Il lavoro…in vacanza!

200542

Metti un giorno di fine luglio, amici che parlano di argomenti oziosi per contrastare la noia e il solleone e ti senti chiedere cosa preferisci di mattina, appena ti svegli, ti piace sentire qualche rumore o preferisci il silenzio.

Preferisco sentire leggeri rumori, il rumore attutito della saracinesca dell’ufficio sotto casa che si alza, il camion che passa a raccogliere la spazzatura, il lontano fruscio della macchinetta che taglia le erbe infestanti, le poche macchine di chi va al lavoro, un cancelletto che si chiude, il cinguettio dei passerotti che amano la ringhiera del mio balcone ed altro.

Tutto è attutito dalla distanza ma il percepirli vuol dire che un’altra giornata inizia e che ogni cosa è al suo posto. Una certezza che in questo piccolo mondo amato è un microcosmo di sicurezza e serenità.

Pensavo ancora a ciò, percorrendo il viale vicino casa. Ero in macchina e un gruppo di giovani tagliava l’erba ai lati della strada, altri la raccoglievano in grandi sacchi, un lavoro faticoso anche se alleggerito da macchinette elettriche, un lavoro utile che rende la strada più bella e ordinata.

Ci sono tanti lavori che, pur nella loro semplicità, sono utili alla collettività e richiedono diverse competenze a vari livelli. A volte mi sono chiesta perché coloro che percepiscono il tanto discusso reddito di cittadinanza non vengano impiegati in lavori utili alla collettività, questo metterebbe a tacere ogni polemica.

Se ognuno svolgesse il lavoro che deve fare, e lo facesse bene, ogni cosa andrebbe meglio, ognuno si sentirebbe più degno di appartenere ad una comunità di cui vuole il bene, perché anch’egli ne fa parte.

Il discorso sul lavoro ci porterebbe molto lontano perché ai miei sogni ed ideali corrisponde una realtà composita e complessa, soprattutto oggi.

Si può dire che il lavoro cominci con l’uomo e venga subito considerato sia essenza dell’essere uomo che mezzo per procurarsi da vivere. Si uniscono quindi un elemento positivo che è la realizzazione di sé ed uno negativo che fa pensare alla fatica. In questa ambivalenza si muove il mondo del lavoro costituito soprattutto di lavoro nei campi.

È nell’Ottocento, con la nascita delle prime macchine e dell’industria che il mondo del lavoro cambia e diventa così importante per il valore che produce e che interessa l’economia, per la riflessione filosofica che porta una visione diversa del mondo e della vita.

Il lavoro nelle fabbriche conobbe inizialmente limiti e problemi, un radicale cambiamento si ebbe con l’introduzione della catena di montaggio di H. Ford, all’inizio del Novecento, proseguito con il modo ottimale (one best way) di F. Taylor che prevedeva la parcellizzazione del lavoro. Tutto ciò per aumentare la produttività servendosi di operai privi di specializzazione.

Oggi, le attività non sono più organizzate come una volta e i lavori si sono molto più parcellizzati e trasformati tanto che si parla di “economia informale” un’economia cioè caratterizzata da arretratezza, sfruttamento e creatività. Da queste caratteristiche scaturisce un’economia che produce ricchezza ma senza quelle regole che consentirebbero una migliore organizzazione del lavoro; dominano, infatti, lavoro nero e lavoro sommerso che non godono né di riconoscimenti né di tutele giuridiche o sindacali.

Scompare anche la grande fabbrica e viene favorita un’impresa leggera, agile che basandosi sulle tecnologie informatiche controlli il lavoro dato in appalto, anche i lavoratori sono sempre più specializzati, non come gli operai generici delle fabbriche del passato.

Divagazioni, in un momento in cui tutto appare più difficile e meno chiaro. Siamo in campagna elettorale e mentre alcuni pensano a chi devono invitare perché faccia parte dello schieramento, altri pensano già a definire i ministeri per mettere le mani avanti e non dare risposte a legittime domande che si levano da più parti.

Nessuno che parli al mondo del lavoro, eppure la nostra Costituzione gli dà un valore importante, proprio nell’art. 1 è considerato fondamento della Repubblica italiana, e poi, tanta legislazione sul lavoro si è prodotta negli anni, altro segno dell’importanza del tema.

Anche altre importanti tematiche vengono taciute, forse perché il programma che ognuno dovrebbe presentare è subordinato agli incarichi che devono essere distribuiti.

Proprio oggi, primo agosto, entriamo nel mese più vacanziero e spensierato (!) dell’anno, non si ha voglia di pensare al lavoro. La vacanza è vacanza, ognuno ha diritto ad un tempo vuoto in cui le ansie e le preoccupazioni quotidiane vengono messe da parte. Non è tempo di pensare che verrà un autunno che si prospetta alquanto difficile, spero solo che ci sia un governo in grado di percepire tali difficoltà e di essere capace di affrontarle nel modo migliore.

Gabriella Colistra

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