La bugia: prima era epica,

alla fin fine è diventata un bel Canzoniere!

Andrea Del Castagno, Francesco Petrarca,

particolare del Ciclo degli uomini e donne illustri,

affresco, 1450, Galleria degli Uffizi, Firenze

«Ulisse non fa che raccontare balle nell’Odissea e qui siamo solo sul piano dell’epica: mentire, poi, è finito con l’essere persino nobile politicamente. Pensiamo al famoso discorso di Pericle per i morti nel primo anno della guerra del Peloponneso: stupendo a sentire ma, oggettivamente, è una gran menzogna! Quello statista diceva: Noi Ateniesi siamo diversi da tutti gli altri, e fa un lungo elenco di qualità afferenti alla Polis, che rappresenta. Noi siamo tutti uguali, non esistono diseguaglianze: ma per carità! Esistevano gli schiavi, le donne erano escluse, i meteci (che erano quegli stranieri non residenti che, pagando le tasse, mandavano avanti l’economia) non venivano ammessi: una parità se la sarebbero di gran lunga sognata! Per non dire che all’interno c’erano lotte continue tra gli aristocratici e i più democratici: insomma, era un paese in lotta tra persone diseguali, questa è la verità» (Eva Cantarella).

Credo, al di là del pensiero della storica, di fama acclarata, che lo sforzo, nella gestione della pubblica cosa, abbia avuto una buona base ed un’altezza ragguardevole in vista delle future democrazie: l’età periclea è l’exploit di tutte le arti, è innegabile questo! La mia persona pensa e pensa le cose sulle opere ricevute: il confronto con l’attualità mi dà la misura della differenza, che è abissale, oltre che epocale.

Detto questo, purtroppo, devo dire, per spirito documentario, che anche per i nostri progenitori Romani, i Bugiardi per antonomasia restavano i soliti noti, i Greci, ahiloro! «Annamo bene, proprio bene»: avrebbe commentato sora Lella, la sorella di Aldo Fabrizi, di compianta memoria.

Sentite cosa dice degli abitanti dell’Ellade quel brontolone indisponente di Cicerone, nel 59 a. Cr.: «Concedo loro le lettere, ammetto la loro conoscenze di molte arti, non nego la loro grazia nel parlare, l’acume d’ingegno, l’abbondanza di parole: ma il rispetto per le testimonianze e le verità, questa nazione non li ha mai coltivati».

Per inciso questi poveri Elleni riconoscono che c’erano fra di loro bugiardi più bugiardi di tutti.

Sono i cosiddetti “cives” di Creta, secondo Epimenide di Crosso: “cretesi sempre mentitori, bestie malvagie, ventri oziosi”; non dev’essere un caso che era invalsa la consuetudine, già a partire del II secolo prima di Cristo, di ricorrere al verbo “kretizein” per significare “creteggiare”, non “cretineggiare”, o meglio, “fare il cretese”, ossia “dire bugie”.

Facendo un enorme salto pindarico, noi Italiani non ce la passiamo meglio, proprio no! Vediamo l’autore del Canzoniere in pieno Trecento. Pare che Petrarca, venuto a conoscenza della morte di Laura, si sia affrettato ad annotare poche righe sul suo codice virgiliano:

 «Laura, illustre per le sue virtù e lungamente celebrata nelle mie poesie, apparve per la prima volta ai miei occhi al principio della mia adolescenza, l’anno del Signore 1327, il sei di aprile nella Chiesa di Santa Chiara in Avignone, di prima mattina; e nella stessa città, nello stesso mese d’aprile, nella stessa ora prima del giorno sei dell’anno 1348, la luce della sua vita è stata sottratta alla luce del giorno».

È inutile dire che, per una frangia critica, Laura non sarebbe mai nemmeno esistita: un vero e proprio espediente poetico, una Musa senza una vera storia attorno, ma la cosa non sarebbe uno scoop sensazionalistico, si discute da tempo! L’amico Giacomo Colonna, ad esempio, si mostrava scettico sulla reale esistenza della donna («ficta carmina, simulata suspiria»).

Ad ogni modo, ammettendo di non sposare la causa dei negazionisti, non posso non concludere che tanta buona fede il nostro autore non l’abbia avuta, eh sì!

Quel «solo et pensoso i più deserti campi» era anche un po’ ulissiaco, se non un tantino mendace! Morale di tutta questa storia!?

La letteratura ha un potenziale giocato sul condizionale, che è l’unico modo per mettere in sicurezza la vita, giocandosela dialetticamente, anche attraverso ripensamenti, che bene e meglio fanno alle anime e alle menti.

Francesco Polopoli

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Chi è stato il più brutto artista del Medioevo? Di Francesco Polopoli

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