Credi davvero che un ippopotamo possa volare?

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Una delle cose più irritanti è avere a che fare con persone che ti colpevolizzano perché non hai badato a loro come loro si aspettavano, non le hai coinvolte in ogni cosa che ritenevano (loro) importante, non sei stato capace di dire le parole giuste al momento giusto e pure col tono di voce giusto.

 E d’improvviso diventi bersaglio di atteggiamenti rabbiosi, critiche per ogni minima scemenza, insulti, maleducazione, e, quando va meglio, toni polemici e a volte sfottò”.

Questo mi ha raccontato stamattina Stefano, un collega in pensione casualmente incontrato al supermercato.

Evito di “svelare” tutti i retroscena ma appare evidente che Stefano non stia vivendo un buon momento, reso forse più pesante dal fatto che ora, essendo in pensione, passa più tempo a casa.

Onestamente non sapevo che dire e mi sono limitato a confortarlo dicendogli che difficilmente mi è capitato di trovare un amico, un conoscente, … che non avesse alcun problema.

Quelli di Stefano però mi hanno colpito di più perché, a parte ciò che gli succede in famiglia, è un po’ un atteggiamento “socialmente diffuso” quello ritenere che “qualcun altro debba pensare a noi” e che se non lo fa proprio come noi ci aspettavamo, non vale nulla e si può, tranquillamente, mandare a quel paese, abbandonare…

Per esempio è successo in Accademia, l’associazione di cui faccio parte.

Alcuni ex soci hanno abbandonato l’Associazione perché ritenevano che la stessa non avesse fatto per loro quello che loro si aspettavano, come e quando loro ritenevano.

Non hanno compreso che in Accademia sono i Soci i protagonisti, le loro iniziative, la loro capacità di organizzare e fare rete!

Succede nel rapporto marito moglie, genitori figli…partiti politici con deputati e senatori che cambiano colore come niente fosse e creano “gruppi parlamentari a iosa”.

Mi sono quindi chiesto qual è l’origine di un tale comportamento: ottusa presunzione (nel senso di mente stretta) egoismo o mancanza (anche involontaria) di rispetto?

Vi siete mai chiesti perché più sei disponibile nei confronti delle persone intorno a te e più queste danno tutto per scontato o, peggio, mostrano scarso interesse nei tuoi confronti?

Perché succede? Forse perché siamo noi per primi a mancarci di rispetto? Forse perché le abbiamo (ingenuamente) convinte/educate che con noi la loro esistenza sarebbe stata solo “rose e fiori”, tutto risolto, tutto bello…per loro nessun problema, nessuna fatica, …

Se mettiamo in atto questo comportamento a mio avviso, mandiamo un chiaro messaggio all’altro, è come se indirettamente gli dicessimo “puoi mancarmi di rispetto, te lo concedo, faccio tutto io e puoi pure criticarmi se non lo faccio bene”.

Quindi se non stabiliamo dei limiti, dei compiti, delle responsabilità, diamo all’altro il permesso di approfittarsi di noi e magari un bel dì sentirci pure dire “se sei diventato così è solo colpa tua!“… da chi è rimasto al balcone a guardare, al massimo, ogni tanto, “dispensando saggi consigli”.

Credo quindi che per essere davvero felici bisogna prima imparare ad amare se stessi.

L’amore per gli altri dovrebbe essere direttamente proporzionale all’amore che abbiamo per noi stessi e, purtroppo, proporzionato anche all’amore che riceviamo dagli altri.

Nessuno merita il proprio amore più di se stesso; è così che si costruisce l’autostima, la forza e la determinazione.  Siamo l’unica persona con cui dovremo irrimediabilmente convivere. Amare se stessi significa, prima di tutto, accettare quello che siamo, con i nostri errori e i nostri successi, i nostri momenti belli e quelli meno belli.

Ma secondo me ancora non basta perché per stabilire una relazione che meriti questo nome, occorre “avere a che fare con persone che vivono allo stesso tuo piano”, seminterrato o attico che sia, concetto inteso in senso generale, sia interiore che manifesto.

Ovviamente questo è un fatto di educazione, nel senso di eredità ricevute “dall’ambiente di provenienza” ed anche come migliore clima relazionale da costruire, per esempio, in famiglia per far crescere al meglio i figli, in azienda per creare team vincenti.

Infatti chi molto aspetta, si aspetti poco:

SE TI ASPETTI CHE UN IPPOPOTAMO

SIA AGILE COME UNA GAZZELLA, 

E MAGARI POSSA PURE VOLARE,

IL PROBLEMA NON È DELL’IPPOPOTAMO.

È TUO!

Ti aspetti che gli altri faranno quello che faresti tu al loro posto? Risolvere tutti i loro piccoli e grandi problemi?

Credi che gli altri percepiscano, sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu in una determinata situazione, circostanza o rapporto?

Sei davvero convinto che la sola cosa possibile sia mantenere equilibri precari che alla fine generano solo vuote facciate senza alcun sentimento che possa “alimentare il tuo cuore”?

Queste aspettative generalmente vengono infrante e producono malintesi, amare delusioni che possono sfociare in tristezza fino a svuotare di gioia ogni prezioso momento della nostra esistenza.

Non ho soluzioni ma di questo sono sicuro:

Abbiamo una cosa in comune, siamo tutti diversi”, ci ricorda Benigni ed è quindi importante trascorrere la propria vita con chi “abita sullo stesso pianerottolo o magari è disponibile a traslocare insieme a te”!

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La fantasia è un muscolo

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