“La fine del sogno cileno “di Francesca Rita Bartoletta

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Il Rivoluzionario non violento.

Come ogni anno, l’11 settembre il cuore mi suggerisce di evocare il ricordo della morte del leader socialista cileno Salvador Allende. Divenuto presidente del Cile il 4 settembre 1970, vittima di un colpo di stato organizzato come si presume, da Cia e Dia, in due per un complotto, il mandante, la Casa Bianca.

Si narra, da alcune indiscrezioni uscite dalla Casa Bianca, che una sola strada era percorribile per mettere la parola fine all’onda socialista, instaurare un regime totalitario lungo e sanguinoso mediante l’organizzazione di un colpo di Stato, in modo tale che, nessun cileno rimasto in vita avrebbe avuto modo di rimpiangere le idee socialiste.

E’ mentre il popolo cileno festeggiava Allende che, Il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, apprese la notizia della vittoria del Companero Presidente, come veniva chiamato dai suoi sostenitori, fu Kissinger a portare il risultato elettorale del Cile al Presidente, entrando con aria ancora incredula nello Studio Ovale della Casa Bianca.


< Merda! >, esclamò furioso Nixon, all’udire la notizia.

Kissinger tradusse simultaneamente l’ira del Presidente, il suo stato d’animo furioso, presto si sarebbe tramutato in eventi nefasti, ne era certo, come inevitabile era lasciare tracce indelebili nella storia dell’umanità, come monito a chi consentiva e apriva il varco alle politiche sovietiche.

Pagine di vergogna e di atroci delitti furono scritte in seguito.

Un golpe ecco quello che occorre per eliminare definitivamente le illusioni socialiste, ripeteva a se stesso Nixon, ossessionato dalle camicie rosse, come tutti i governi americani del resto, non era sua intenzione perdere il controllo politico ed economico sul Cile, uno Stato tanto ricco e fiorente, ma sfruttato da sempre.

E’ impensabile organizzare un colpo di stato dall’oggi al domani, soprattutto quando il consenso popolare è così ampio…

Il golpe deve apparire come un momento di liberazione dal tiranno socialista, e il suo governo un fallimento.

Sono sulla buona strada, pensò il Presidente Nixon.

Screditare la persona di Allende e rendere vano ogni tentativo di libertà ed uguaglianza sociale, facendolo passare per la persona che non è, un buffone che aveva promesso invano il benessere e il valore della giustizia, un elemento importante da quelle parti di mondo, visto il tasso di corruzione e criminalità negli anni che precedettero il governo Allende, dove il potente veniva tutelato dalla giustizia compiacente e il povero pagava anche per colpe che non aveva…

La via Chielena al socialismo“ doveva restare un pessimo ricordo nelle menti di tutti.

E così Nixon, quattordici giorni dopo la vittoria di Allende, avvio la regia che avrebbe avuto il compito di organizzare il complotto contro la democrazia dello stato cileno, raggiunta faticosamente ed eletta a furor di popolo. Chiamò a sé le Multinazionali che operavano in quei territori, chiese la complicità di imprenditori conservatori, latifondisti e piccoli proprietari terrieri che mal avevano digerito il lavoro dei contadini tutelato dai sindacati, conservatori fedeli al sistema, il quale garantiva loro facili guadagni attraverso lo sfruttamento del capitale umano.

Servizi segreti, stampa e ogni mezzo di comunicazione venduta all’imperialismo Americano fece il resto.

La macchina del fango era stata messa in piedi, nessun dettaglio era stato trascurato, il mostro infame era pronto a destabilizzare il governo, indebolirlo in tutti i suoi aspetti questo era lo stratagemma infame, erano disposti a creare disordini sociali, far saltare ponti, e quant’altro occorreva per rendere la vita impossibile, con la complicità ben retribuita dei responsabili dei siti danneggiati.

