Verso fine ottocento su iniziativa del Sindaco Pianciani furono installate le prime fontanelle pubbliche romane.

Erano dei cilindri in ghisa alti poco più di un metro con tre cannelle che facevano sgorgare l’acqua corrente.

Molto belle e particolari, utili al popolo per dissetarsi.

I romani le chiamano Nasone e sono davvero tante e diffuse nella Capitale con oltre 2.000 esemplari installati in tante piazze e vie della città.

Di solito il Nasone è in ghisa, ma alcuni modelli sono in pietra e/o marmo (travertino).

Ne esistono anche di rare come quella a tre cannelle a forma di drago risalente al 1872 in via della Cordonata, nelle vicinanze di Via Nazionale.

L’acqua potabile, che erogano costantemente al fine di mantenere pulite le tubature, è la stessa distribuita da ACEA nelle case dei romani da ormai più di 100 anni.

Nel centro storico della Capitale sono installati oltre 200 Nasoni e circa una novantina tra fontane e fontanelle artistiche.

Tra le più note la Barcaccia a Piazza di Spagna e la fontanina incassata nel muro in Via della Fontanella di Borghese.

ACEA cura da sempre questo prezioso patrimonio storico e sociale conosciuto in tutto il Mondo anche se, a volte, gli stessi romani e sempre più spesso i turisti (come successe circa 5 anni fa quando “tifosi” olandesi devastarono Roma e rovinarono la nota fontana di Piazza di Spagna) non hanno la stessa cura e lo stesso rispetto.

Ricordo:

L’Olanda non pagò nulla per i danni terribili alla Barcaccia e nemmeno si scusò per l’inciviltà dei “suoi tifosi”.

Fra le tante “fontanelle a nasone”, a Roma troviamo anche alcuni rari «progenitori» risalenti a subito dopo l’Unità d’Italia. Ne restano solo tre: uno in piazza del Pantheon, un altro in via delle Tre Cannelle e l’ultimo in via di San Teodoro.

Antonella Ariosto

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