L’Inquisizione, Isabella e Il Sabba

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È un argomento molto spinoso, quello che toccherò anche se in modo superficiale, ed è l’Inquisizione che era l’istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa Cattolica per indagare e punire, con un Tribunale apposta, tutti i sostenitori di teorie che erano considerate contrarie a quella cattolica.

Istituzione stabilita nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da Papa Lucio III e dall’Imperatore Federico Barbarossa, con la nascita della “Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem“.

La costituzione suddetta, stabilì il principio che si potessero formulare accuse di eresia contro chiunque loro ritenessero opportuno per un motivo e iniziare un processo contro di lui anche in assenza di testimoni attendibili.

Ed ho avuto modo di leggere libri e di vedere film e serie TV sull’argomento, e curiosamente mi sono un po’ soffermata a fare ricerche per quanto concerne l’Inquisizione spagnola. L’Inquisizione spagnola venne istituita in Spagna nel 1478 con una bolla di Papa Sisto IV, dietro sollecitazione, da parte di Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia.

Ma a differenza dell’inquisizione medievale, qui gli Inquisitori dipendevano solo dalla corona spagnola e non direttamente dal Papa.

E ci fu addirittura, qualche anno fa, qualcuno che parlò di beatificare Isabella di Castiglia.

Fortunatamente non si giunse mai alla sua beatificazione, perché questa proposta scosse gli ebrei e non solo, che la giudicarono inopportuna tanto che, l’ex presidente Francesco Cossiga la definì addirittura una proposta “ripugnante”, aggiungendo che “proprio lei diede ai poveri ebrei la spinta decisiva in quel cammino che doveva tragicamente concludersi ad Auschwitz”.

Perché al contrario di quanto si è spesso detto su questa sovrana, Isabella mostrò fin da subito di avere ambizioni solo politiche e fu tutt’altro che una donna tutta chiesa, casa e famiglia.

Va ricordata come una regina guerriera che non esitò a mettersi al comando dei suoi soldati per lottare per l’unità nazionale, che era il grande obiettivo della sua vita.

L’apice delle violenze del periodo del suo regno, si avrà con l’arrivo dell’Inquisitore generale Tomas de Torquemada, considerato da lei un Santo.

Pian piano l’Inquisizione, unica istituzione ad avere potere su qualsiasi classe sociale e sull’intero territorio monarchico, arrivò presto a occuparsi anche di bigamia, omosessualità e stregoneria.

Col passare dei secoli, capita che, nel 1609 l’inquisitore Rostegui, viaggia per i Paesi Baschi alla ricerca di streghe da condannare al rogo.

Approdando in un villaggio costiero privo di uomini, tutti marinai fuori per la pesca, fa arrestare cinque ragazze con accuse poco chiare e pretestuose e le costringe con torture a confessare di aver preso parte ad un rito satanico del Sabba.

Alla fine qualsiasi donna, che in quei tempi cupi, avesse qualunque tipo di indipendenza, poteva essere considerata strega.

E qualunque donna che restava fuori dal controllo maschile era oggetto di interesse da parte degli inquisitori, le donne sole, nubili o vedove, povere, vecchie, straniere, o solo malinconiche e le guaritrici.

La figura della strega ha da sempre affascinato il mondo letterario, cinematografico e televisivo.

Quando si parla di persecuzione delle streghe, facendo riferimento a dolorosi fatti storici, tutto viene visto da punto di vista maschile e maschilista che porta le protagoniste a essere trattate come colpevoli.
Ma ciò non accade nel film Il Sabba, che ho visto pochi giorni fa su Netflix, il film del regista Pablo Aguero.

Tratto dal libro La strega, pubblicato nell 1862, di Jules Michele, il libro racconta le pene inflitte alle donne tra il ‘300 e il ‘600, quando finirono sul rogo oltre ventimila donne innocenti.

Il film fa ricostruzioni storiche, ma riesce a cambiare la visione di quelle povere ragazze, che sono sei, consegnando allo spettatore un ritratto originale di queste.

Un ritratto che mostra sotto una luce nuova le presunte “streghe”. Il film è ambientato nel 1609 nei Paesi Baschi e narra la reale caccia delle streghe condotta dal magistrato e inquisitore francese Pierre de Lancre.

A differenza della classica visione che si tende a dare delle streghe, nel film in questione, il regista descrive le giovani protagoniste come felici, luminose e piene di risorse, molto simili alle donne di oggi.

Ragazze che vengono accusate per un reato che non hanno commesso, interrogate su riti e figure demoniache che loro ignorano.

Ne Il Sabba allora a emergere è, oltre alla loro innocenza, la visione che gli viene affibbiata dal clero, in questo caso sono state denunciate dal prete del loro villaggio.

“Non c’è niente di più pericoloso di una donna che balla”.

E pericolosa è anche la donna che non teme gli uomini che la temono, come dice l’anziana della locanda, che ospita a malincuore gli Inquisitori, alla giovane Marie che si autoaccusa per salvare le altre cinque .

Le ragazze decidono che l’unico modo per tentare di avere una possibilità di salvezza dal rogo, è quello di aspettare i marinai che rincaseranno con la luna piena.

Nell’attesa, daranno all’Inquisitore ciò che egli desidera, un racconto fantasioso del Sabba che parola dopo parola attrae il magistrato, lo scuote e ammalia, tanto che in modo più che lascivo, si contorce addosso alla giovane Marie, eccitato dal suo ballo.

E dove il prete, e l’inquisitore vedono una strega, gli spettatori come me, vedono una ragazza ribelle e gioiosa come ce ne sono milioni ai giorni nostri.

Accusate di ballare e cantare sulla scogliera spesso, per il prete del villaggio, la loro felicità nel farlo era ad opera di Lucifero. Un film drammatico, che parte da memorie storiche ma che riesce a donare alla storia uno volto quasi femminista e che ben si adatta al nostro secolo e alla voglia di indipendenza femminile.

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Mustang – Le cinque sorelle

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