Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (parte dodicesima)

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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (parte undicesima)

MICHELANGELO MERISI detto il CARAVAGGIO (parte dodicesima)
“Martirio di Sant’Orsola” 1610
Olio su tela, cm 140 × 170
Collezione Banca Intesa

Con questo dipinto (è anche l’ultima opera di Caravaggio), concludo la critica sui suoi capolavori.

Il “Martirio di Sant’Orsola” è una leggenda e narra che Orsola, figlia di un Re bretone, viaggiò con undicimila vergini (ma in realtà erano solo undici) verso Roma per essere accolte da Papa Ciriaco.

Sulla via del ritorno esse arrivarono a Colonia, che nel frattempo era stata conquistata da Attila, Re degli Unni.

Secondo la leggenda le vergini furono tutte trucidate dai barbari in un solo giorno poiché si rifiutarono di concedersi; tutte ad eccezione di Orsola, a cui Attila, colpito dalla sua bellezza, chiese di diventare sua moglie promettendole salva la vita.

Ella però si rifiutò e il Re Unno, offeso, la fece uccidere dai suoi soldati a colpi di frecce.

“MARTIRIO DI SANT’ORSOLA”

La scena si svolge all’interno della tenda di Attila, il primo sulla sinistra, che ha appena scagliato la freccia che colpisce la Santa e che sembra quasi pentito, rammaricato del suo gesto.

Sant’Orsola, colpita all’altezza del seno, cala la testa in direzione della ferita e con le mani evidenzia il punto colpito dalla freccia, segno del martirio.

Il volto non è sofferente, ma rassegnato alla morte, come dimostrato dal colorito della pelle, molto più pallido degli altri personaggi e tipico di chi ha perso molto sangue e si appresta a morire.

Altre tre figure sembrano sorreggere la Santa, tra cui quello al centro con la bocca spalancata, quasi a condividere il dolore del martirio.

Come tutti i dipinti del genio lombardo, anche qui il gioco tra luci ed ombre ha un ruolo fondamentale.

Ma questa volta Caravaggio va oltre dando maggiore spazio alle zone buie, illuminando solo pochi dettagli fondamentali.

CONCLUDENDO:

L’ultimo capolavoro di Caravaggio, “Il martirio di Sant’Orsola” appunto, ha richiesto particolari attenzioni dal punto di vista conservativo.

La fragilità di quest’opera risale addirittura al giorno del suo completamento.

Il dipinto, che era stato commissionato dal banchiere genovese Marcantonio Doria, fu ritirato da un suo emissario, un certo Lanfranco Massa, quando però la vernice non si era del tutto essiccata.

Per rimediare velocemente, come lo stesso Massa riferisce in una lettera, questi espose il quadro al sole… sciogliendo ulteriormente la vernice.

Ultimo particolare de “Il martirio di Sant’Orsola”: Caravaggio si rappresenta (vedi foto) come l’uomo di profilo dietro la Santa.

È il suo ultimo autoritratto.

Due mesi dopo, malato e divorato dalla febbre, la sua breve vita ha termine sulla spiaggia di Port’Ercole, quando ormai il Papa aveva firmato la sua grazia.

Bruno Vergani

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