La storia dei chiodi sul muro

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Tanto tempo fa, narra la leggenda che c’era un ragazzo con un carattere molto brutto e irascibile.

Nessuno poteva contraddirlo che subito diventava maleducato e insultava anche pesantemente chi osava contrastarlo,spesso era arrivato anche a picchiare i suoi amici che a poco a poco si  erano allontanati  da lui.

Un giorno il ragazzo si rese conto della sua difficile situazione, con il suo brutto carattere era rimasto solo.

Il padre vedendolo triste e pensieroso gli chiese il motivo della sua tristezza e alla fine dello sfogo del figlio, gli consegnò un sacchetto con dei chiodi e gli suggerì di piantarne uno sul muro del giardino ogni volta che avrebbe perso la pazienza e avrebbe voluto litigare con qualcuno.

Il ragazzo il primo giorno piantò trensette chiodi nel muro.

Nei giorni successivi, a poco a poco, imparò a controllarsi, e il numero dei chiodi piantati diminuì giorno dopo giorno: aveva scoperto che poteva controllarsi.

Infine, arrivò il giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo sul muro.
Andò da suo padre e gli disse che quel giorno non aveva piantato nessun chiodo.

Il padre allora gli suggerì di togliere un chiodo dal muro per ogni giorno in cui non avesse mai perso la pazienza.

I giorni passarono e infine il giovane poté dire a suo padre che aveva levato tutti i chiodi dal muro.

Il padre condusse il figlio davanti al muro e gli disse:

Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda tutti i buchi che ci sono sul muro. Non sarà mai come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di cattivo, gli lasci una ferita come questa. Puoi piantare un coltello in un uomo e poi tirarglielo via, ma gli resterà una ferita. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita resterà per sempre. Anche per le ferite verbali è così, fanno male e il segno rimane tanto quanto quelle fisiche“.

Il ragazzo aveva compreso la lezione e se i buchi del passato non poteva più farli scomparire, poteva non crearne di nuovi.

La morale della leggenda, perché tutte le storie hanno una morale, è che l’importante non è tanto riuscire a controllare se stessi, quanto non fare mai del male a nessuno.

Una storia che è una grande insegnamento di vita…

ERA DOLORE

Come lupi famelici
della mia carne
vi siete cibati.
Arroganti con grasse risate
le mie vesti avete stracciato.
I capelli a ciocche tirato.
Il mio pianto sommesso
non vi ha inteneriti
e neanche le mie urla
da belva selvatica.
In un angolo buio
mi avete rinchiusa ,
a parlare con me stessa.
Sola , delirante e confusa ,
il dolore dopo
non é più riuscito
a farmi male.
E da li sono rinata
anche se piena di nascoste ferite .
Cicatrici nell ‘anima
che raccontano la mIa sofferenza.
Alla luna e alle stelle
chiedo sogni fatati.
Al sole che illumini
il mio nuovo cammino.
Al vento il suo abbraccio più forte perché mi conduca lontano con se,
dove i sogni  diventano realtà.

Antonella Ariosto

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

8 COMMENTS

  1. Anche se nessuna regola vale sempre e per tutti, il mondo è anche pieno di persone che maldestramente provano a rattoppare e girano con improbabili vasetti di stucco, col risultato che il tentativo di rimediare spesso è anche peggiore del danno arrecato. L’esperienza insegna che i corsi ed i ricorsi sono destinati al medesimo risultato, solo in rari casi si riesce a superare una ferita, un tradimento, un’offesa, ma bisognerebbe volerlo entrambi e partire su basi differenti. Nei casi dubbi, attenersi ai fatti e vedere i risultati nel medio-lungo termine.

    • Caro Massimo perfetto come sempre il tuo commento,una storia deve avere una morale,dare un insegnamento e anche se non siamo tutti uguali, come bene dici,il male ci ferisce…come dice la grande Alda Merini: “Mi piace chi usa le parole per non ferire” grazie di cuore

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