Gigi Proietti: addio a un artista unico

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Gigi Proietti è morto oggi nel giorno del suo 80 esimo compleanno.

Soffriva da tempo di problemi cardiaci per i quali era stato ricoverato più volte. L’attore sarà ricordato come uno dei volti più amati dal pubblico italiano.

Regista oltre chè attore, autore teatrale, scrittore, doppiatore di grandi star del calibro di Robert De Niro, Al Pacino, Dustin Hoffman e Marlon Brando.

Aveva anche contribuito con la sua voce a rendere celebre l’urlo di Stallone in Rocky 1: “Adriana”.

Nel cinema nel 1968 ottiene il primo ruolo da protagonista grazie a L’urlo di Tinto Brass (film che verrà distribuito nelle sale solo nel 1974 causa censura). Nel 1974 lavora invece per Alberto Lattuada nel film Le farò da padre, dove viene valorizzata la sua vena più drammatica. Il ruolo più celebre rimane quello di Bruno Fioretti detto “Mandrake”, il protagonista di Febbre da cavallo, commedia di culto firmata da Steno.

Descrivere e riassumere in poche parole una carriera poliedrica come quella di Proietti è quasi impossibile, tanti i ruoli e le maschere indossate, shakespeariane o moderne: dal Mandrake di Steno appunto al MAresciallo Rocca per la tv, fino all’ultimo grande personaggio interpretato nel Pinocchio di Garrone. Quel Mangiafuoco temibile di cui il grande attore ha saputo regalare una sua grande versione.

Intento a preservare il mondo del teatro, Proietti amava curare le rassegne teatrali delle Estati romane al Parco. Nel 2003 proprio da una sua idea nasce il teatro scespiriano Silvano Toti Globe Theatre, di cui è direttore e in cui ha diretto uno spettacolo (di Romeo e Giulietta) e, nel 2017, finalmente recitato.

Nella sua autobiografia, intitolata ‘Tutto sommato – Qualcosa mi ricordò, (Rizzoli), si legge che ama parlare e raccontare del passato:

«L’allegria di allora, impastandola a quella di oggi. Ma senza nostalgia, per l’amor d’Iddio. No, semmai con la gioia per un passato che la mente riscrive come vuole, come un sogno ricorrente che, negli anni, abbiamo imparato a controllare».

Scrive ancora: «Raccontare la propria vita non è cosa da tutti. Certo, chiunque può ricordare gli episodi, cercare di storicizzare, fare riflessioni su come passa il tempo e come cambiano le cose. Ma l’odore della povertà misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli che non tornano per cena, l’allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi come li spieghi a chi non c’era? I ‘faccio un goccio d’acquà sui muri ancora freschi di calce, la partita a tressette, la vita in strada, le donne ai davanzali, le chiacchiere dei disoccupati… Tutto questo, come puoi farlo rivivere in chi legge?»

Artista a 360 gradi fu un grande scopritore di talenti tra cui Flavio Insinna, Chiara Noschese, Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano, Massimo Wertmueller.

Ci lascia oggi portando con sè un pezzo di arte italiana insostituibile ma lasciando nel mondo dello spettacolo un ricordo e una eredità incancellabile.

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