Yuleisy Cruz Lezcano

l’amore per il prossimo, la poesia e la libertà 

Yuleisy Cruz Lezcano nasce a Cuba nel 1973, nel 1992 obbedisce al cuore e si trasferisce in Italia.

Nel bolognese trova il suo habitat affettivo e artistico dedicandosi all’arte della poesia, del  racconto, della pittura, della scultura e della fotografia.

Oggi vive a Marzabotto, comune salito alla ribalta della storia per  la strage del 29 settembre 1944, furono trucidate 1.830 persone, tragica tappa finale della «marcia della morte» iniziata in Versilia ad opera del maggiore delle SS Walter Reder,  nonché uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale. Laureata in Scienze Biologiche con laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetricia presso l’Università di Bologna.

Yuleisy Cruz Lezcano  ha partecipato a vari concorsi aggiudicandosi numerosi riconoscimenti, come per citarne qualcuno: Prima classificata nella sezione stranieri al Premio Internazionale di arte, poesia e prosa di Caserta “La Catena della Pace”, Seconda classificata al Premio Letterario Internazionale “Ut pictura poesis” Città di Firenze 3° edizione, Quarta classificata al Concorso Letterario Internazionale di Montefiore Conca 9° edizione (Rimini), Terza classificata al premio letterario nazionale “La Rondine” XIX edizione.

Non poche le sue pubblicazioni: Pensieri trasognati per un sogno, Fra distruzione e rinascita: la vita, Diario di una ipocrita, Vita su un ponte di legno, Cuori Attorno a una favola, Tracce di semi sonori con i colori della vita, Sensi da sfogliareDue amanti no, Piccoli fermioni d’amore e Credibili incertezze.

Fiore: James David  Vance scrive nel suo famoso libro Hillbilly Elegy, che noi italiani conosciamo con il titolo Elegia americana : ”Le persone di successo non intasano il mercato di curriculum, sperando che qualcuno conceda loro un colloquio. Puntano sulle relazioni, cercano di mettersi in contatto con le persone giuste che gli forniscono informazioni preziose. Cercano di far parte di un network”.

Lezcano: E Vance ha assolutamente ragione. Il curriculum è un piedistallo, è superbia, è arroganza.

Il mio mondo, invece, non è mai stato, è sempre divenuto, è una continua invenzione di  nuove vie per condividere chi sono con gli altri.

Ho scelto sin da subito di offrirmi come persona per esserci per l’altro e ho imparato una professione sanitaria: sono diventata infermiera per convogliare le mie energie verso il processo di cura e guarigione e migliorare la qualità della vita delle persone, aiutarle a convivere con la malattia e, ove è possibile, incentivare le risorse residue per promuovere la loro autonomia.

Questa mia scelta si è intrecciata con la mia natura.

Sono stata sempre sensibile ai bisogni delle altre persone, sento dentro di me una forte empatia verso il prossimo.

La vita poi ci indirizza e se impariamo ad ascoltare anche l’altro possiamo ben comprendere la nostra natura, la nostra mission e come dare un senso alla vita stessa.

Fiore: Questa risposta disegna egregiamente la sua anima e mette a nudo la sua essenza. Le chiedo scusa, prosegua pure il suo racconto…

Lezcano: Sono sempre stata molto curiosa e la mia curiosità nel confronto di nuovi mondi, di nuovi e inesplorati network mi ha portato nel lontano 1992, da Cuba in Italia.

Avevo 18 anni ma volevo comprendere la vostra cultura, volevo studiare, imparare nuove cose.

Così mi iscrivo alla Croce Rossa di Bologna e completo un primo ciclo di studio per diventare infermiera.

Nel frattempo mi sposo, mi costruisco una famiglia, che è la parte più importante della mia vita, soprattutto i miei due figli, perché l’amore poi… è un capitolo a parte.

Qualche anno dopo mi iscrivo al Corso di Scienze Biologiche e divento biologa perché sono stata sempre interessata alla vita, sia come manifestazione fisica, sia come manifestazione spirituale.

