Chi è il padre della lingua italiana?
Si chiama Durante Alighieri, detto Dante.

Fu dunque il nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, ed era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito, in quell’abito che era alla sua maturità convenevole.
Il suo volto fu lungo e il suo naso aquilino e gli occhi grossi anzichè piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.
Nei costumi domestici e pubblici mirabilmente fu ordinato e composto, e in tutti più che altro cortese e civile. Nel cibo e nel bere fu modestissimo, sí in prenderlo all’ore ordinate e sí in non trapassare il segno della necessità. Rade volte, se non domandato, parlava, e quelle pesatamente e con voce conveniente alla materia di che diceva“.

È così che lo descrive Giovanni Boccaccio nel “Trattatello in laude di Dante“.

Dante era un uomo come tanti, con le sue passioni, i suoi amori, le sue idee politiche.
Ma un giorno nella sua vita accadde un misterioso avvenimento.

Era la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo della settimana di Pasqua, precisamente la notte tra il 7 e l’8 Aprile dell’anno 1300, quando l’esistenza di Dante fu sconvolta.

Senza sapere per quale motivo, si ritrovò in una foresta buia e intricata.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa ardua
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!

Inizia così il grande capolavoro di Dante Alighieri, la Divina Commedia, il suo straordinario viaggio per riportare l’ordine nel mondo sconvolto.

Dante si era smarrito in una selva buia perchè si era allontanato dalla via della rettitudine.

Ma, uscito da questo luogo dopo una notte di angoscia, la salita di un colle illuminato dal sole che lo conduce alla salvezza, gli è impedita da tre fiere, che lo ricacciano indietro nella selva.

È l’Umanità tutta che è caduta nel peccato originale ed è diventata serva dei sensi.

L’uomo non ce la fa da solo a salire “il calle“, non può ottenere la salvezza.

C’è bisogno di una redenzione soprannaturale.

Non basta la ragione, c’è bisogno della fede.

Non basta l’amore, c’è bisogno della grazia.

In soccorso a Dante giunge il poeta Virgilio, che lui aveva tanto amato e che lui considerava l’adorato maestro, “lo duca“.

Il poeta di Mantova rappresenta la ragione dell’uomo che conduce alla salvezza, mentre la passione porta al peccato.

Virgilio è affettuoso, come lo è una figura paterna: è pronto a comprendere le debolezze, le paure di Dante, ma anche ad ammonirlo quando occorre.

Virgilio è la sua guida nel processo di purificazione dalle scorie terrene, sino a che Dante avrà riconquistato l’innocenza primitiva.

Ma per giungere alla visione, non basta più la ragione umana, occorre una guida più alta, Beatrice, che rappresenta la verità rivelata.

Prima di trovare la via della salvezza bisogna percorrere il regno della dannazione, del male, del dominio della carne, della morte dell’anima abbandonata alle sue forze naturali, passioni, desideri, istinti non governati da ragione o intelletto.

Ma è nel “regno del pentimento e della purificazione“, dove ancora vive la memoria e l’istinto del male, che ci si libera, pentiti, dal peccato.

Ricondotto allo stato d’innocenza, Dante vede il Paradiso terrestre e Beatrice.

Beatrice, la donna amata da Dante, fin dalla prima volta che la vide in chiesa durante una celebrazione eucaristica.

Beatrice, donna angelicata, la creatura spirituale…

Beatrice, ragione sublimata a fede, amore sublimato a grazia.

Da una nuvola di fiori apparve una figura femminile, vestita di rosso, coperta di un manto verde col capo circondato da un velo bianco sostenuto da una ghirlanda di ulivo…

Con la sua guida il poeta fiorentino sale in Paradiso…

L’anima è in uno stato di beatitudine, in grado di contemplare Dio, sommo bene.

Il Paradiso è il luogo dello spirito che ha trovato la luce, che si è liberato dal fardello del peccato, che si è purificato, è il regno della pace dove “Amore conduce lo spirito al supremo intelletto e il supremo intelletto è insieme atto“.

È l’anima a compiere questo viaggio durante il suo cammino per ottenere la redenzione.

E ciascuno di noi vive nel proprio cuore il suo Inferno, il suo Purgatorio, il suo Paradiso.

Piera Messinese

Articolo precedente“A tu per tu con…” l’Anima di questa Italia
Articolo successivoIl mio incontro con Dante
Piera Messinese
Sono nata il 13 Novembre del 1966 a Lamezia Terme, in Calabria, ove risiedo. Sono sposata ed ho una figlia. Se dovessi scegliere un attributo che possa caratterizzarmi, questo sarebbe “eclettica”. Sono “governata da uno spirito fortemente versatile” che mi dà energia, per cui mi sento letteralmente assetata di nuovi stimoli. Sono innamorata della scrittura da sempre e la mia formazione classica ha contribuito a mantenere vivo in me tale sentimento. Grazie alla passione per i classici latini e greci in primis ed in seguito agli studi universitari in Medicina e Chirurgia, ho potuto rendere creativa la mia elasticità mentale. Ma “illo tempore fu il Sommo” a rubarmi il cuore e così “Galeotta fu la Divina". Amo, quindi, leggere e scrivere e ritengo che ciò sia fondamentale per la crescita di ogni individuo. Flaubert diceva: _”Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”… Sono Socia Fondatrice di “Accademia Edizioni ed Eventi”, Associazione culturale con sede a Roma che si occupa di cultura e di promuovere il talento. Scrivo su SCREPmagazine, rivista dell'Associazione, su cui curo varie rubriche.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui