Roberto Vecchioni a Lamezia Terme

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Nella suggestiva cornice del Chiostro si è tenuta ieri a Lamezia Terme la presentazione del libro:” tra Il silenzio e il tuono “ di  Roberto Vecchioni.

“Sogna, ragazzo, sogna Quando sale il vento nelle vie del cuore Quando un uomo vive per le sue parole o non vive più Sogna, ragazzo sogna Non lasciarlo solo contro questo mondo Non lasciarlo andare sogna fino in fondo, fallo pure tu “…

Così è iniziato il nostro viaggio in compagnia del Professor Vecchioni, parole tratte da Sogna ragazzo sogna, citate da un emozionato sindaco della città, Paolo Mascaro.

Ed è con queste parole che, una platea ricolma di incroci generazionali, tra cui alunni dei Licei di Lamezia e molti curiosi, hanno potuto ascoltare, non solo la presentazione di un libro, anche una profonda analisi di Letteratura, Storia e Filosofia tenuta dal prof Roberto Vecchioni con qualche pungente osservazione destrutturante la vecchia e nuova generazione.

E di dialogo tra vecchio e nuovo si parla anche nel suo libro, “Tra il Silenzio e il Tuono, che altro non è che l’ io narrante dell’ autore che si cimenta nella scrittura di lettere di un nonno ad un nipote.

Non è un romanzo epistolare dirà Vecchioni, è una narrazione di se stessi tramite quel nipote, che è una proiezione di sé nel futuro, in un’altra generazione. Un nonno che scrive a Schopenhauer, e a qualche altro filosofo, tra malattia e lutti.

Un nonno che ci insegna a perdere,a trascorrere il tempo della nostra vita a mani vuote… perché tra una presa e l’ altra c’è il nulla. Quella perdita che segna i nostri vuoti quotidiani, una malattia, la perdita di un genitore, una perdita amorosa.

Ed in questo dialogo, mediato da Stefania Mancuso, Vecchioni, parla non solo del libro, ma di Sofocle, di catarsi, di bellezza, di passato, di storia, non manca una puntualizzazione all’ intelligenza artificiale, parafrasando Chomsky, che dice essere un tentativo mondiale di scopiazzatura, e non manca di fare un appunto alle nuove generazioni cosi vive.

Un linguaggio generazionale diverso dal nostro, svelto, dinamico, onnicomprensivo, nuovo. Il Professore coglie la necessità di parlare delle parole, il potere di quest’ ultime di abbracciare, scontrarsi, avvolgere, amare, quasi in un erotica impercettibile del logos.

La parola è potere, è durezza, la parola è bassa, è solida, può pungere, e può abbracciare.

E se la tragedia Greca ha la funzione catartica, oggi le nuove tecnologie ci danno spunti di una comunicazione veloce, schematica, fluida, probabilmente incomprensibile per quei nonni che non riescono a stare al passo delle nuove generazioni.

Vecchioni rivolge, cogliendo lo spunto dell’ intervistatrice e della Dottoressa Simona Bruni, un plauso ai giovani, svincolando dalla politica e narrando le gesta di una comunità di ragazzi nell’ Emilia Romagna, che ha voglia di credere alla potenza delle idee e di lottare per quelle idee.

È un Professore che dà linfa alla gioventù e riceve dalla gioventù linfa vitale, così come fu a Sanremo con Alfa ed un duetto emozionante.
Sofocle, Schopenhauer, Chomsky, la catarsi, i tiranni e le maschere Greche rianimano la nostra magna Graecia, sicuramente da Lucidare, venerare e ricordare.

Dopo aver elogiato la Calabria e la sua antica storia, invitando tutti a visitare il museo archeologico proprio nel Chiostro, l’ incontro si chiude con un firmacopie che ha il sapore della gratitudine e della riconoscenza soprattutto dei giovani al professor Vecchioni.

Simona Bagnato

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