Fiore: Durante il percorso delle Scienze Biologiche ha assistito a qualche autopsia? Se sì, reazioni?

Lezcano: Sì, presso l’Ospedale Bellaria di Bologna.

Prima di allora immaginavo l’uomo, ormai deceduto, una persona ormai astratta. Finché non l’ho toccato con mano, in profondità.

I polmoni sono come un terreno pieno di neve fresca, e le nostre mani quando li toccano, ricordano ancora gli ultimi respiri.

Gli ultimi respiri intrappolati dai polmoni fanno il rumore dei passi sulla neve fresca…

L’uomo, perfino quando abbandona il corpo, racchiude in sé immagini eloquenti di quello che è stato.

C’è in effetti in tutti noi un pieno e un vuoto, una traccia di luce e ombra, una sottile rimanenza di respiro dopo i respiri, perché non si può cancellare completamente l’universo che abbiamo respirato in vita.

Fiore: Un’esperienza che alimenta la tue irrequietezze?   

Lezcano: Credo proprio che tu mi conosca bene…

La mia natura irrequieta mi porta infatti a sperimentare sempre nuovi campi.

Incomincio da auto-didatta a lavorare la creta a mani libere, poi a dipingere con i colori acrilici, ad olio, a scrivere racconti.

Nel contempo mi riscrivo all’Università e conseguo la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetricia.

Un quid mi bolle dentro, avverto di avere qualcosa da dire e la grande spinta per comprendere cosa arriva da un episodio nel quale quasi perdo la vita…

Fiore: Cioè?

Lezcano: Mentre quasi affogo nel fiume Reno, quattro mani italiane, le mani di Giuseppina e Giuseppe, marito e moglie, mi soccorrono e mi restituiscono ancor di più all’amore per il prossimo e per la vita, abbattendo tutte le scorie dei vari pregiudizi verso lo straniero e infondendo tantissima fiducia verso me stessa per avere una vita piena e colma di avventure e sgombra da qualsiasi pregiudizio.

Fiore: Mi parli delle sue avventure?

Lezcano: La mia più grande avventura incomincia col vivere in modo poetico: fotografo farfalle, passeggio e mi perdo nel contemplare qualsiasi cosa, quando incontro le persone cerco di decifrare la loro fisionomia e di dare una collocazione emozionale a ogni loro racconto.

A un certo punto senza comprendere e senza un’apparente ragione, mi  ritrovo a scrivere versi, a pubblicarli nel web, a partecipare a premi letterari… e a conoscere e imparare il mondo dei poeti e della poesia.

Fiore: Giuseppina e Giuseppe,  le tue leve verso una maggiore creatività?

Lezcano: Già, anche perché nulla succede per caso.

D’allora ho conosciuto persone che mi hanno aiutata, mi hanno voluto e mi vogliono bene e soprattutto ho avuto occasioni per vivere emozioni tristi e belle, che sono servite da strumento per sfilare i chiodi con le parole, liberarmi mentre le scrivevo.

Così la mia scrittura sceglie il suo corpo e esce camminando su gambe atletiche dalle mie pagine.

Il mio tentativo poetico si allunga… oltre alle emozioni voglio stupire, desidero individuare nuovi accostamenti, nuovi percorsi, nuove semplicità, nuove sensibilità.

Fiore: Intanto continua il suo cammino…

Lezcano: Oggi non mi sento più quella che ero. Devo dire che la mia vita è cambiata tanto.

Tante cose sono finite e tante altre incominciate, ma io non mi sono mai fermata, ho continuato a camminare con le mie parole, inseguendo quel doppio binario della realtà e della fantasia.

Devo dire che la fantasia sviluppa fantasia e, una volta che si avvia questo processo, è come trovarsi su una macchina senza freni meccanici e non…

Devo un po’ di benzina, ho un debito con tanti autori del passato: a Cuba divoravo i libri di José Lezama Lima, di Severo Sarduy, di Nicolas Guillén, di Alejo Carpentier.