Dubbio e malessere erano all’ordine del giorno, licenziamenti ingiustificati cominciavano a pesare sulla tranquillità dei lavoratori e quando al popolo manca il lavoro, il pane e le medicine per curarsi, è facile trascinarli dove si vuole, le persone valutano in base a quello che vedono e vivono sulla loro pelle e quando i diritti vengono a mancare il malcontento è servito.

Il tarlo del dubbio si instaura con estrema facilità nel cuore di ognuno e tutto diventa incertezza e paura e la fiducia vacilla come canna al vento.

Le principali Multinazionali abbandonarono il paese, lasciando dietro di se disoccupazione e disperazione, i prezzi del rame crollarono, principale prodotto esportato dal Cile.

La popolazione si trovò ad affrontare una situazione difficile e di forte disagio , spinta nell’abisso della povertà.
Fare di tutto per affossarlo e se c’è un modo di spodestarlo, bisogna farlo.

Henry Kissinger, all’ epoca segretario della Sicurezza Nazionale, suggerì al presidente Nixon un intervento diretto, senza mezzi termini, ma per timore dell’opinione mondiale scelsero una via distruttiva si, ma più morbida e diluita nel tempo.

Strategia del modus vivendi”, la chiamarono, che consisteva di appoggiare l’opposizione di destra e di centro del governo Allende, con la promessa del futuro successo delle elezioni che si sarebbero tenute nel 1976. Neanche le forze politiche locali erano a conoscenza della totalità del piano, e della sua prossima crudeltà, ma quando se ne resero conto, ormai era troppo tardi, la loro complicità non gli permetteva più di compiere passi indietro, paura, codardia e ingordigia fecero il resto e furono costretti di vendere l’anima al demonio .

Il lento logorio economico imperava sul popolo affamato, scioperi , minacce e disordini erano all’ordine del giorno.

Artisti, poeti e la cultura in genere, man mano fu censurata e molti costretti all’esilio.

Molte persone del colore politico del Presidente Allende e amici dello stesso, venivano prelevati torturati e poi sparivano nel nulla, da qui nasce il terribile fenomeno dei “desaparecidos”.

Di seguito sopraggiunse il sollevamento dei militari capeggiati da una figura vicino ad Allende, il generale Augusto Pinochet, un uomo senza scrupoli e, poiché aveva avuto mano libera nell’esecuzione del Golpe, proseguiva spavaldo con i carri armati per le vie di Santiago, spargendo terrore e morte tra i dissidenti al nuovo regime.

Ormai si era giunti al culmine del colpo di stato non restava che, conquistare la Moneda il palazzo Presidenziale, dove risiedeva in quel giorno Salvador Allende e i suoi fedeli. Non sapremo mai cosa sarebbe successo quella mattina se il presidente avesse scelto la via della negoziazione, per tentare di salvare la sua vita e della sua giunta, ma cosa certa è, che la storia sarebbe stata raccontata in modo diverso, anche se invariati sono rimasti gli atroci anni subiti dal popolo cileno.

Ma questa è la storia di un uomo che incarnò un processo di cambiamento, attraverso la democrazia , un termine che ai nostri giorni sembra privo di significato, tanto è stato snaturato e usato malamente.

Questa è la storia di un uomo che si è battuto per i diritti del popolo cileno ed un uomo che vive per i valori, non può che morire per essi.

Nel mentre i carri armati si avvicinavano al palazzo presidenziali e gli aerei di guerra sorvolavano i cieli di Santiago, il Presidente, alle 9.15, seduto sulla sua poltrona, prese il microfono e si collegò con radio Magallanes e con queste parole si congedò con la sua gente:

