Édouard Manet (parte quarta)

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Édouard Manet (parte quarta)

“Il pifferaio”

Olio su tela 160 x98 cm

Museo d’Orsay di Parigi.

Tornato da un viaggio in Spagna nel 1865 e aver ammirato i dipinti di Velasquez, Manet decise di dipingere questo quadro.

Uno dei quadri di Velasquez “Pablo” (nella foto) lo colpì a tal punto che così confidò all’amico pittore Fantin-Latour: “È la più sorprendente opera pittorica che sia mai stata fatta… Lo sfondo scompare nell’aria che circonda questo buffone di corte, interamente vestito di nero e dall’aspetto gioviale”.

Di ritorno a Parigi quindi, Manet studiò il modo di imitare Velasquez con un soggetto diverso e contemporaneo.

Scelse, alla fine, un semplice ed anonimo bambino di una banda militare raffigurandolo come il grande comico spagnolo.

“Il pifferaio” fu poi completato un anno dopo, nel 1866.

“IL PIFFERAIO”

“Il pifferaio” di Manet è un soldato bambino di 10 anni.

Indossa la divisa dei suonatori di banda militare ed è posto al centro della tela.

Non ha riferimenti all’ambiente che lo circonda perché lo spazio e privo di profondità e steso in modo quasi uniforme.

Ha gli occhi profondi e le orecchie a sventola velate da un diffuso rossore.

I colori sono misti: le scarpe sono bianche mentre il giubbotto e metà scarpe sono nere.

Nel rosso della fascia prevalgono sfumature scure, come anche nel piffero e nel giallo del cappello.

Per lo più la figura è piatta, con poco chiaroscuro, mentre è evidente invece il contrasto netto tra i colori rosso, bianco, blu, giallo e nero.

Il pittore vuole dare un senso di movimento, con le dita che sembrano muoversi per comporre note e la faccia con le guance gonfie che sembrano soffiare.

La luce frontale e al centro permettono al ragazzo di evidenziarsi rispetto a tutto il resto del quadro

Si distingue a malapena il confine tra il piano orizzontale del pavimento e quello verticale dello sfondo.

Anche se i colori delle vesti del protagonista sono molto accesi l’opera esprime un senso di calma e quiete, ed è quasi malinconico.

CONCLUDENDO:

Edouard Manet era considerato il capofila degli impressionisti, ma anche il ribelle contro il gusto predominante.

Il quadro presentato al Salon non era piaciuto alla giuria e quindi rifiutato per la troppa “asprezza realistica” con cui era stato realizzato.

Era forse un soggetto troppo scabroso e attuale perché venisse esposto al pubblico: un bambino soldato in prima linea e probabilmente un trovatello, perché solo loro erano inseriti nell’esercito in giovane età.

Il rifiuto dell’esposizione di quest’opera fece si che lo scrittore Émile Zola scrisse un articolo dove difendeva a spada tratta lo stile di Manet.

Ciò gli permise successivamente, grazie all’articolo di Zola, di ottenere popolarità e di qualificarsi come uno degli artisti più influenti e coraggiosi del suo tempo.

Bruno Vergani

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