Mi sono avvicinata allo studio del loro linguaggio, cercando di comprendere il loro stile neo-barocco e le loro riflessioni.

Do sempre un significato simbolico a tutto quello che leggo, esalto nel mio immaginario il mito, gli elementi popolari, così da avvicinarmi a una letteratura che ricerca continuamente il proprio linguaggio.

Non ostento un francobollo cubano nel mio modo di scrivere, ma sono ancora alla ricerca di un prodotto emergente, che trovi una collocazione al significante, un delirio, una modulazione artistica in cui mi ci possa riconoscere ed essere riconoscibile dagli altri.

Per me la scrittura è un gioco certe volte… faccio dei verbi un esercizio, degli aggettivi una prova per dare una versione diversa della realtà, senza perdere di vista il linguaggio come oggetto culturale.

Fiore: Per lei quindi il linguaggio è assoggettato alla volontà trasformante che si trasforma?

Lezcano: Sì, e che può essere validato da una ricerca estetica, che manipola l’espressione e non deve mai perdere la sua funzione semiotica profondamente idiosincrasica e originale, che decifra i codici per elevare la scrittura a un gradino più alto.

A questo gradino non si sale per caso, ma dopo tante letture, dopo tanto studio e ricerca personale.

Spesso scrivo direttamente in natura, con pochi indumenti addosso, spesso nuda…

Mi piace pensare di essere un tramite, di potere mantenere viva la freschezza dei fiori appena nati e trasferirla dal corpo dei fiori al mio corpo, poi successivamente al foglio, al lettore.

Vorrei immaginare che ogni parte della natura mi ingloba e rimane in me immutata, così da concedermi la grazia di poterne parlare, in un modo diverso, più intimo. Spesso, sento nuovi venti che sbocciano fra i miei versi, cerco di creare in ogni fine e in ogni inizio dei versi una poesia nella poesia.

Fiore: Funziona sempre?

Lezcano:   A dirle il vero non sempre.

Non è facile creare una continuità poetica fra una fine e un nuovo inizio.

In questo tentativo mi sono ispirata molto a Walt Whitman, un poeta che amo, e al quale spesso è riuscita questa impresa.

Comunque, un linguaggio per restare vivo deve svestirsi e vestirsi continuamente, deve avere il tempo per una gestazione più spirituale e poter installare nella mente  nuovi pensieri che facciano maturare i frutti che nutrono un’avventura possibile, una scrittura che aggancia, che favorisce l’incontro del segno, del simbolo con l’intenzione.

Fiore: La parola, quindi, le serve per distillare quello che desidera dire, per veicolare il suo sentito, i suoi valori, le sue idee, le vicende della persona comune e genuina…

Lezcano: … E cerco di ampliare i miei racconti, di centrare la mia scrittura nel momento storico dello sviluppo dell’evento, di localizzarla, di contestualizzarla, trascinando la realtà e usando simboli eminentemente variabili, fluidi, che attingono dalla natura.

Confesso che, a volte, la descrizione della realtà adoperata nelle mie poesie, se le leggo dopo un po’ di tempo, mi stupisce e spesso mi chiedo se quelle parole siano state scritte da me.

Questo mi succede anche con i libri che ho scritto, una volta partoriti non li sento miei.

È come se le pene accettate, le mie ribellioni e le mie sconfitte evolvano insieme ai miei versi, fino a farmi sentire, dopo che escono, in un insolito senso di straniamento.

Questo senso di straniamento mi porta a immaginare che i 15 libri che ho scritto, erano nell’aria, che quelle parole non mi appartengano, che io ho solo tradotto in simboli le voci che mi parlavano.

Ecco che le parole quando forgiano le rumorose voci del vento, hanno bisogno dell’orecchio teso del poeta per essere ascoltate e trascritte.

Fiore: Cos’è la vita per lei?

Lezcano: Credo che la vita possa essere considerata apprendistato: così  considero la mia.