…”amici miei, questa è l’ultima occasione che ho per rivolgermi a voi. L’aviazione ha bombardato le antenne di radio Portales e radio Corporacion. Nelle mie parole non c’è amarezza ma delusione, e saranno queste il castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento… (interferenza)… soldati del Cile, comandanti in capo effettivi, l’ammiraglio Merino che si è auto designato, più il signor Mendoza, generale vile che solo ieri aveva mostrato la sua fedeltà e lealtà al governo, anche lui si è nominato Direttore Generale dei carabinieri.
Alla luce di questi fatti, non mi resta che dire ai lavoratori: io non rinuncerò! Giunto a un momento storico, pagherò con la vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che consegneremo alla degna coscienza di migliaia e migliaia di cileni, non potrà essere totalmente distrutto.
Hanno la forza, potranno abbatterci. Ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia patria,vi voglio ringraziare per la lealtà che avete sempre avuto. La fiducia che avete riposto in un uomo che fu solo interprete di grandi aspirazioni di giustizia. Che si impegnò a rispettare la costituzione e la legge, e mantenne la parola. In questo momento definitivo, l’ultimo nel quale mi posso rivolgere a voi, desidero che impariate la lezione. Il capitalismo straniero, l’imperialismo, unito alla reazione, creò il clima perché le forze armate rompessero la loro tradizione, quella insegnata da Schneider e riaffermata dl comandante Araya, vittime della stessa classe sociale che oggi starà a casa sua sperando di riconquistare per mano altrui il potere di continuare a difendere le proprie tenute e i propri privilegi. Mi rivolgo soprattutto, all’umile donna della nostra terra, alla contadina che ha creduto in noi , all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha saputo della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a quelli che alcuni giorni fa hanno lavorato contro la sedizione promossa dai collegi professionali, collegi di classe perché difendono i vantaggi che una società capitalista concede solo a pochi. Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato e trasmesso allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati … Perché nel nostro Paese il fascismo era già da tempo presente, negli attentati terroristici, facendo saltare in aria i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, con il silenzio di coloro che avevano l’obbligo di intervenire: ma erano coinvolti. La storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà messa a tacere, e la mia tranquilla voce metallica non vi arriverà. Non importa. Continuerete a sentirla. Sarò sempre con voi. Perlomeno il ricordo di me sarà quello di un uomo degno che è stato leale alla lealtà dei lavoratori. Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi abbattere o crivellare, ma non può neanche farsi umiliare. Lavoratori della mia patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento ha la pretesa di imporsi. Continuate ad essere certi che, più presto che tardi, riapriranno le grandi strade per le quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà inutile, sono certo che, perlomeno, sarà una lezione morale che castigherà la slealtà. La vigliaccheria e il tradimento”.

Dopo quelle parole, un lungo silenzio colmo di paura cadde fra i presenti, dove il Presidente Allende tenne il suo ultimo saluto, erano consapevoli di cosa sarebbe accaduto da li a poco, l’angoscia era più forte di qualsiasi altro pensiero. Come si fa a descrivere un momento così atroce, quali sono le parole che si possono scrivere, per far percepire a chi legge, il vero senso della tragedia ?

Quando il palazzo cominciò a tremare sotto i primi attacchi delle bombe e il sangue si fece gelido nelle vene e il terrore era visibile negli occhi di tutti, il sentimento di gratitudine e ammirazione per quell’uomo di onore si fece spazio nei cuori di tutti e con fedeltà, si strinsero intorno al simbolo della democrazia.

”Era come se fosse preparato ad affrontare quel momento”. Il suo coraggio era più forte di qualsiasi altro sentimento, che un uomo normale può avvertire in una situazione tragica, era ancora il nostro “Presidente della Repubblica “ dirà in seguito l’ispettore Arturo Jiròn. “La sua voce era calma e ferma, il suo non sembrava l’estremo respiro di un uomo che era sul punto di morire, ma il degno saluto di chi entrava per sempre nella storia. Si compiva il suo destino”, disse la cugina Isabel Allende , la scrittrice che lo ascoltò per radio.

La tragica storia del Cile non cessò con il sacrificio del Presidente Salvador Allende e dei suoi fedelissimi, ma fu l’inizio di uno spaventoso regime di terrore che durò fino al 1990…

Francesca Rita Bartoletta

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