… e Buon San Valentino

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È nato il Governo Draghi: 23 ministri, 15 politici e 8 tecnici.

Questa la lista dei 23 ministri, 15 uomini e 8 donne: Di Maio (Esteri), Lamorgese (Interno), Cartabia (Giustizia), Lorenzo Guerini (Difesa), Franco (Economia), Giorgetti (Sviluppo Economico), Patuanelli (Politiche Agricole), Cingolani (Ambiente e Transizione Ecologica), Giovannini (Infrastrutture), Bianchi (Istruzione), Messa (Università), Franceschini (Cultura), Speranza (Salute), Gelmini (Autonomie), Colao (Innovazione), Andrea Orlando (Lavoro), Carfagna (Sud e Coesione), Brunetta (Pubblica Amministrazione), D’Incà (Rapporti con il Parlamento), Dadone (Politiche Giovanili), Bonetti (Pari Opportunità e Famiglia), Stefani (Disabilità), Garavaglia (Turismo).

Le donne sono un terzo. Nei Ministeri “chiave” più tecnici che politici, contentino a Grillo circa la seppur necessaria “transizione ecologica”, contentino a Berlusconi per averne il sostegno anche se non si capisce come mai Brunetta, non tanto per le sue idee e il suo passato quanto più per il suo modo di fare.

Lo stesso Draghi ha infatti invitato tutti i Ministri a “dosare” le dichiarazioni, i tweet, i post,… dato che caratterialmente ama più fare che parlare e lo stesso Draghi ha poi accettato nel Governo Brunetta che non solo parla tanto ma spesso lo fa in modo – diciamo – “creativo”…

E poi a “governare quella macchina amministrativa” che sarà il vero motore della spesa nei prossimi mesi?

Altra osservazione: poche le donne! Ma io direi basta con questo vittimismo che peraltro è il vero segnale di una presunta inferiorità sentita più dalle stesse donne che dalla maggioranza del mondo maschile. Che siano uomini o donne, tutti uomini o tutte donne, metà e metà… la cosa importante è che siano persone serie, oneste, preparate e in grado di servire lo Stato.

Ma passiamo al programma.

Sono quattro a mio avviso le priorità:

  1. completare la campagna vaccinale per vincere la pandemia,
  2. offrire risposte possibili ai problemi dei cittadini sia vecchi che nuovi perché generati dalla pandemia,
  3. ristrutturare l’unità del nostro Paese offrendo – in primis il Governo – una nuova immagine che dia fiducia,
  4. rilanciare il Paese con slancio e unità.

Obiettivi che saranno possibili solo attraverso un serio dialogo con i partiti e le forze sociali per un responsabile coinvolgimento di tutte le energie positive.

E ci sono anche le scadenze a breve da fronteggiare come quella di domani lunedì 15 febbraio quando scadrà il blocco agli spostamenti tra Regioni gialle e all’orizzonte i grandi temi da dirimere come l’immigrazione, la riforma pensionistica…ecc… in una maggioranza composta da Pd e Lega, e ancora equità e gettito fiscale, Pubblica Amministrazione e Giustizia.

Il tema fiscale non è più assolutamente procrastinabile: il Fisco italiano deve essere finalmente basato su Progressività, Equità, lotta all’evasione e meno tasse, magari “in zone davvero franche” (le mai realizzate ZES – Zone Economiche Speciali) allocate proprio in quel Sud che tutti dicono di voler rilanciare ma poi…

Per quanto riguarda le pensioni – a mio avviso – non basterà il semplice rafforzamento degli strumenti di flessibilità in uscita e del sistema della previdenza complementare, se si continuerà a perseguire una linea favorevole all’allungamento della vita lavorativa.

Occorre una riforma che confermi una nuova Quota 100, anche per evitare l’effetto scalone al termine della vecchia Quota 100, perchè il nostro Paese ha urgente bisogno di immettere energie nuove nel mondo del lavoro abbassando nel contempo la disoccupazione giovanile e la fuga dei cervelli.

Anche la riforma della Giustizia civile entra come prioritaria nell’agenda Draghi: non a caso gli investimenti per velocizzare la macchina sono tra i punti essenziali anche del Recovery Fund.

Ma forse la priorità fra le priorità è quella di «implementare» l’attuale piano vaccinale perché diventi realmente ed immediatamente «efficace». Soltanto raggiunto un livello alto di vaccinazione della popolazione, infatti, si potrà tornare ad una significativa fase espansiva e pianificare una seria ed “ecosostenibile” ripresa economica.

Vaccinare partendo dagli insegnanti, dal personale scolastico e dagli studenti iniziando da subito anche con l’aumento dell’uso dei tamponi rapidi tra gli studenti.

Per accelerare il piano vaccinale, a mio avviso, occorre “prima di subito” rivedere i contratti con le ditte produttrici (chi li ha fatti onestamente ha combinato notevoli sciocchezze), imponendo l’abolizione dei brevetti per cause umanitarie e la libera produzione di vaccini seppure su concessione, mentre sul piano interno occorre lavorare sulla logistica e sulla organizzazione per la loro somministrazione più rapida possibile.

In questo modo si potrà anche pensare ad estendere l’anno scolastico a fine luglio o con turni pomeridiani tutto l’anno (ricordo che proposta analoga l’aveva fatta il Ministro Lucia Azzolina ed era stata molto criticata).

In relazione al fatto che per motivi vari, di scuola vera se ne è fatta davvero poca, il Governo dovrà comunque rimodulare il calendario scolastico per recuperare i numerosi giorni persi.

Inoltre sarà necessario lavorare celermente  affinché a settembre tutte le cattedre siano assegnate e i docenti siano in classe dal primo giorno del nuovo anno scolastico, per evitare le molte migliaia di cattedre vacanti come lo scorso anno, alla ripresa dopo l’estate.

Mi sentirei di suggerire, anche in relazione alla consistente mole di denaro che sostiene il PNRR, di creare una “linea giovani” ad hoc per facilitare la “creazione di nuove imprese giovanili ecosostenibili” riducendo al minimo l’iter burocratico per l’accesso ai fondi…un poco come succedeva con la vecchia, gloriosa “Legge 44” per l’imprenditorialità giovanile.

Già l’ambiente.

L’ambiente deve ed io spero abbia un ruolo importante nel programma di Governo, al di là degli artifici “ingegneristico-ministeriali”.

La stessa Unione Europea si aspetta che il Recovery Plan italiano contenga una visione sostenibile e praticabile della ripresa post COVID, che tradotto significa investimenti utili alla crescita sì, ma con un occhio alle zone più depresse e bisognose di mezzi (Sud), strumenti e pedagogia di massa per una nuova “epoca realmente verde”.

Per questo, al di là delle priorità attuali, la sfida per il nuovo rinascimento italiana e non solo, rimane qui da noi ed ovunque “la chiave di interpretazione ecosostenibile” del futuro, visione strategica che – forse – avrebbe anche limitato l’impatto del Covid stranamente più virulento in aree “non particolarmente salubri” e sui loro abitanti…e ci sarà un motivo o no???

Saggezza, realismo, pragmatismo… che drago!

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