Imparo dai sogni, ma anche dagli incubi, faccio progetti con i miei desideri, e invento traguardi per non arrivare mai.

Quando ho scritto il mio primo libro di racconti “Frammenti di sole e nebbia sull’Appennino” stavo scrivendo la tesi della mia seconda laurea…

Fra il lavoro e i figli avevo poco tempo, ma scrivere questo libro in parallelo alla tesi, mi ha aiutata a rilassarmi, a sognare e a viaggiare attraverso personaggi, che non erano “me” ma che attingevano dalle mie emozioni per svuotarmi e lasciarmi in uno stato di quiete.

Fiore: Poesia come terapia per superare le difficoltà della vita?

Lezcano: La poesia mi permette di dare corda all’immaginazione, amo creare relazione fra aspetti apparentemente diversi, uso spesso i simboli e le analogie, così da condensare la realtà usando un codice immaginario, e rappresentare gli archetipi radicati nell’essere umano.

Credo nella capacità dei simboli di costruire ponti per unire l’invisibile e il visibile, in modo di sondare la sacralità del cosmo.

Penso che comprendere profondamente il linguaggio del simbolismo, il significato intrinseco di immagini, forme e colori e avvicinare la realtà che ci circonda, sia il modo di penetrare il mistero per conoscere la magia della vita oltre il tempo e la contingenza, dove l’uomo e la natura sono compartecipi, compagni indissolubilmente legati.

Fiore: Intuisco che la sua poesia ha un rapporto molto contiguo con la natura…

Lezcano: La mia poesia attinge frasi dalla natura perché la natura è vita e la vita è l’essenza più intima e autentica della natura.

Per me la realtà si mescola con la spiritualità ed è per questo che le parole sono spesso simboli, chiavi per aprire le porte della conoscenza, per trasmettere un messaggio che permea l’esistenza di nuovi modi di osservarla.

La natura è sempre stata per me un modo per descrivere il corpo, una scorciatoia elegante per parlare di sessualità e di erotismo.

Attraverso la natura, nel mio libro “Due amanti noi”, canto al corpo, che diviene seducente e sedotto, succoso tulipano che libera i termini da ogni residuo di volgarità.

Uso il simbolismo per esaltare il corpo, e portare la fisicità verso uno scambio osmotico con la spontaneità della natura.

Il corpo è un pezzo di natura ed è un mezzo per godere di quelle emozioni che passano attraverso i sensi.

In molte delle mie poesie i sensi sono fondamentali, sia quando si parla di innocenza sia quando si parla di esperienza.

Devo dire che ho sempre dato, anche nella vita, grande importanza ai sensi, al sentire, al provare e al pensare quello che si prova.

Credo che i sentimenti pensati assumano un grado più profondo di interiorità.

Ecco perché sono abituata a vivere tre volte gli stessi sentimenti: a fior di pelle, nel pensiero e nella poesia.

La poesia per me è una stanza dove si aspira alla liberazione. E come in un conflitto, le emozioni, dentro un metro quadrato, si liberano nella mente con energia.
Fare poesia per me significa trovare il confine privo di oggetti e pieno di anima. Correre con l’immaginazione utilizzando pensieri di parole è come andare senza nessun ostacolo lungo il cammino per incontrarmi.

Ecco perché credo che la mia poetica sia intimistica, anche quando parlo di bambini: quando mi riferisco all’infanzia anch’ io mi sento piccola.

A proposito di innocenza, le do una primizia: ho finito un nuovo libro che parla proprio dell’innocenza del mondo, della mia infanzia a Cuba e che trae ispirazione da molteplici libri che ho letto di Tonino Guerra.

Fiore: Titolo?

“L’infanzia dell’erba”, è inedito ma ha già avuto i favori della critica in numerosi premi letterari.

Mi auguro che possa essere a breve nelle mani dei lettori e apprezzato anche da loro.

Fiore: E io mi auguro che tu possa pubblicarlo con la nostra Casa Editrice  “Accademia Edizioni Ed Eventi”…

Lezcano: Chissà…

…a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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