Il 24 maggio 1900 nasceva Eduardo De Filippo, straordinario protagonista del panorama culturale italiano del Novecento, che ha saputo coniugare tradizione e modernità.

I suoi testi sono ancora attiali oggi, ma fare questa considerazione nell’epoca dei Social Network, della realtà virtuale, dei viaggi low cost, ci svela quanto le dinamiche di interazione non si siano sviluppate, emancipate a pari passo della tecnologia; abbiamo ancora come allora in fondo la stessa difficoltà col denaro e di vivere i rapporti familiari in modo armonioso.

Edoardo De Filippo ci ha lasciato una grande ricchezza che ancora oggi è presente in tutti noi, soprattutto nei napoletani, la capacità di apprezzare le piccole cose, abitudini che “sono la poesia della vita” come prendere una tazza di caffè.

Tra i tanti pensieri di autori e personaggi illustri che hanno ricordato l’arte del nostro grande maestro d’arte e di vita Edoardo De  Filippo,  vorrei condividere con voi quello di Felicio Izzo, preside del Liceo dell’Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata, che scrisse nel centoventesimo anniversario della sua scomparsa

“A noi che il presepe non lo facciamo più, ma solo perché se ne occupano i figli.
A noi che tutte le volte che usiamo i puntini “sospensivi” – che sono tre – pensiamo che dicono tutto, perché “ si recitano, i sospensivi!”
A noi che ci commuoviamo quando sentiamo che i figli – come i morti – sono tutti “eguali”.
A noi che, pur in ammirazione delle raccomandazioni, non abbiamo mai fatto il caffè con il “coppitiello”.
A noi che Luca, il figlio, l’abbiamo conosciuto, ospitato e onorato.
A noi che abbiamo riso della magia che trasforma il colombo in pollastro, e compreso che la vera “grande magia” è l’anima umana, immensa e miserabile.
A noi che conosciamo a memoria tante sue battute, le stesse che abbiamo inoculato, come un vaccino, ai parenti lombardi nelle serate natalizie.
A noi che non potremo mai dimenticare che “buatta” è un francesismo.
A noi che abbiamo vissuto tante nottate e tutte sono passate.
A noi che abbiamo scoperto che i fantasmi possono essere desideri malvagi.
A noi che abbiamo dimenticato sia stato anche senatore ma solo perché non rinunciò al suo nome, singolo e assoluto: Eduardo.
A noi a cui continua a far paura, più di ogni altra categoria umana, il fesso.
A noi, eterni genitori e figli, che vorremmo trovare o aver trovato, il tempo per dire “Si te parlo, me parlo / si te veco, me veco…”.
A noi che sappiamo che la disgrazia non manda telegrammi.
A noi per cui Eduardo è tutte le stagioni della vita. La capacità di incantarsi, dell’infanzia, e di sorridere. L’ostile e vorace supponenza della gioventù. Il confronto costante della maturità, con la sua quieta serenità senza rimpianti o rimorsi. La docile disponibilità al ricordo della vecchiaia. E l’amara dolcezza dell’accaduto riassunto in un momento, che la tarda età propone,
A NOI. PER NOI, l’ultima commedia di Eduardo è quella che noi scriviamo e viviamo ogni giorno. E sempre da protagonisti. Ognuno con il suo talento”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui