Il ristoro di Perla e il cane Bartolo (Parte 3a)

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…Gessica è in preda alla disperazione, vorrebbe scappare, lo implora di lascarla andare, ma l’uomo la invita ad accompagnarlo a fare un sopralluogo per accertare la morte di una vecchia signora, che si è appena tolta la vita.

Un po’ indecisa, accetta, a condizione che dopo sia lasciata libera.

Eccoli finalmente sopraggiungere a destinazione…C’è tantissima confusione, vi è gente ovunque.

Tra la folla Gessica segue l’uomo che si appresta a fare le verifiche, affiancato da un collega.

La donna deceduta si trova al 3° piano di un appartamento molto lussuoso. E’ adagiata sul letto, con gli occhi ancora sbarrati.  Accanto a lei è accucciato il suo amico cane, anch’esso privo di vita.

Che scena straziante!

La gente bisbiglia e, di tanto in tanto, qualcuno esprime un senso di stupore, di dispiacere o di dolore.

Innanzi a quella scena terrificante Gessica rimane esterrefatta!

L’uomo la osserva e dentro di sé spera ad un miracolo.

Sul comodino, accanto al letto, è adagiato un diario che la vecchia signora ha voluto lasciare, per raccontare la sua storia e il motivo per cui ha deciso di suicidarsi.

Toni, il medico dell’ambulanza, invita Gessica a leggere le pagine di quel diario…

La donna, che in un primo momento è titubante, acconsente, incuriosita…

  • “Mi chiamo Perla, ho compiuto 78 anni a Novembre.
    Sono una donna benestante, la mia casa è molto bella ed accogliente, ma soffro tantissimo la solitudine.
    Sono vedova da sette anni, ho una figlia, Teodora, che è sempre vissuta con me, da quando è venuta al mondo.

Cinque anni fa decise di trasferirsi in America per appagare il suo sogno di convolare a nozze con Nathan, un ricco industriale americano dal quale ha avuto un figlio, Kevin, il mio adorabile nipotino che da poco ha compiuto  tre anni.
Si, ho un nipotino bellissimo che conosco dalle foto e non ho mai avuto il piacere di stringere fra le mie braccia.
Purtroppo, da un anno, non ricevo più loro notizie e non saprei, nemmeno,  come contattarli.

Sono molto in ansia, ho chiesto alle autorità competenti di mettermi in contatto con loro, ma ancora non ho ricevuto alcun riscontro.

A volte ho anche immaginato che fossero morti in un incidente, ma ho sempre cercato di scacciare questo brutto pensiero dalla mia mente.

Trascorro le mie giornate a guardare la tv, soprattutto le soap opere americane, e qualche volta faccio lunghe passeggiate in Piazza Bernini che si concludono con un buon caffè, nel Bar della piazza, godendomi il passeggio della gente che entra ed esce dal locale, sperando che qualcheduno/a si soffermi a farmi compagnia per scambiare quattro chiacchiere.

Ma ahimè, vi sono momenti in cui mi sento un’appestata…Non comprendo perché la gente mi evita!

Accadde in un meriggio d’estate che, trovandomi in un parco, mi vidi affiancare da un cane di piccola statura che m’inseguiva ovunque andassi.

Inizialmente non vi feci caso, ma quel piccolo cucciolotto, solo e indifeso, sembrava affamato.

Così mi sedetti ai bordi di un muricciolo e gli diedi un tozzo di pane.

Improvvisamente il cane mi saltò addosso accovacciandosi sulle mie gambe, in cerca di calore e di protezione.

Mi fece talmente tanta tenerezza che anziché farlo scendere, mi venne spontaneo cominciare ad accarezzarlo.

Poco dopo cominciai a proseguire la strada del ritorno.

Il cane mi seguì per tutto il tragitto fino a ritrovarmelo sull’uscio di casa.

Non fui in grado di cacciarlo via…così, lo feci entrare.

Da subito fu esso a decidere dove accucciarsi, scegliendo il suo angolino preferito…

Un vecchio divano messo all’angolo del salone, ormai dimenticato da anzitempo.

Era un cane adorabile…Lo chiamai “Bartolo”.

Ci facevamo compagnia a vicenda e, grazie ad esso, cominciai a riempire le mie giornate prendendomi cura di lui.

Purtroppo aveva un difetto…Abbaiava quando sentiva il passo di un estraneo e non sopportava i bambini.

Ho sempre pensato che fosse scappato perché maltrattato da qualche bimbo che giocasse con lui, in modo pesante.

Purtroppo i vicini si lamentavano e non lo tolleravano, fino al giorno, in cui, riuscì a depistare un ladro.

Per un periodo sembrava andasse tutto bene, ma un pomeriggio, malauguratamente, diede un morso ad un bimbo che lo aveva molestato.

Da quel momento, i vicini cominciarono ad essergli nuovamente ostile e mi fecero pervenire una lettera anonima, in cui mi avvisavano che avrebbero provveduto ad allontanarlo dallo stabile…

C O N T I N U A…

Grazia Bologna

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