La filosofia del mattino

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Il 25 agosto del 1900, dopo aver passato gli ultimi dieci anni della sua vita nelle tenebre della follia, muore a 56 anni il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

La sua era stata una vita tormentata. Nato nel 1844, era figlio di un pastore protestante morto quando Friedrich aveva solo 4 anni, egli rimase con la madre che non era una donna colta ma lo fece studiare e a 25 anni era già professore universitario a Basilea. In quegli anni frequentò molto Richard Wagner, il musicista, del quale fu molto amico, fino alla rottura del 1876. A 30 anni scoprì di avere la sifilide, malattia a quei tempi incurabile, che lo portò alla morte e che gli rese penosa la vita, segnata da solitudine e sogni irrealizzati.

Di sé aveva detto di essere colui che contraddice <<come mai è stato contraddetto>>. Si scagliò, infatti, contro il positivismo e la sua fiducia nel fatto; contro l’idealismo e lo storicismo per la loro visione della storia; contro le pretese della scienza di giungere alla verità; contro ogni spiritualismo tanto da giungere a proclamare la morte di Dio.

E ancora, troviamo sparse nelle varie opere espressioni con cui si definisce: <<il primo immoralista>>, <<dinamite>>, <<lieto messaggero>>, <<uomo del fato>>, <<primo uomo decente>> e così via.

Si comprende da ciò che Nietzsche non vuole solo distruggere ma anche ricostruire, si sente investito di un compito importante: rifondare nuovi valori che sostituiscano i valori decadenti della società occidentale. Scrisse molte opere che ebbero una meritata fama solo dopo la sua morte.

In una vita travagliata e tragica, ebbe momenti di felicità nel 1882 quando conobbe e si innamorò di Lou Salomé una giovane russa che avrebbe voluto sposare, lei invece gli preferì Paul Rée, amico e discepolo di Nietzsche. Questo lo fece cadere in una sofferta e profonda solitudine in cui concepì la sua opera più conosciuta Così parlo Zarathustra. Nello stesso anno in cui conobbe Lou Salomé, scrisse anche La Gaia scienza, un’opera appartenente ad un periodo della sua filosofia chiamato “illuministico” perché caratterizzato da un interesse per le scienze, non quelle positive, ma per la scienza come esercizio del dubbio, come metodo del sospetto.

In questa fase della vita, Nietzsche attraversa un periodo abbastanza sereno. Abbandonati temi filosofici che non lo interessano più, si sente quasi guarito dal fanatismo degli anni giovanili e si sente più leggero, di buon temperamento, sente <<l’esultanza dell’energia che ritorna>>.

In tutta la sua produzione, Nietzsche sperimenta varie forme di scrittura, egli stesso si definisce un “viandante” che si muove fra trattati, saggi, invettive e soprattutto aforismi. La Gaia scienza è una raccolta di aforismi che richiede, come egli stesso sostiene, una “lettura lenta” poiché dopo averli decifrati, bisogna interpretarli.

La scienza di cui parla nel libro è la scienza come analisi critica, come modo di pensare spregiudicato è libero; ed è <<gaia>> perché non ha la solenne serietà del concetto ma esprime la consapevolezza della propria libertà, del potersi abbandonare all’ebbrezza, alla danza dionisiaca, al gioco.

I temi degli aforismi riguardano la critica alla filosofia metafisica e morale che per il filosofo hanno solo una funzione consolatoria, non crede ad interventi trascendenti ma è convinto che l’uomo si formi attraverso le circostanze della vita e attraverso queste esperienze si crei un sistema di valori. L’uomo, secondo il filosofo, è mosso dall’istinto di conservazione, cerca il piacere e sfugge il dolore, in tutto quello che fa è spinto da un istinto di sopravvivenza.

Protagonista de La gaia scienza è lo spirito libero che è soprattutto uno scettico, uno che dubita di tutto e vuole rendersi conto da sé delle cose. Non hai illusioni, è gaio e audace, ha il coraggio delle proprie azioni di cui sente di essere responsabile.

Gli spiriti liberi sono costruttori di storia come Cristoforo Colombo che ebbe il coraggio di abbandonare il continente per andare per mare, o come Napoleone lanciato alla conquista dell’Europa.

