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Nel precedente articolo avevo illustrato brevemente le caratteristiche generali della Critica del Giudizio, nella quale Kant introduce una nuova tipologia di giudizi:

I GIUDIZI RIFLETTENTI

I giudizi riflettenti si dividono in due classi:

1. GIUDIZI TELEOLOGICI (FINALISTICI).

L’uomo con le categorie del suo intelletto ha dato un ordine al mondo naturale; ma questo non gli basta: egli sente l’esigenza interiore di trovare la finalità (in greco “telos”) di questo ordine, il senso ultimo delle relazioni tra le cose.

Ora, questo sentimento soggettivo della finalità ultima della natura sembra trovare un accordo spontaneo con alcuni fenomeni che la natura stessa ci presenta (finalità oggettiva):

  • Negli organismi viventi ciascuna parte del loro corpo, pur non essendone l’organismo stesso cosciente, svolge una certa funzione in ordine alla vita complessiva dell’organismo (la finalità delle parti in relazione al tutto).
  • Se osserviamo i semi di una pianta, non possiamo non essere portati a pensare che questo oggetto, pur ignorandola, abbia una finalità implicita: dal seme si svilupperà la pianta.

La ragione scopre in questi modi un libero accordo con la natura.

2. GIUDIZI ESTETICI.

IL SENTIMENTO DEL BELLO

Di fronte alla natura l’uomo può provare una vasta gamma di sentimenti, di emozioni, legati al piacere che dà la bellezza.

Kant dedica delle lunghe ed acute analisi al tema del bello: esso non è una categoria, ma un sentimento, che provoca uno specifico piacere.

Il sentimento del bello non va confuso con quello del piacevole o del gradevole: quest’ultimo non ottiene il consenso di tutti gli uomini, perché il piacevole è confinato alla sfera del gusto soggettivo (per me può essere piacevole prendere il sole al mare, per altri no; a me può piacere portare i capelli ad una certa lunghezza ed indossare un certo tipo di abiti, per altri no, ecc. ). Invece, quando diciamo che è bello un determinato spettacolo della natura o una determinata opera d’arte, PRETENDIAMO IL CONSENSO DI TUTTI.

Kant confuta radicalmente l’affermazione “è bello ciò che piace”; essa va applicata al sentimento del piacevole; la bellezza è qualcosa di diverso qualitativamente e vale universalmente per tutti gli uomini.

Come nasce allora il sentimento del bello ?

Gli oggetti della natura ci appaiono belli, perché la loro immagine produce un gioco libero tra le nostre facoltà conoscitive: in pura libertà da preoccupazioni scientifiche o morali, intelletto e ragione convergono nel giudicare bello quel determinato oggetto ed il piacere che l’uomo ne trae è puramente disinteressato

Kant afferma due tesi, che diverranno fondamentali per la successiva estetica romantica:

  • La bellezza ha una sua sfera autonoma, distinta dalla scienza e dalla morale
  • Il piacere che è collegato al sentimento del bello è un piacere puro, disinteressato.

IL SENTIMENTO DEL SUBLIME

Accanto al bello, Kant analizza un altro sentimento estetico fondamentale, il sublime. Esso nasce dalla grandissima sproporzione tra l’uomo e l’oggetto naturale osservato.

Egli distingue:

  1. il sublime matematico → nasce dal sentimento dell’enorme sproporzione tra le dimensioni del mondo umano e le dimensioni infinite della natura (la bellezza del mare, che sembra una distesa infinita; della volta celeste con i suoi spazi cosmici, ecc.)
  2. il sublime dinamico → nasce dal sentimento della sproporzione enorme tra le forze dell’uomo e le forze naturali (lo scatenarsi di una tremenda tempesta).

In entrambi i casi l’uomo si sente da un lato schiacciato dalla natura; ma dall’altro si sente infinitamente superiore ad essa, perché in virtù della propria ragione è indipendente dal corso naturale degli eventi.

La grandezza dell’uomo sta nella propria indipendenza morale.

Sapere aude!

Emiliano Cheloni

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