Ecco il mio pensiero sulla figura del poeta.
È una consapevolezza che mi accompagna da sempre e che il tempo ha mantenuto immutata.
Quando mi si rivolge con l’appellativo di “poetessa“, so che molti si esprimono in questi termini nei miei confronti perchè mi vogliono bene, mi stimano e apprezzano i miei scritti.
Io preferisco parlare di prosa poetica per quanto riguarda le mie composizioni a tematica amorosa.
Non lo faccio per modestia smodata.
In verità ho una certa considerazione della poesia, sicuramente frutto della formazione umanistica ricevuta, nel senso che un componimento poetico, per definirsi tale, deve rispettare determinate regole.
Poeta è per me Dante con il suo immortale e Divino endecasillabo, per la letteratura latina è il Virgilio dell’Eneide e per quella greca, che io amo tanto, è l’Omero dell’Iliade.
Poeta non è chi riesce a svuotarsi della solitudine portando fuori il proprio universo interiore, chi sa scrivere versi strappalacrime e neppure chi adopera termini ricercati per dare sfoggio della propria erudizione.
La poesia è lontana da questi stratagemmi.
Per definirsi poeta non basta essere dotati di un grado alto di immaginazione e sentimento.
E non basta possedere la capacità di comunicare un messaggio.
È sufficiente leggere questo verso di Rainer Marie Rilke per capire qual è il mio pensiero.
“Ai veri poeti il primo verso viene regalato da Dio…“.
“La poesia sfugge alla linea dritta, non ha la dirittura della prosa: serpeggia – si volge e si drizza serpentina – si muove a spire: è spira e spiritus: soffio, fiato, sibilo. E come il serpente, è immagine di magia: l’opera serpentina della poesia è incantare il mondo – reincantarlo sempre col suo eterno istrio ipnotico, allucinatorio; con il suo occhio, fisso – e con il suo moto sfuggente“.
(Gianfranco Palmery, Il poeta destituito)
Una poesia deve arrivare al cuore, è il linguaggio dell’anima.
Non solo, ma deve provocare un’emozione tale che il respiro rimane sospeso e che si rinnova ogni qualvolta ci si immerge nella lettura di un suo verso.
“E il naugragar m’è dolce in questo mare“.
Piera Messinese






