“a tu per tu con…” Sabrina Morelli e il suo “Un attimo di vita”

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Il mio “a tu per tu con…” di oggi è con la scrittrice Sabrina Morelli che dovrei presentare brevemente per non togliere spazio al suo racconto…

Ma come faccio?

Non è possibile introdurla con poche parole e rinchiuderla in concise definizioni soprattutto dopo la magia del nostro incontro all’ombra del Colosseo per ripararci dalla pioggia romana di questi giorni.

Ecco quindi la mia decisione di lasciare che siano le sue parole a raccontarsi e a parlare di lei, per far sì che non venga meno il senso profetico e futuro della sua poesia e l’emozione del suo vissuto; sarà il suo racconto, anche se interrotto da mie brevissime domande o riflessioni, a tratteggiarla e a presentarla al vasto pubblico di ScrepMagazine.

Fiore – A te il testimone, cara Sabrina…

Morelli – Sono nata a Roma dove vivo. Ho frequentato e conseguito studi classici e giuridici, anche se non ho mai esercitato la professione forense.

Al contrario sono sempre stata appassionata d’informatica… ma ciò che mi piace più di ogni altra cosa è scrivere. Sono madre di due splendidi ragazzi e purtroppo vedova dal settembre del 2020.

Dopo la morte di mio padre e la malattia di mio marito ho iniziato a scrivere poesie, pensieri, riflessioni e sono sempre stata accompagnata dall’amore per la letteratura e la filosofia in generale, specialmente verso autori e filosofi come Saffo, Platone, Baudelaire, Alda Merini e Anais Nin.

Nel 2019 esordisco con i miei componimenti poetici e le mie riflessioni sulla mia pagina Facebook.

Invitata da diversi gruppi poetici che mi hanno conferito vari premi letterari, sempre nel 2019 Antonello Di Carlo, mio mentore e amico, mi nomina amministratrice del gruppo “L’isola della poesia” e coordinatrice della nuova antologia tradotta in inglese intitolata “That word called love”.

Il mio cammino procede con altri e nuovi progetti antologico-letterari di portata internazionale come Pages in the world.  

Attualmente sono conduttrice radiofonica su Radio Studio 107 Milano e scrivo su ASI Spettacolo e Alessandria Today. 

Fiore – E tra uno scritto e un altro, tra una conduzione radiofonica e un’altra?

Morelli – Continuo a combattere con le malattie dei miei familiari. Ad oggi sono dieci anni esatti. Ho perso mio padre, come ti dicevo prima, ho perso mio marito, mio suocero a causa del cancro, sto combattendo contro l’ictus di mia suocera e il tumore di mia madre. 

Fiore – Eppure…

Morelli – Eppure non mi arrendo contro il destino, non inveisco contro la sorte e non smetterò mai di lottare.

Ho visto la morte e  la malattia attraverso gli occhi  e i volti dei miei familiari che non ci sono più, ma ho visto soprattutto occhi di bimbi che avrebbero voluto più tempo, ho sentito il dolore di mamme che avrebbero voluto un miracolo e, in tutto questo, ho sentito un urlo nell’anima che, come un’esortazione morale, mi ha spronato a ricominciare, a sperare e a perseverare ancora… 

Fiore – E a scrivere…

Morelli – …a scrivere per dire di non abbandonare mai chi vi ama e che il vostro volto e il vostro abbraccio sia il loro ultimo ricordo di questa vita. I miei versi vogliono essere un raggio di sole per chi soffre e per le loro famiglie, che vivono in silenzio situazioni simili alla mia e per i malati di cancro e alle loro famiglie che devono sopportare in silenzio una quotidianità distorta.

Fiore – Quale pensi debba essere il linguaggio più idoneo alla comunicazione con una persona che ha il cancro?

Morelli –  Penso che il linguaggio più idoneo sia quello dell’anima, nella mia Silloge non ho utilizzato tecniche e versi complessi, ho voluto scrivere con il cuore e il cuore non ha regole.

Fiore – Sempre più persone malate di cancro raccontano il loro viaggio che, unito all’evoluzione dei trattamenti e al miglioramento della prognosi, ha contribuito all’evoluzione della rappresentazione sociale di questa malattia e all’arricchimento del linguaggio attorno al cancro. Il tuo parere, da persona che ha vissuto momenti terribili accanto ai suoi familiari…

Morelli – La mia esperienza personale mi ha segnata, la forza che alberga in noi emerge quando meno te lo aspetti, per questo socialmente e umanamente è importante condividere le esperienze, vivere con i malati di cancro è una lotta contro il tempo e la rivincita finale, quella speranza in una guarigione è il miracolo che tutti cercano, diffondere il coraggio è fondamentale.

