C’era una volta l’acquaiola

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Non sa immaginare Maria. Non sa pensare al futuro come a un’entità autonoma, diversa dal presente, a uno spazio vuoto che può essere riempito di sogni, speranze e desideri. Per lei il tempo più lontano è l’alba del giorno successivo, le speranze e i desideri spaziano nell’ambito angusto della sopravvivenza: che l’asino, ormai vecchio, resti in buona salute, che il freddo domani non sia così intenso da spaccare le mani, che riesca a trovare un lavoro da sbrigare, uno qualunque, non importa quanto faticoso, per poter sfamare se stessa e il padre malato“.
(Carla Maria Russo)

Ho tanti libri nuovi da leggere e tanti letti ultimamente,e quasi tutti ricevuti in dono.

Uno di questi è “L’acquaiola“, di Carla Maria Russo, una scrittrice che leggo molto volentieri, i suoi romanzi  sono quelli che conservo.

Quasi tutti i suoi libri hanno come protagoniste donne, in questo la protagonista è Maria, che vive agli inizi del Novecento in un piccolo paese tra l’Abruzzo e il Molise.

Maria ha quindici anni e ha gli occhi azzurri come il cielo.

È ultima di quattro sorelle, ed è nata quando i genitori erano avanti con l’età e non credevano di poter avere altri figli. Vive nella casa di famiglia ,insieme al padre malato, costretto a letto.

E la sua vita quotidiana è fatta di gesti uguali, si alza prima dell’alba, pulisce casa, coltiva i terreni che sono dietro casa per poi andare, col suo vecchio asino in piazza.

Qui Maria aspetta che le venga offerto un lavoro,giornaliero.

Non ha paura di lavorare Maria, lavora più di un uomo e accetta qualsiasi lavoro purché onesto.

La sera è talmente stanca che spesso, toccato il letto, Maria crolla nel sonno senza riuscire a finire le preghiere serali.

Maria è soltanto un’adolescente, ma si comporta con responsabilità ,è già una piccola donna. E’ consapevole dei suoi obblighi, ha uno spiccato senso del dovere e capisce subito che se vuole sopravvivere deve lavorare come gli uomini e cavarsela da sola.

Il suo carattere è forte,come una roccia, lei è paragonabile ad esse.Tutto questo fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese,con il compito di recarsi più volte al giorno alla fonte che si trova a tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua.

A don Francesco, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall’infanzia una natura ribelle. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecciano in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo intense.

Maria è una donna forte, temeraria per l’epoca in cui è ambientato il libro.

Non mostra nessuna ansia di sposarsi, è altera, gli uomini provano ammirazione ma temono di non riuscire a dominare una donna tanto indipendente, nonostante la sua bellezza.

Quello che maggiormente colpisce nella storia narrata nel libro è la solidarietà dei compaesani, che attuano uno scambiarsi di favori e di aiuti, gli uni verso gli altri.

E quando Maria si trova a dover affrontare il momento più brutto della sua vita, il cognato la violenterà una sera mentre lei stava rientrando a casa, le si stringono tutti intorno come una grande e vera famiglia, cacciando via dal paese Isidoro che sarà costretto ad andare alla Merica, cioè in America.

I compaesani ricambiano così la gentilezza e la disponibilità che lei ha sempre dato a chiunque.

Maria e Luigi sono accomunati da un profondo bisogno d’amore. La loro sincera amicizia rimarrà salda e i loro destini incrociati. Intorno a loro, troviamo una umanità umile, legata alla terra e alle sue antiche tradizioni, ormai abituata, assuefatta ,a una vita di miseria, sopportata con fatalistica rassegnazione.

Il libro racconta, attraverso la figura di Maria, le condizioni di vita di tante donne, le quali, soprattutto nel Sud d’Italia, non hanno avuto la possibilità di esaudire i loro desideri.

La scrittrice cerca di dare una voce a tutte quelle figure femminili come Maria che non hanno saputo pensare ad un futuro diverso.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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