La fantasia è un muscolo

249620

Sempre più spesso mi sento in imbarazzo quando in un mezzo pubblico, come ad esempio in treno, “tento” di fare due chiacchiere coi miei vicini di posto.

Mi guardano come per dire “ma questo mò che vuole?” … oppure “che noia questo vuole parlare proprio mentre sono su instragram”…

Silenzi da camposanto, tutti con “gli occhi incollati” agli smartphones.

Di recente sono andato a Milano e al ritorno speravo di avere dei vicini di posto più cordiali, più disponibili a parlare.

Sebbene ero su un Frecciarossa, le tre ore e mezza da Milano a Roma in silenzio, a vedere storie sui social o sfogliare e risfogliare “Freccia Magazine”…un poco mi spaventavano.

Avevo pure dimenticato uno dei miei soliti libri salvavita…quelli che mi porto in treno.

Da Milano a Bologna nulla, volti incollati agli schermi dei telefonini e, per i più organizzati, allo schermo dell’ipad a vedere film.

Poi a Bologna la svolta.

Sale una giovane mamma con due bimbe e dove si siedono?

Vicino a me.

Trio destinazione Firenze (e dopo qualche minuto ho pure pensato “meno maleeee”).

Ragazzine frenetiche, irrequiete, un casotto indescrivibile fra sguardi irritati di passeggeri, mamma che meritava una causa espressa di beatificazione e ginocchio destro mio bersaglio dei tanti calci della ragazzetta seduta di fronte a me.

Ho pensato “qui tocca fare qualcosa altrimenti prima o poi dovrò andare dall’ortopedico”… e poi mi colpivano le lacrime della più grande che ogni tanto diceva alla madre “tu non ti curi molto di me, mi dai sempre torto, mi sgridi in continuazione” …

E così ho iniziato a “fare prima due parole” con la mamma e ad inserirmi ogni tanto nei suoi tentativi di placare le figlie scatenate.

Inutile dire che ho intravisto sguardi di incoraggiamento da parte di molti passeggeri come a dire … dai dai che magari stanno zitte almeno tre minuti tre.

E allora, appena mi sono reso conto di avere conquistato la loro fiducia e attenzione, ecco la proposta: il gioco del mimo e subito dopo quello delle consonanti e delle vocali…roba inventata lì per lì su due piedi.

Devo dire che, forse anche loro annoiate dal viaggio in treno, hanno accettato subito con un fragoroso sìììììì e così ho spiegato loro il primo dei due giochi, il mimo.

E nel silenzio più assoluto, ho inventato di sana pianta le regole.

Una bimba deve guardare me, la seconda bimba deve guardare sua sorella e la mamma la seconda bimba.

Tutte e tre devono guardarsi con attenzione e appena io faccio un gesto, la prima bimba lo deve imitare, la seconda bimba deve imitare quel gesto visto fare dalla sorella e la mamma infine deve imitare il gesto fatto dalla sua seconda figlia.

Perde un punto chi si distrae e interrompe la catena.

In partica siamo andati avanti per una bella mezz’ora con cose banali, tipo grattate di naso, smorfie con la bocca, finti starnuti e sbadigli…

Fra silenzi pieni di suspence in attesa del prossimo gesto, e sorrisi di gratitudine di vari passeggeri, alla fine ha vinto la sorella più grande che, come ovvio guardando me, non ha perso un solo gesto.

E quindi, da vincitrice, lei ha conquistato il diritto di scrivere le frasi per il secondo gioco.

Quattro bigliettini, frasi corte di massimo otto parole.

Ognuno di noi doveva solo pronunciare singole o gruppi di consonati e quello dopo solo gruppi o singole vocali.

Così, per esempio, “stiamo arrivando a Firenze” doveva essere letto in questo modo:

Io : st

la prima sorella : ia

la seconda sorella : m

la mamma : o e poi da capo, io “a”, poi “rr”, poi “i”, poi “v”, poi “a”, poi “nd” e poi “o”… e così via fino a finire tutta la frase.

Chi sbaglia e rallenta o – peggio – ferma il giro, prende un “punto penitenza”.

Siamo andati avanti in questo modo fino a Firenze fra risate e sguardi divertiti di molti viaggiatori che, a naso, avrebbero partecipato volentieri anche loro.

Inutile dire che molti dei presenti hanno chiuso i cellulari e che a Firenze le bimbe divertite mi hanno pure salutato con un bacio.

Io mi sono solo permesso di dire alla mamma che forse sgridare ogni tanto fa pure bene ma sempre non serve.

Meglio diventare l’allenatrice della fantasia delle figlie perché, come tutti i muscoli, più la fantasia viene allenata e più produce belle persone.

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

25 Novembre 2023

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here