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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (parte quinta)

MICHELANGELO MERISI detto il CARAVAGGIO (parte sesta)

“La crocifissione di San Pietro) 1600-1601
Dimensioni: 230 x 175 cm olio su tela
Santa Maria del Popolo, Cappella Cerasi, Roma

Il capolavoro, dipinto da Caravaggio, tratta un episodio molto intenso e significatovo accaduto nella capitale dell’Impero Romano.

Come molti sanno, l’apostolo Pietro, giunto a Roma per predicare la parola di Gesù, dopo essere fuggito dal carcere per l’ennesima volta, incontra Cristo sulla via Appia.

Egli, conscio delle intenzioni di Pietro di lasciare la città per sfuggire alla morte, gli si palesa davanti.

L’apostolo esterrefatto avrebbe esclamato: “Quo vadis, Domine?” (Dove vai, Signore?) ed il Messia di risposta avrebbe affermato: “Eo Romam, iterum crucifigi” (Vado a Roma, per essere crocifisso nuovamente).

Il primo Papa che la storia ci avrebbe consegnato tornò quindi a Roma per affrontare il martirio.

Caravaggio in questa opera rappresenta proprio il momento dalla crocifissione.

Il realismo “caravaggesco” permea l’intero quadro, la ricercatezza dei dettagli, da sempre, è una caratteristica peculiare dell’autore.

“LA CROCIFISSIONE DI SAN PIETRO”

Su uno sfondo scuro emergono le figure dei tre carnefici e dell’apostolo Pietro.

Pietro è inchiodato alla croce e investito da una luce violenta che risalta il suo corpo e il suo volto.

La “Crocifissione di San Pietro” ha un impianto molto solido e tutta la scena ha un vigore notevole.

Il taglio del quadro è decisamente innovativo per Caravaggio, con la scelta di comprimere l’immagine in un angolo visivo ristrettissimo che non riesce a contenere neppure tutta la croce.

Come è noto, al momento del martirio, san Paolo, che doveva essere crocifisso, chiese, per essere inferiore a Gesù, di essere crocefisso a testa in giù. Ed è quanto si apprestano a fare i tre aguzzini che stanno eseguendo il compito.

I tre sono tutti dipinti senza che ne possiamo vedere il volto: tecnica questa che serve ad accentuare la loro disumana mancanza di pietà.

Vediamo invece bene il volto di san Pietro, che ci appare senza alcuna trasfigurazione, come un povero vecchio in carne ed ossa, al quale viene imposto l’incredibile supplizio di essere inchiodato mani e piedi a delle assi di legno.

Non c’è nessuna dimensione trascendentale in questa immagine: lo sgomento che produce è la sensazione del dolore vero, inflitto ad una persona reale come noi.

Il tutto viene ancora più drammatizzato da questa oscurità che avvolge il dipinto.

Anche qui sembra che la notte sia calata, come metafora più ampia. L’oscurità che li avvolge è il buio delle coscienze, nel quale nasce la ferocia ma anche il terrore.

CONCLUDENDO:

Caravaggio ci mostra nel modo più fedele il meccanismo di morte che si è messo in moto.

Sembra quasi di poterlo sentire il rumore delle corde tirate, sembra di poterlo percepire lo sforzo dell’aguzzino che sorregge la croce sulla schiena, di quell’essere umano che ci mostra brutalmente in primo piano i suoi piedi screpolati e sporchi di bruna terra.

Così come brune prevalgono le tinte nell’intera e drammatica opera.

Bruno Vergani

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