Quando il merito di una donna non basta mai

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Non è il successo delle donne a creare discussione. È il modo in cui viene letto.

Quando una donna raggiunge un risultato, troppo spesso non ci si ferma al dato evidente: competenza, lavoro, percorso. Si aggiunge una seconda interpretazione, come se ciò che appare non fosse sufficiente a spiegarsi da solo.

Il risultato non viene semplicemente osservato. Viene immediatamente riletto.
Non si tratta di mettere in discussione la legittimità della valutazione o del confronto, ma di distinguere tra l’analisi di un traguardo e letture che ne alterano il significato.

UN MECCANISMO RICORRENTE
Il punto non è quasi mai un attacco esplicito alle capacità.
Raramente si afferma che una donna non sia competente. Al contrario: proprio perché la competenza è evidente, difficilmente viene contestata in modo diretto.

Più spesso si percorre un’altra strada. Si sposta il discorso. Si lascia intendere che la bravura non sia sufficiente a spiegare quanto ottenuto, che vi siano fattori esterni determinanti o che il merito debba essere condiviso con altri.
Così la competenza non viene negata, ma ridimensionata: non appare mai abbastanza da sola.

IL CASO DELLE “GINOCCHIERE”
In questo quadro si inserisce anche il riferimento alle cosiddette “ginocchiere”, al centro del dibattito degli ultimi giorni.

Le interpretazioni sono state diverse. Tuttavia, quel riferimento è inaccettabile in ogni caso perché, qualunque sia la lettura adottata, sposta l’attenzione dal merito a elementi estranei. Se viene inteso come un’allusione sessuale, il risultato viene ricondotto a una presunta disponibilità personale. Se viene letto come una metafora della genuflessione al potere, viene attribuito alla compiacenza.
In entrambi i casi accade la stessa cosa: non si valuta ciò che una persona ha fatto o saputo fare, ma si insinua che quanto ottenuto dipenda da altro.

QUANDO IL RISULTATO NON È SUFFICIENTE
Un sistema equilibrato dovrebbe funzionare in modo semplice: a un risultato dovrebbe corrispondere una competenza riconosciuta.

Quando, invece, ogni traguardo richiede una lettura aggiuntiva, il merito perde forza.
Non viene negato, ma non viene considerato sufficiente.

UNA DINAMICA PIÙ AMPIA
Il punto non è il singolo episodio. Le polemiche passano, le frasi si dimenticano, i protagonisti cambiano. Ciò che dovrebbe far riflettere è il meccanismo che continua a ripresentarsi.

Ogni volta assume forme diverse, ma produce lo stesso effetto: il merito viene accompagnato da un sospetto, il successo da una giustificazione ulteriore, la competenza da un dubbio.

Non si tratta quindi di casi isolati, ma di un sottofondo culturale che riaffiora ciclicamente e rende più difficile riconoscere che una donna possa aver raggiunto un risultato semplicemente grazie alle proprie capacità.

È questo il vero problema: non la singola frase, ma l’idea che continua a sopravvivere dietro di essa.

LA FATICA DEL MERITO
Forse il cambiamento non passa da nuove parole, ma da un gesto più semplice e più difficile: imparare a fermarsi alla prima lettura di un risultato.

Accettare che un traguardo possa essere esattamente ciò che appare — frutto di competenza, impegno e percorso — senza aggiungere livelli interpretativi non necessari.

Questo non significa rinunciare al pensiero critico.
Significa distinguere tra analisi e sospetto.
Tra comprensione e deformazione del significato.

Un contesto davvero maturo non è quello che cerca sempre una spiegazione alternativa, ma quello che sa riconoscere quando una spiegazione non serve.

E il primo segno di questo cambiamento è semplice, ma decisivo: tornare a considerare il merito un fatto, non un’ipotesi.

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Maria Furfaro
Sono Calabrese. Avvocato penalista, Cassazionista, Criminologa, Docente e Coordinatore di Master universitari di I e II livello presso il Consorzio Universitario Humanitas di Roma. Esperta della procedura penale, in particolare dei mezzi di prova, di ricerca della prova e delle tecniche di esame e controesame, ho acquisito e sviluppato, attraverso lo studio, capacità di negoziare e mediare per la risoluzione dei conflitti. Particolare cura e attenzione la dedico alla difesa dei minorenni, alle vittime di reati sessuali, ai reati contro la famiglia e stalking. Sono Mediatore civile professionale, Esperto Negoziatore della crisi d’impresa, ho frequentato un corso perfezionamento all'Università Statale di Milano sulla 231. Presidente dell'Associazione Professional Speakers, organizzazione non lucrativa di utilità sociale dedicata alla formazione e divulgazione scientifica ed accademica. Referente per la Lombardia dell'associazione "La scuola di Atene ". Sono Presidente AMI, Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, Sezione di Milano.

2 COMMENTS

  1. Una donna che difende la sua posizione e il suo essere donna con forza e determinazione, che rivendica i propri traguardi come frutto del proprio impegno costante, solo e solamente quello ! Sembra strano ? Problemi vostri

    • Infatti…ma quando arriveremo a capire che non è questione di uomo, donna, maschio, femmina, gialli, neri, bianchi, … ma solo una questione di serietà, onestà, rispetto, competenza, buona educazione,…?

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