdevo, alle sue parole sorridevo, e il mio corpo tutto ardeva quando s’incontrava in un semplice sfiorarsi.
Ero persa, isolata, alla mercé d’una bramosia che solo nei suoi baci potevo soddisfare come no, troppo pochi troppo veloci da lasciarmi a sazietà, sazietà che solo l’ingordigia dell’amore avrebbe fin da subito elargito. Purtroppo però, questo mio straripante tutto confinato rimase, a divincolarsi fra le catene dell’incomprensione.
Lo amavo. Ma lui questo non lo capì.
Probabile non sapesse interpretare i messaggi, o captare i segnali, o più semplicemente non voleva arrendersi, come per paura del sentimento stesso.
Il suo corpo mi parlava sì, così come il mio era pronto a rispondere celere però no, per il suo cuore così non era proprio.
Ci frequentammo per poco tempo, ma non per questo il resoconto fu un trascorso meno intenso, assolutamente non posso dirlo perché sarei una mera, bieca menzognera.
Sostanzialmente facevamo tutto ciò che due giovani fanno durante una classica frequentazione: si parlava tanto, e di quel tanto si rideva, facendo colazione sul terrazzo tra i colori e i profumi dei fiori, e il cinguettio degli uccellini.
Trascorse sereno il nostro tergiversare mai volto a concludere, giovine e spensierato fino a quel giorno, un normalissimo giorno sbagliato, un giorno di imprevedibile routine.
Iniziava a frascheggiare, era il 28 di ottobre, con l’autunno che già aveva iniziato a dipingere le foglie degli alberi, e niente più farfalle.
Ricordo che il sole ancora c’era, sebbene al contempo si avvertisse tanto, ma tanto freddo.
Lo aspettai per ore, il “mio” lui, provando anche a telefonargli, ma era come se il buio si fosse appropriato d’ogni lucente speranza … Uno squillo a vuoto, poi due e poi tre, ancora, fino al lapidario tramonto d’un certamente voluto e moribondo castigo.
Tornai a casa allora, dissetando le acque della burrasca con le lacrime del mio grido e la rabbia di scalmi aguzzi … Mi tagliai, ferendo orgoglio e dignità parimenti essi si congedarono: nemmeno loro parteciparono al mio compianto.
“Cosa era successo? Perché sparire così senza alcuna spiegazione?”
La me sagacia interrogò l’altra me, la me che di sbagliato tutto aveva e a tutto si ostinava, senza ovviamente scovar risposta.
Andai dunque a cercarlo a casa, ma non mi aprì. Un tentativo lo riservai anche sul posto di lavoro, e lì si fece negare. Disperata, fino al bip di quel messaggio che mai avrei voluto leggere:
“Non mi cercare più! Smettila di importunarmi, non sei la donna adatta a me. Per me ci vogliono ben altre qualità che a te mancano. Se continuerai a darmi fastidio prenderò seri provvedimenti!”
Non riuscivo a credere a ciò che leggevo!
“Perché? Perché così tanta cattiveria contro chi gli aveva dimostrato solo amore?”
A nulla servì capire un tale comportamento.
Lo aspettai invano, per mesi, ma che dico forse anni. Ho atteso al pari di come si attende un treno alla stazione, che prima passa e poi si ferma, ero pronta a salire su quel vagone maledetto, diretta sola e anche illusa nei meandri del “se fosse stato…”
La rimembro un’attesa tanto dolce quanto vana. Treni ne ho visti a transitare, a sfrecciare, ma nessuno, e dico manco uno, a fermarsi. E di certo non il suo!
Così, dopo una lunga ed estenuante attesa, mi son decisa ad arrendermi, poiché era giusto farlo, lo era per me.
Ad oggi, che la vita entusiasta lei mi attende, e frenetica m’insegue per poi sfuggire, corrode solchi oramai visibili, perché lui c’è, sebbene il mio osservare sia cieco d’innanzi al suo negarsi.
Batte il mio cuore al ricordo del suo nome.
Chissà però se anche lui mi pensa, e chissà se anche lui, ogni tanto, rivolge scuse alla codardia del suo darsi alla fuga!

Antonia Flavio

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

In questo immenso mare

 

2 COMMENTS

  1. Racconto veramente coinvolgente e interessante…
    Complimenti!!!
    Vorrei conoscerti…sono anch’io uno scrittore… però di Thriller horror…
    Ti ringrazio anticipatamente.

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