Sono spiriti liberi anche i sofisti e gli uomini del Rinascimento mentre Nietzsche è molto critico nei confronti di Socrate che considera come colui che ha dato inizio alla decadenza. Egli infatti pretese di rinchiudere l’esistenza nei concetti facendo prevalere la ragione sull’istinto e introdusse valori morali convincendo gli uomini bisognosi di rassicurazioni che basti agire bene, il male non colpirà il giusto.

<<Socrate fu un equivoco: tutta quanta la morale del perfezionamento, anche quella cristiana, è stato un equivoco. La più cruda luce diurna, la razionalità ad ogni costo, la vita chiara, prudente, cosciente, senza istinti, in contrasto agli istinti, era essa stessa soltanto una malattia diversa e in nessun modo un ritorno alla “virtù”, alla “salute”, alla “felicità”>>.

Lo spirito libero ama sperimentare ed è proprio dalla capacità di progettare dell’uomo che deriva il suo valore. Lo spirito è libero è un viandante che attraverso una scienza gaia si avvicina ad un grande tema della filosofia nietzschiana: la morte di Dio.

L’aforisma 125 annuncia la morte di Dio che muore perché il mondo moderno è investito da una grave crisi di valori. La morte di Dio ha provocato la fine di quei valori che la parola Dio conteneva e questi sono stati sostituiti dalla fede nel progresso e nella scienza, dalla fiducia in nuove idee, socialismo e razzismo, che appaiono però illusori quanto quelli della morale tradizionale e conducono, inevitabilmente, al nichilismo.

Non mi dilungo su questo tema già trattato, vorrei invece ricordare che ne La gaia scienza si trovano aforismi che si riferiscono a momenti della vita del filosofo come questo ricordo di un’amicizia finita che troviamo nell’aforisma 279: << Eravamo amici e ci siamo diventati estranei. Ma è giusto così e non vogliamo dissimularci e mettere in ombra questo come se dovessimo vergognarcene. Siamo due navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua strada >>.

Chi è l’amico diventato estraneo di cui parla? Forse Richard Wagner con cui fu molto amico negli anni giovanili; l’amicizia si interruppe per motivi mai fino in fondo chiariti e quando Wagner, nel 1882, mise in scena il Parsifal, Nietzsche considerò l’opera il tradimento di valori comuni come la fedeltà alla terra e la tragicità dell’esistenza, e soprattutto un avvicinamento al cristianesimo che il filosofo non approvava.

Con La Gaia scienza si conclude quella che Nietzsche considerò la “filosofia del mattino”, la filosofia cioè che presagisce un grande avvenire, ma giunge l’ora del “grande meriggio” bisogna andare, aspettano nuove avventure, nuovi mari aperti, è il tempo di Zarathustra che indicherà le nuove vie da seguire.

Inquietante, eppure attraente e affascinante è la filosofia di Nietzsche di cui abbiamo bisogno, talvolta, per capire quanta falsità ci sia nella vita di ogni giorno, quanto conformismo e falso perbenismo la abitino, e allora, ben venga <<il colpo di pistola>> o <<il colpire alle spalle>> che il filosofo metaforicamente minaccia, per far uscire dal torpore e dal grigiore tante esistenze.

Da questa filosofia fu attratto anche lo scrittore Thomas Mann che in Saggi. Schopenhauer, Nietzsche, Freud scrive: << Che la filosofia non sia fredda astrazione, ma esperienza, sofferenza, sacrificio per l’umanità, questo è ciò che Nietzsche ha saputo, e di cui ha dato l’esempio. In questa sua conoscenza egli è stato spinto verso le gelide altezze di un errore grottesco ma l’avvenire era veramente il segno del suo amore e alle generazioni future e gli apparirà come a noi, la cui giovinezza gli deve una riconoscenza infinita, una figura di delicata e veneranda tragicità, circondata dal fiammeggiare dei lampi di un mondo che si rinnova>>.

Gabriella Colistra

Clicca sul link qui di seguito per leggere il mio articolo precedente:

Ieri, oggi, domani

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