Paul Cézanne (parte prima)

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PAUL CÈZANNE (parte prima)

“La casa dell’impiccato”

1873, olio su tela, 55 x 66 cm.

Parigi, musée d’Orsay

Figlio di un banchiere, Cèzanne studiò al collegio Bourbon di Aix-en-Provence, dove strinse amicizia con lo scrittore Emile Zola.

Interessato alla pittura sin dal periodo universitario, si recò a Parigi nel 1861, dove frequentò l’accademia Svizzera e studiò al Louvre le opere di Chardin, Caravaggio e Velasquez.

Tra il 1862 e il 1869 visse a Aix e Parigi, dove incontrò il pittore Camille Pissarro che avrà grande influenza sulla sua ricerca artistica.

Ma i suoi quadri inizialmente vennero rifiutati al Salon di Parigi.

Amareggiato dal rifiuto della critica, espresse un violento dissenso contro la cultura artistica francese.

Nel 1872 si stabilì ad Auvers presso Pissarro, che lo indusse ad abbandonare i temi classici per dedicarsi alla pittura all’aria aperta.

Cèzanne si avvicinò così al paesaggio, abbandonando i toni cupi delle sue prime opere.

“La casa dell’impiccato” è una delle tre tele che Cézanne presentò alla prima mostra impressionista del 1874.

Nel 1878 si ritirò in un villaggio vicino a Marsiglia dove visse sempre più isolato, continuando però a inviare quadri puntualmente rifiutati al Salon di Parigi.

Anni dopo però le opere di Cèzanne influenzarono i pittori “post impressionisti”, dai “Nabis” di Emile Bernard e Maurice Denis al “Cubismo” di Braque e Picasso.

L’interesse della critica e l quotazioni per i suoi quadri cominciarono a manifestarsi al Salon des indèpendents del 1899 al 1904.

Muore ad Aix-en-Provence nel 1906.

Un anno dopo venne organizzata al Salon di Parigi una grande retrospettiva che ne sancì la definitiva consacrazione.

“LA CASA DELL’IMPICCATO”

Il quadro rappresenta Auvers-sur-Oise, ed è un luogo molto importante per Cèzanne.

Qui viveva anche il dottor Gachet, anch’egli pittore, che aprì uno studio artistico per i pittori dell’epoca.

Cezanne, assieme a Courbet, Berthe Morisot e Van Gogh, ne usufruì gratuitamente.

Van Gogh inoltre, in cura da Gachet per problemi mentali, ritrattò il dottore in uno dei tanti capolavori dell’artista olandese.

Il dipinto raffigura Auvers-Sur-Oise, un piccolo scorcio dell’omonimo paese dove il paesaggio sembra essere inserito in un cuneo fra due grandi edifici in primo piano.

Al centro del dipinto, all’apparenza un soggetto semplice, quasi banale, Cezanne raffigura “en plein air” una casa di campagna.

Mentre la facciata è alta e stretta e la porta in basso è spostata verso destra, due finestre in verticale sono visibili in alto.

A destra e a sinistra, si notano i tetti di altre case.

Sempre in primo piano, di fronte alla casa, si alzano verso il cielo due alberi spogli.

Tra lo spazio delle due case si vede, in lontananza, un altro centro abitato e delle colline all’orizzonte.

A sinistra, al di sopra del tetto delle case, ondeggiano due piccoli alberelli.

La composizione termina con una strada che sale verso sinistra; un’altra che scende verso la parte centrale del quadro e una scarpata che forma una curva che sbuca verso destra.

Il gruppo di case sono dipinte con pennellate senza ordine prospettico ma costruite con le linee oblique dei tetti e le linee morbide delle colline sullo sfondo.

Da notare in questa immagine, ombre a parte, che non esiste un colore scuro e la luce solare diffusa è trasmessa dalla combinazione tra i colori brillanti ocra della terra e il cielo blu.

Il titolo dell’opera, mai spiegata da Cèzanne, contribuisce a chiarire l’atmosfera triste del dipinto.

Infatti, l’assenza di personaggi, la vegetazione scarna, gli alberi spogli che si innalzano tristemente, creano un forte clima di inquietudine e desolazione.

CONCLUDENDO:

L’influsso dell’ amico Camille Pissarro, con il quale lavorava regolarmente nella regione di Pontoise e di Auvers-sur-Oise è palese.

Infatti nel dipinto “La casa dell’impiccato”, ma come altre tele raffiguranti strade di villaggio costeggiate da abitazioni e fattorie contadine, si ritrovano molte influenze del maestro impressionista.

Tuttavia, se i paesaggi di Pissarro abbondano di personaggi e di movimento, in quelli di Cézanne non si vedono abitanti, né camini fumanti, né la benché minima traccia di un qualsiasi tipo d’attività.

Le case appaiono disabitate, inaccessibili, e la strada che si restringe prima di scomparire improvvisamente dietro un muro non sembra condurre in nessun luogo.

Con ogni probabilità, questa veduta desertica dalle linee accidentate, ben lungi dalla serenità dei futuri paesaggi di Cézanne, traduce gli interrogativi di un pittore (come vedremo nelle prossime puntate) ancora alla ricerca della propria strada.

Bruno Vergani

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Jules Bastien-Lepage “Il fieno”

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