Fiore – Secondo una ricerca dell’Istituto Piepoli, ma non solo, “il cancro resta una malattia che al momento della diagnosi risulta sconvolgente in termini fisici e psicologici sia per il malato che per il suo nucleo familiare e in genere per l’habitat sociale di cui fa parte. In buona parte ciò deriva dai pregiudizi che ruotano attorno a quello che viene definito (proprio perché il nome stesso crea timori o quanto meno imbarazzo) il “brutto male” o ancora peggio il “male incurabile”. Eppure è importante che le corrette informazioni sulla malattia, sulle possibilità di cura e sulle forme di assistenza circolino sempre di più. Perché il cancro è una malattia che si combatte meglio se se ne conosce la natura, se si è consapevoli dei propri diritti, se si può contare sull’aiuto degli altri.”

Da questa riflessione è nata la spinta a scrivere e a pubblicare la tua Silloge?

Morelli – Assolutamente   sì,   la   vicinanza   della   persona   cara   è   importante,   la   presenza, l’assistenza sono la sola linea di luce che annulla il buio del male con luminosità di un abbraccio, di un sorriso, di una parola.

Amiamo chi ci ama sempre nel bene e nel male fino alla fine ed oltre.

Fiore – Perché si preferisce la parola “tumore” alla parola “cancro”?

Morelli – La malattia fa paura comunque la si chiami, forse tumore è meno imponente, più accettabile per il mio giudizio personale, ovviamente.

Fiore – Quando i mass-media parlano del cancro utilizzando l’espressione “male incurabile” o “brutto male”, quale effetto producono su di te?

Morelli – L’effetto è sempre devastante per tutti, però credere nella sconfitta dello stesso è l’unica arma possibile e nella mia Silloge “Un attimo di vita” ho voluto dare questo messaggio, mai arrendersi, mai far sentire il malato, malato, ma regalare quell’equilibrio di vita tra apparente serenità e forza dei sentimenti.

Fiore – La parola cancro fa paura a tutti. Come hai reagito alla diagnosi dei tuoi familiari?

Morelli – Ho pianto, ho dato pugni sui muri, ho urlato, poi ho capito, si deve accettare e si deve lottare sempre fino alla fine.

Fiore – I medici che hanno seguito i tuoi familiari  quanto sono stati d’aiuto anche da un punto di vista morale e psicologico?

Morelli – Tanto, sia nelle cure che nell’assistenza, non basta però, perché chi ha il cancro vuole sopravvivere a tutti i costi e vuole sentirselo dire ogni giorno e solo le persone care possono farlo, mai far cadere in depressione un malato di tumore, mai fargli mancare quel senso di eternità.

Fiore – E ora scendiamo nell’approfondimento della tua Silloge dedicata alla sofferenza dei malati di cancro, perché la condivisione del dolore è un sostegno in più a chi non crede ci sia un altro domani. Racconta…

Morelli – Condividere il dolore è importante, non tutti sappiamo come agire o come resistere alle urla, al dolore delle persone che amiamo, io sono riuscita con la forza, il coraggio e la perseveranza, condividere ciò credo possa essere una marcia in più per chi ha sofferto o soffre come me.

Fiore – Da tutto questo il titolo “Un attimo di vita”…

Morelli – Il titolo è quello della poesia di apertura della Silloge, “un attimo di vita” crea quella riflessione in cui l’eternità viene sostituita dalla certezza che l’esistenza è davvero un attimo che vola via, ma è anche vero che in ogni attimo di vita c’è l’eternità di ogni ricordo.

Fiore – L’idea del tramonto con le due mani che si cercano è tua?

Mi ricorda tanto la frase di Robert Browning “Il mio sole tramonta per rinascere.”

Morelli – Sì, mi è sembrato consona al titolo della Silloge, due mani che si cercano in un tramonto che attende sempre un’alba in più, un istante in più con la persona che ami.

Fiore – Dalla lettura della tua Silloge si percepisce in te una grande energia, una grande forza, quasi un’impazienza di imbracciare le armi contro quel nemico e con la poesia neutralizzarlo passo dopo passo. Ho interpretato bene?

Morelli – Hai interpretato benissimo, si vince solo se si combatte e, se non si riesce a sconfiggere questo male, non bisogna lasciare nulla di intentato, solo così puoi  superare tutto anche la morte, anche il dolore.

Fiore – Quindi i tuoi versi sono un raggio di sole per l’ammalato e i suoi familiari?

Morelli – I miei versi, le mie riflessioni sono una condivisione, comunicare quello che ho provato e come l’ho affrontato e come sono riuscita a fare mio ogni momento più terribile e devastante. Forse una speranza in più o forse solo una dedica da regalare a chi non ha più parole per esprimere quello che prova, a chi soffre e vuole solo amore e un sorriso in tutta quella sofferenza.

Fiore – Quanto lo scrivere ti ha permesso di vivere la malattia dei tuoi senza farti prendere dallo sconforto?

Morelli – Tanto… scrivere è stato il mio pronto soccorso dell’anima, la mia isola in mezzo ad un oceano di dolore.

Riuscire a raccontare ciò che provi è importante, mai tenere tutto quel rammarico rinchiuso nel cuore, non serve a nulla e non ti permette di andare avanti e vivere dei bellissimi ricordi.

Fiore – Chi ti ha spinto a candidarti alla prima edizione del Premio Strega Poesia 2023 sino a essere una delle 135 candidate?

Morelli – Devo ringraziare Lara Di Carlo della casa Editrice Pan di Lettere che mi ha iscritta al concorso ed ha creduto in questo mio desiderio di dedicare un libro ai malati di cancro ed ai loro familiari e ringrazio il mio mentore, lo scrittore e ed editore Antonello Di Carlo per avermi spinta a raccogliere tutte queste poesie e riflessioni in una Silloge.

Fiore – Assolutamente encomiabile la tua scelta di donare il 70% del ricavato delle vendita del libro al Bambino Gesù di Roma per la realizzazione del Centro Cure Palliative Pediatriche dell’Ospedale Bambino Gesù che sorgerà a Palidoro, come altrettanto lodevole la decisione della Fondazione Onlus Ospedale Bambino Gesù per le cure pediatriche di assecondare la tua volontà…

Morelli – Di questo devo ringraziare tutti i medici che coordinano questo   meraviglioso progetto umanitario al quale io sono felice di partecipare, e soprattutto il Dott. Michele Salata, la dott.ssa Silvia Crotali e l’attore e doppiatore nonché speaker radiofonico Claudio Germano’ che mi ha messo in contatto con lo staff del progetto.

Fiore – Dalla lettura della tua silloge si evince e traspare tanta introspezione, tanta consapevolezza, tanta capacità di dare spazio alle tue emozioni, ai tuoi sentimenti, tanta voglia di dialogo con te stessa, con chi avevi intorno e tanta voglia di vivere le passate emozioni  e trasmetterle a chi soffre per meglio affrontare la vita…

Morelli – Ho scritto ciò che ho vissuto, ho dedicato ogni parola ai miei cari che non ci sono più, ma anche a quelli che sono sopravvissuti e voglio donare ogni mio sentimento a chi mi leggerà.

Fiore – Altra profonda nota che scaturisce dai tuoi versi è il grande senso di umanità di cui siamo capaci, l’amore che sappiamo dare, le cose belle che sappiamo fare nonostante il dolore che imperversa nelle corsie ospedaliere e l’aridità sempre più dilagante…

Morelli – Il dolore ti cambia, cerchi di amare di più, di essere qualcosa di più, il rimpianto è non   aver  mai  dato  abbastanza  ed  io   ho   dato   tutto   non  solo   ai mie   cari  ma soprattutto ai bambini che andavo a visitare, quando potevo, nei reparti leggendo favole o giocando con loro.

Fiore – Il tuo è un messaggio trasmesso ai familiari dei malati di cancro e in memoria di tutte le sue vittime con una sensibilità portentosa, con una poesia che somiglia al garrito e insieme al volo di un gabbiano che sfiora e sfida le onde ed è un sostegno in più a chi non crede ci sia un altro domani.

Morelli – Grazie per la bellissima similitudine, la mia poesia è il verso del mio cuore, del mio dolore passato, del mio amore regalato e la speranza che tutto ciò che si dona rimane per sempre.

Fiore – Le tue poesie sono nonostante tutto un inno alla vita, un illuminarsi d’immenso attraverso un ritrovato rapporto con la vita sia pure per un attimo, un continuo ricercarsi sino all’ultimo respiro…

Vorresti offrire ai nostri lettori, da oggi anche i tuoi alcuni tuoi versi?

Morelli –  Grazie per questa domanda, sicuramente la mia Silloge è rivolta al coraggio ed alla speranza, i versi a me più cari sono contenuti nelle sinossi del libro che cito:

Lucciole spente si ergono dai miei sospiri,

lacrime lucide discendono tra la mente

ed echi di stanchi respiri.

Ridi   tristezza   in   questa   vetusta   emozione,  

divieni   quella   triste   allegria  

che congiunge gli alterchi

tra speranza e vana illusione.

Fiore – Grazie, carissima Sabrina, per il tempo dedicatomi e per questa magia che mi hai fatto assaporare sotto la pioggia di questo pazzo aprile romano…

Morelli – Grazie a te Vincenzo, lusingata della tua intervista e spero davvero che questa Silloge possa essere qualcosa in più di un semplice libro…

Vincenzo Fiore

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” il pianista Claudio Stea

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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